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Categoria: Autogestione
Creato Lunedì, 05 Aprile 2004

Perché un seminario sulle pensioni autogestite, di Sergio Onesti (n°34)

L'Unione Sindacale Italiana è l’organizzazione sindacale storica del movimento - autogestionario, federalista e libertario - di emancipazione dei lavoratori in Italia. Costituitasi nel 1912 al Congresso di Modena e disciolta dal fascismo nel 1925, si è riattivata a seguito dei Congressi di Piombino e di Carrara nel 1950. (...)

All’interno dell’USI, che è la struttura intercategoriale, è stata costituita nel 1992, nel settore sanità e servizi sociali e analogo comparto pubblico, la relativa federazione nazionale denominata Unione Sindacale Italiana - Sanità (U.S.I.S.).

Con riferimento alla Provincia di Milano, questa è presente in tutte le maggiori strutture sanitarie pubbliche e private; (...) sono inoltre iscritti all’USI lavoratori delle poste e telecomunicazioni, del commercio, della scuola, degli enti locali, delle imprese di pulizie, autoferrotranvieri ecc.

L’USI Sanità e i sindacati autogestiti

Una delle esperienze più interessanti dell'USI - Sanità è stata sicuramente quella dell'organizzazione al suo interno di sindacati autogestiti aziendali.

Questa scelta organizzativa consente ad ogni sindacato autogestito non solo di essere autonomo nelle sue decisioni politico-sindacali, partecipando direttamente alla trattativa aziendale attraverso i delegati RSU, ma anche di esserlo economicamente, raccogliendo direttamente i contributi sindacali dei lavoratori per iniziative locali e devolvendo una parte di tali contributi all'organizzazione intercategoriale, nazionale ed internazionale.

L'autorganizzazione dei sindacati autogestiti aziendali ha permesso agli stessi non solo di crescere numericamente al loro interno, così da diventare organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale ed usufruire di tutti i diritti sindacali, ma anche di costituire un esempio organizzativo per tutte le formazioni di lavoratori che si collocano fuori da CGIL, CISL e UIL.

Un esempio significativo è dato dall’esperienza del sindacato autogestito presso l’Ospedale San Raffaele di Milano - uno dei più importanti ospedali privati d’Italia – che ha consentito in pochi anni all’USI Sanità di diventare il primo sindacato per numero di iscritti, addirittura superiore a CGIL, CISL e UIL messi insieme. L’USI Sanità all’Ospedale San Raffaele, che ha la maggioranza assoluta in RSU da due tornate elettorali e vanta oggi 18 delegati RSU su 25, è diventata un punto di riferimento organizzativo e politico-sindacale non solo per la sanità privata, ma per tutta l’autorganizzazione.

E’ stata, infatti, proprio la forma del sindacato autogestito a consentire una proliferazione delle realtà lavorative che aderiscono all’USI, senza per questo avere necessità di un'organizzazione nazionale o provinciale di tipo verticistico o burocratico ed essendo, invece, in grado - politicamente ed economicamente - di organizzare le iniziative che più interessano ai propri iscritti a livello aziendale e di rispondere tempestivamente agli eventuali attacchi da parte delle amministrazioni; ciò senza dimenticare nè la solidarietà interna al sindacato Sanità nè quella intercategoriale nè tantomeno quella internazionale.

Abbiamo così assistito in questi anni ad investimenti dei contributi sindacali raccolti, non solo per sostenere le iniziative propriamente sindacali, ma anche per promuovere la controinformazione sull'AIDS all'Ospedale San Paolo di Milano o sulle guerre nell'ex Jugoslavia, dalla Bosnia al Kosovo, o per organizzare iniziative di solidarietà, per esempio nei confronti del popolo somalo all'Ospedale Maggiore di Milano, fino alla partecipazione al Progetto Libertario Flores Magon in Chiapas.

In questi anni l'impegno politico-sociale si è così integrato con la lotta sindacale di categoria, mai scadendo nel corporativismo e nell'egoismo, cosicchè, per esempio, l'USI è promotore della lotta per la conservazione degli ospedali minori trovando il sostegno di intere cittadinanze, come per esempio in occasione della lotta dell’USI nelle Marche per mantenere aperto l'ospedale di Chiaravalle Marchigiano.

Grazie ad una visione più ampia di cambiamento sociale nonchè di apertura all'intero mondo del lavoro, l'USI Sanità promuove la costituzione di sindacati autogestiti anche tra i lavoratori delle poste, degli enti locali, delle imprese di pulizia ed in altri settori, presentandosi sempre più come un’importante polo organizzativo delle realtà più combattive del mondo del lavoro.

