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Creato Domenica, 03 Gennaio 2021

apiLe Georgiche: le api, di Rino Ermini

“Protinus aereii mellis caelestia dona/ exsequar: hanc etiam, Maecenas, aspice partem./ Admiranda tibi levium spectacula rerum/ magnanimosque duces totiusque ordine gentis/ mores et studia et popolus et proelia dicam.” Libro IV, vv. 1-5

“Proseguendo, dirò del dono celeste dell’aereo miele./ Volgi lo sguardo, Mecenate, anche su questa parte./ Ti canterò mirabili spettacoli di modeste cose,/ e i magnanimi capi, e, per ordine, l’indole/ e le attitudini di tutta una gente, e i popoli e le battaglie.”

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Creato Sabato, 12 Dicembre 2020

Capre domestiche al pascoloLe Georgiche: pecore e capre, di Rino Ermini (n°238)

 “Nunc, veneranda Pales, magno nunc ore sonandum. / ... stabulis edico in mollibus herbam / carpere ovis, dum mox frondosa reducitur aestas, / et multa duram stipula felicumque maniplis” 

Libro III, vv. 294-297

“Ora, o veneranda Pale, si deve cantare con voce solenne. / ... prescrivo che le pecore bruchino fieno  / in comode stalle, finché non torni presto la frondosa estate / e che si copra sotto di loro la dura terra di molta paglia”.

Nel nostro podere avevamo, fino alla metà degli anni ’60 del secolo scorso, un piccolo gregge di meno di dieci pecore e due capre. A quell’epoca ormai eravamo rimasti i soli ad averle, ma fino a non molti anni prima quasi ogni contadino le aveva.

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Creato Martedì, 10 Novembre 2020

Dipinto di epoca romanaLe Georgiche: elogio della vacca da lavoro, di Rino Ermini  (n°237)

Ci addentriamo nel Libro III. Vacche e cavalli sono i protagonisti di circa la metà del canto. Molti i riferimenti mitologici, d’altronde Virgilio era un poeta, non un contadino. Sono difficili sia la sintesi sia la scelta di alcuni passi che possano esserci d’aiuto nel nostro discorso. Proponiamo intanto l’inizio, con l’immediata invocazione a Pale, “antichissima divinità italica dei pascoli e delle greggi” e un accenno struggente a  Mantova e al  Mincio. Quindi, per entrare nel merito, la descrizione di una mucca. 

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Creato Domenica, 11 Ottobre 2020

Le  Georgiche: vivaio, innesto, potature della vite, salici, di Rino Ermini (n°236)

vite“At siquos autoulla virus vigilantia fugit,/ ante loculum similem exquirunt, ubi prima paretur/ arboribus sege et quo mox digesta feratur,/ mutata ignorent subito ne semina matrem”. 

(Libro II, versi 266-268)

Coloro che esercitano un’assidua attenzione, cercano un luogo/ dove preparare il primo germoglio alle viti,/ simile a quello dove ben presto il trapiantino/ così che i virgulti non si avvedano dell’improvviso mutamento della madre ”.

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Creato Giovedì, 23 Luglio 2020

 UvaLe  Georgiche: scasso e impianto della vigna, di Rino Ermini (n°235)

“Hactenus arvorum cultus et sidera caeli; / nunc te, Bacche, canam nec non silvestria tecum / virgulta et prolem tarde crescentis olivae. / Huc, pater o Lenaee (tuis hic omnia plena / muneribus, tibi pampineo gravidus autumno / floret ager, spumat plenis vindemia labris), / huc, pater o Lenaee, veni nudataque musto / tingue novo mecum direptis crura coturnis”. 

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Creato Domenica, 07 Giugno 2020

polentaLe Georgiche: il granturco, di Rino Ermini (n°234)

Al tempo di Virgilio mancava ancora qualcosa come 1500 anni all’arrivo del granturco in Europa perciò è ovvio che nelle Georgiche di questa pianta non c’è menzione. Siccome tuttavia essa aveva un certo suo peso nel nostro podere del Valdarno e nella relativa rotazione delle colture, non si può non parlarne.

