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Categoria: Autogestione
Creato Lunedì, 17 Novembre 2003

Pensioni autogestite?, di Luciano Nicolini (n°25)

Mentre fervevano i preparativi per lo sciopero generale del 7 novembre, proclamato innanzitutto per difendere ed estendere l’attuale sistema pensionistico, Sergio Onesti, dell’USI-AIT di Milano, ha lanciato una proposta in qualche modo provocatoria: cominciamo a ragionare (o, meglio, ritorniamo a ragionare) in termini utopici, ma non troppo, intorno al mutualismo.

E’ assurdo, per dei libertari - ha sostenuto – continuare a chiedere soltanto il rafforzamento di un sistema previdenziale in larga parte controllato dallo stato. Proviamo a pensare anche a come potrebbe essere costruito un sistema previdenziale autogestito dai lavoratori.

Non è sua intenzione, ovviamente, accettare passivamente la controriforma delle pensioni voluta dal governo che, di fatto, è un esproprio del denaro accantonato dai lavoratori; Onesti però ritiene opportuno, mentre ci si impegna nel difendere i propri soldi, tentare di costruire condizioni tali che espropri di questo genere siano, in futuro, sempre meno possibili.

La provocazione non è nuova né, naturalmente, pretende di esserlo. Discuterne non fa male; anche perchè costringe a ragionare su una serie di problemi che la semplice richiesta di rafforzare il sistema vigente non porta ad affrontare.

Vediamone alcuni.

Innanzitutto: dove trovare il denaro necessario?

Per il lavoratore dipendente – fa notare Onesti – esiste la possibilità di dirottare parte del proprio salario indiretto su fondi autogestiti. Per il lavoratore autonomo, spesso sprovvisto di adeguate garanzie per la propria vecchiaia – aggiungo io – potrebbe essere interessante una mutua autogestita che gliene fornisse alcune, in cambio di un sacrificio economico.

Chi dovrebbe gestire questo genere di previdenza?

Difficile rispondere: potrebbe essere, come in molte parti del mondo, il sindacato stesso. Potrebbero essere costituite, come un tempo avveniva, apposite casse mutue. Si potrebbe pensare addirittura di affidare la gestione delle pensioni a organizzazioni di tendenza o, all’opposto, a strutture pubbliche ottenute attraverso una sorta di destatalizzazione degli enti previdenziali oggi esistenti.

Ma, soprattutto, come dovrebbero essere investiti i denari?

Questa mi sembra una questione cruciale.

L’investimento nella speculazione finanziaria, che è proprio ciò che desidera da noi la controparte, comporterebbe infatti problemi etici non indifferenti e ci legherebbe, mani e piedi, al carro del capitalismo. Quello affidato alla cosiddetta "finanza alternativa", d’altra parte, appare tutt’altro che sicuro.

Sembrerebbe più praticabile l’investimento in immobili, a patto che l‘affittarli a terzi (a prezzi calmierati, s’intende) cessasse di essere un tabù per le istituzioni libertarie (almeno finchè perdura il regime capitalistico).

E se, evitando di adoperare il denaro, si pensasse invece di dar vita a una specie di grande "banca del tempo"? Una banca autogestita nella quale ciascuno, nel corso della vita, "deposita" ore di lavoro sapendo che gli verranno restituite quando sarà anziano?

Le ipotesi fino ad ora esposte, tra l’altro, non si escludono necessariamente a vicenda.

Si tratta comunque di problemi complessi, intorno ai quali penso sarà bene discutere in modo approfondito, per evitare di cadere in errori che potrebbero avere gravi ripercussioni sulla vita dei lavoratori che aderissero all’iniziativa nonchè dei movimenti che se ne facessero promotori.

Certo è che, in ogni caso, l’avvio di un simile progetto richiederebbe, da parte di tutti i partecipanti, capacità di gestione e senso di responsabilità commisurati alla delicatezza e, soprattutto, alla lunga durata dell’impresa.

Il comitato dei delegati dell’ USI-AIT, proprio alla vigilia dello sciopero del 7 novembre, ha stabilito di organizzare un seminario di studi sul tema, da tenersi nei primi mesi del 2004.

Il dibattito è aperto.

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