Perchè un seminario sulle pensioni autogestite

Pur essendo consapevole dei propri limiti organizzativi, l’USI ha comunque la pretesa di poter portare il proprio contributo al progetto di autogestione degli spazi di economia, socialità e solidarietà che la vedono impegnata.

Aggiungiamo che l’USI è un sindacato che nella sua pratica organizzativa e di lotta prescinde da logiche legaliste e istituzionali e, pertanto, non delega necessariamente allo stato tutte le forme di solidarietà, assistenza e previdenza sociale.

Conseguentemente, e fermo restando che l’USI sta da tempo lottando contro lo scippo del TFR e certamente non vuole dare in pasto i lavoratori alle finanziarie legate a CGIL-CISL-UIL., non ci si può nascondere che oggi abbiamo l’opportunità di autogestire il TFR e le pensioni dei lavoratori iscritti al nostro sindacato poiché si fidano più di noi che non di altre organizzazioni sindacali e perché da un sindacato di base ci si aspetta qualcosa di diverso e di più controllabile.

A questo punto non ci resta che accettare una sfida che non è solo finanziaria (noi non siamo né vogliamo diventare una banca o una compagnia di assicurazione) o organizzativa, ma un’opportunità politica di creare forme concrete di autogestione sociale, coerenti con i nostri principi e i nostri ideali di trasformazione radicale della società.

Qual è il nostro progetto?

1. Amministrare il TFR e gli altri contributi destinati ad integrare le pensioni che ci vengono affidati dai nostri iscritti e dagli altri lavoratori in modo da assicurare loro non solo un utile finanziario, ma anche l’erogazione di servizi.

2. Finanziare progetti di economia autogestita – urbana e non solo rurale – diretti alla produzione di beni ecocompatibili e all’erogazione di servizi destinati proprio a quei lavoratori – più o meno in pensione - che hanno voluto affidarci la gestione del loro TFR ed eventuali fondi pensione.

3. Creare nuove opportunità lavorative per i giovani in cerca di prima occupazione e per coloro che sono stati espulsi dai processi produttivi, così non delegando allo Stato la solidarietà tra i lavoratori (ammortizzatori sociali).

In concreto, è possibile da subito organizzare:

1. cooperative di artigiani urbani capaci di coprire le necessità provenienti dalle famiglie dei lavoratori che aderiscono al progetto delle pensioni autogestite e ciò a prezzi fortemente concorrenziali ( imbianchini, muratori, elettricisti, idraulici ecc);

2. un patronato nazionale e cooperative locali per l’erogazione di tutti i servizi amministrativi e legali che possano coprire le necessità dei pensionati e degli iscritti;

3. una cooperativa di servizi sanitari e socioassistenziali;

4. iniziative rurali di produzione di beni di consumo ecologici nonché di ospitalità/vacanza per iscritti e pensionati;

5. iniziative culturali e di educazione/accudimento dell’infanzia in città o in vacanza.

La costituzione di cooperative di servizi non solo costituisce un corrispettivo immediato per chi affida il proprio denaro ad un sindacato, ma un’occasione di solidarietà mutualista oltre che di autogestione di spazi sociali possibili.

Il progetto delle pensioni autogestite, in questo modo, non si ridurrebbe ad una semplice raccolta di denaro con restituzione dello stesso unitamente agli interessi, ma ad un vero e proprio tentativo di autogestione di spazi sociali integrantisi fra di loro.

Ma chi deve gestire tutti questi progetti e chi ne ha la responsabilità politica e legale? La risposta a questa domanda è complessa solo per la sua concreta applicazione mentre sui principi non vi è dubbio alcuno.

Infatti, se l’USI ha la responsabilità politico-organizzativa di tutto il progetto a livello nazionale, le singole federazioni locali ne hanno una analoga a livello periferico mentre le cooperative e/o iniziative hanno una responsabilità organizzativa e gestionale relativamente all’erogazione di beni e servizi a livello locale.

Un comitato di gestione (eletto per 2/3 dal Congresso nazionale dell’USI e per il restante dall’assemblea degli iscritti al progetto pensioni autogestite) dovrà avere la responsabilità legale della gestione dei fondi, intesa come raccolta, amministrazione e restituzione degli stessi. Resta inteso che nell’amministrazione dei fondi rientra anche il finanziamento di tutte le iniziative di cui sopra.

E’ un progetto semplice, concreto e fattibile e che proprio per questo è facilmente spiegabile ai lavoratori e cioè a coloro che solitamente affidano i loro risparmi a banche che offrono loro interessi inesistenti e che gli consigliano i bond Cirio e Parmalat: meglio di loro son buoni tutti e noi di più se riusciamo a far capire che nei prossimi anni la pensione non ci basterà più ed, invece, avremo bisogno di socialità, assistenza e servizi vari che il welfare non ci potrà più dare.

 

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