Si seminava, in aprile, in quei campi  dove nell’ottobre di due anni prima era stato seminato il grano e nel settembre precedente lo strame, cioè un misto di segale, avena e lupini, da mietere freschi per le bestie dal tardo autunno alla primavera.

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Creato Venerdì, 01 Maggio 2020

piantagioneLe Georgiche: il grano, di Rino Ermini (n°233)

“At rubicunda Ceres medio succiditur aestu, / et medio tostas aestu terit area fruges”.  (CANTO I, versi 297-298)

“Ma Cerere dagli accesi colori si miete nel pieno della calura, / e nel pieno della calura l’aia trebbia le spighe riarse”.

Questo articolo integra quello dedicato alla rotazione delle colture, pubblicato in aprile.

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Creato Mercoledì, 01 Aprile 2020

GalliLe Georgiche: rotazione delle colture, di Rino Ermini (n°232) 

“Alternis idem tonsas cessare novalis / et segnem patiere situ durescere campum; / aut ibi flava seres mutato sidere farra, / unde prius laetum siliqua quassante legumen / aut tenuis fetus viciae tristisque lupini / sustuleris fragilis calamos silvamque sonantem. / Urit enim lini campum seges, urit avenae, / urunt Lethaeo perfusa papavera somno; / sed tamen alternis facilis labor, arida tantum / ne saturare fimo pingui pudeat sola neve / effetos cinerem immundum iactare per agros”. (Libro I, versi 71-81).

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Creato Domenica, 01 Marzo 2020

Tabernacolo e inginocchiatoioLe Georgiche: la grandine, di Rino Ermini (n°231)

“Sol quoque et exoriens et, cum se condet in undas, / signa dabit; olem certissima signa sequentur, / et quae mane refert et quae aurgentibus astris. / Illeubi nascentem maculis variaverit ortum / conditus in nubem medioque refugerit orbe, / suspecti tibi sint imbres; namque urget ab alto / arboribusque satisque Notus pecorique sinister; aut ubi sub lucem densa inter nubila sese / diversi rumpent radii aut rubi pallida surget / Tithoni croceum linquens Aurora cubile / heu, male tum mitis defendet pampinus uvas: / tam multa in tectis crepitans salit horrida grando.” (LIBRO I, versi 438-449)

“Ed anche il sole, sorgendo o tuffandosi nelle onde, / darà segnali; il sole è fonte di certissimi segni, / quelli che esprime al mattino e gli altri al sorgere delle stelle: / Se avrà screziata di macchie la nascente ascesa, / o ravvolto in una nube difetterà nel centro del disco, / dovrai sospettare piogge; urge dall’alto / Noto avverso agli alberi, ai seminati, al bestiame. / Ma quando sul far del giorno fra dense nubi / irromperanno raggi in direzioni diverse, o pallida l’aurora / sorgerà lasciando il croceo letto di Titono, / ah! male il pampino difenderà le uve addolcite; / tanta sui tetti rimbalzerà crepitando la furia della grandine.”

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Creato Sabato, 01 Febbraio 2020

Ascia a lama ricurva e manico cortoLe Georgiche: lavorare quando piove e nel giorno di festa; lavaggio delle pecore, i trogoli e altre cose, Rino Ermini (n°230)

“Frigidus agricolam si quando continet imber, / multa, forent quae mox caelo properanda sereno, / maturare datur: durum procudit arator / vomeri obtunsi dentem, cavat arbore lyntres / aut pecori signum aut numerus impressit acervis. / Exacuunt alii vallos furcasque bicornis / atque Amerina parant lentae retinacula viti. / …....... / … etiam festis quaedam exercere diebus / fas et iura sinunt: rivos deducere nulla /  religio vetuit, segeti praetendere saepem, / insidias avibus moliri, incendere vepres / balantunque gregem fluvio mersare salubri” (Libro I, versi 259-272).

