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Categoria: Autogestione
Creato Lunedì, 01 Marzo 2004

Dalle pensioni integrative al mutualismo, di Giovanni Gualdi (n°32)

Nei giorni 24 e 25 aprile 2004 si terrà a Milano un seminario, organizzato dall’Unione Sindacale Italiana, sull’ipotesi di dar vita a "pensioni autogestite" (vedi articolo su Cenerentola n. 25).

Ci è giunto, sull’argomento, un intervento di Giovanni Gualdi dell’USI di Bergamo, che volentieri, pubblichiamo.

L’obiettivo che l’Unione Sindacale Italiana dovrebbe prefissarsi tramite il convegno sui fondi pensionistici integrativi è quello di tentare un salto di qualità: per qualità s’intende una progettualità più ampia di quella di raccogliere dei fondi e gestirli nella sola ottica di una resa economica, si intende una progettualità intesa a trasformare queste risorse in un bene sociale, proponendo dei dividendi non solo in denaro, cosa che altri già fanno e non è il caso per noi di metterci in concorrenza, ma anche in qualcosa di più concreto.

La concretezza è nel creare spazi e servizi che rendano meno precario il nostro futuro di anziani, perchè non saranno i pochi centesimi del rendimento di un eventuale fondo a rendere meno alienante la nostra vecchiaia!

Forse è più importante vivere in spazi sociali a misura d’uomo (collettività) dove anche la persona non più autosufficiente al 100% possa abitare e trovare quell’assistenza e rapporto umano che gli permetta di continuare un’esistenza dignitosa; senza dover finire in qualche ghetto (alias Case di riposo) dove passi il tuo tempo parcheggiato davanti alla TV e l’unico momento collettivo è la recita del rosario!

Nello specifico non propongo di creare una catena alternativa di geriatrie, ma di costituire delle collettività che abbiano al loro interno anche una propria capacità di dare dei servizi mutualistici (da non confondersi con quelli I.N.P.S.) intesi come furono ideati più di un secolo fa.

L’obiettivo principale di queste collettività dovrebbe rimanere sempre un’attività economica che ne garantisca l’autosufficienza, e quando parlo di collettività non mi riferisco per forza alla comune agricola, può benissimo trattarsi di una collettività inserita all’interno d’una realtà metropolitana, e svolgere lavori diversissimi da quello del contadino o dell’artigiano controcorrente.

Questa forma mista di lavoro / residenza allargata può essere un canale anche per creare occupazione lavorativa al di fuori del mercato capitalista, in altre parole il primo mattone dell’edificio sociale che propugniamo.

Anche se può sembrare estremamente semplicista il modo in cui ho abbozzato questa proposta, rimane il fatto che ci troviamo di fronte a una grossa opportunità di sviluppo politico-sociale nella quale possiamo esprimere le nostre reali potenzialità sia umane che mentali.

Non sarà un passaggio indolore, perchè dovremo operare anche delle scelte fuori dal nostro ordinario, nello specifico dare l’autonomia di gestione a un gruppo ristretto di persone per quanto concerne l’amministrazione ordinaria del fondo, in quanto sarà impossibile convocare assemblee generali per ogni scelta operata, ed in più trovare quel gruppetto di compagni necessario alla gestione che abbia l’autorevolezza necessaria per questo tipo d’incarico.

Questi non dovranno solo rispondere di come faranno la cernita degli eventuali progetti da finanziare, o di come investire una parte delle entrate per garantire chi volesse recedere o essere liquidato, ma di essere l’impulso verso tutta l’Unione affinchè le cose evolvano nel modo giusto.

E, per finire, un’ultima cosa non secondaria: se questo progetto si dimostra valido e riesce a svilupparsi facendo nascere luoghi autogestiti sia socialmente che economicamente, quale sarà la reazione del sistema attuale? Di certo farà di tutto per strumentalizzare o, peggio, per affossare questa realtà che potrebbe creare grosse falle sulla credibilità dell’attuale meccanismo, con tutte le conseguenze.

Per questo motivo invito i compagni a una riflessione approfondita sia che si scelga di non attuare questo progetto, dimostrando la nostra incapacità a tradurre nella pratica quotidiana il nostro pensiero, che l’opposto di andare a fare una scampagnata in cui ognuno si fa i fatti suoi come è successo fino a adesso nell’Unione in cui, a parte il dirsi tutti d’accordo sugli obiettivi, ognuno poi agisce nel locale dimenticando d’aver aderito a qualcosa di più ampio e coordinato volontariamente.

Con l’augurio che queste poche parole possano avviare un confronto serio e costruttivo su questo progetto, questa è solo una bozza dell’insieme che si vorrebbe sviluppare con il contributo mentale e materiale di tutti gli aderenti all’Unione.

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