“Qualora la fredda pioggia tenga chiuso il contadino, / è dato approntare molte cose, che poi con il sereno / dovrebbero affrettarsi. L’aratore tempra il duro / dente dell’ottuso vomere, scava tinozze nei tronchi / e imprime il marchio al bestiame, il numero ai moggi. / Altri aguzzano pali e forche bicorni / e preparano i legami di Ameria per le lente viti /........./ … anche nelle feste è lecito qualche lavoro: / le leggi umane e divine lo consentono; nessun vincolo / vieta di derivare ruscelli, addossare alle messi una siepe / tendere insidie agli uccelli, bruciare pruneti, / tuffare il gregge dei belanti in una salutare corrente”.

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Creato Sabato, 01 Febbraio 2020

bolognaL’Orto botanico di Bologna, redazionale (n°230)

A Bologna, in pieno centro storico, lungo la trafficata via Irnerio, per sfuggire a smog e rumore si può trovare riparo in un angolo di tranquillità. 

Si tratta dell’Orto botanico dell’Università, liberamente accessibile da parte della cittadinanza, che dagli anni ’70 del Novecento ospita, tra l’altro, un bosco di pioppi bianchi ed altre specie legnose, lasciato evolvere spontaneamente per riprodurre ambienti della pianura bolognese ormai quasi scomparsi.

In quest’area verde si sono rifugiate alcune specie di uccelli attirati dai grandi alberi; inoltre un piccolo stagno ricoperto di igrofite e ninfee, accoglie numerosi anfibi protetti da una legge regionale che tutela la fauna minore, tra i quali una specie di tritone che rientra tra quelle di interesse comunitario elencate nella direttiva Habitat (92/43/ CEE).

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Creato Sabato, 18 Gennaio 2020

Sorbi, Raffello (1844-1931)Le Georgiche: imbuinare l’aia, di Rino Ermini (n°229)

 “Possum multa tibi veterum praecepta referre, / ni refugis tenuisque piget cognoscere curas. / Area cum primis ingenti aequanda cylindro / et vertenda manu et creta solidanda tenaci, / ne subeant herbae neu pulvere victa fatiscat, / tum variae inludant pestes: saepe exiguus mus / sub terris posuitque domos atque horrea fecit, / aut oculis capti fodere cubilia talpae, / inventusque cavis bufo et quae plurima terrae / monstra ferunt, populatque ingentem farris acervom / curculio atque inopi metuens formica senectae.

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Creato Martedì, 10 Dicembre 2019

SPORTALe Georgiche: il cistello, la cistella, il crino, i graticci, di Rino Ermini (n°228)

 «...e inoltre gli umili utensili che Celeo intrecciava di vimini / i graticci di corbezzolo e il mistico vaglio di Iacco; / e tutti gli arnesi che provvido riporrai prima, / se vuoi che ti spetti la gloria della divina campagna». (I, 165-168) 

«Ora con verghe di rovo s’intrecciano agevoli cesti» (I, 266)

Sono alcuni versi coi quali Virgilio richiama una delle tante necessarie attività del contadino, quella di costruire cesti e cestelli intrecciando vincastri, sbrocchi, ecc. Un’attività che veniva svolta «qualora la fredda pioggia tenga chiuso il contadino» (I, 259). 

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Creato Domenica, 10 Novembre 2019

cibeaLe Georgiche: il giogo, la treggia, la cibea, di Rino Ermini (n°227)

 “Prima per giogo si taglia un leggero tiglio, e per la stiva / un alto faggio che da tergo diriga il basso del carro: / sospeso sul focolare, il fumo ne prova la robustezza” (versi 173-175, pagina 149).

Concentriamo l’attenzione sulla parola “giogo” e sul riferimento al “focolare” e al “fumo”; e, rimandando ai versi citati nell’articolo pubblicato sul numero precedente, teniamo presente la parola “treggia”, cui aggiungeremo il termine “cibea” che Virgilio non cita, ma sarei pronto a giurare che l’abbia conosciuta.

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