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Categoria: Diario libertario
Creato Venerdì, 01 Giugno 2012

La canzone più bella del mondo, di Alessio Lega (n°147)

La canzone più bella del mondo l’ho cantata mentre gli spettatori uscivano, uno per uno, dallo stanzone nel quale eravamo a cantare. Si alzavano, uno per uno, anzi, una per una (era un pubblico tutto al femminile), e uscivano, mandandoci baci. Si alzavano e uscivano, una per una, contate dalle guardie, una per una, uscendo. Si alzavano e uscivano, una per una, salutandoci con la mano. E quando furono uscite tutte, ed ebbero raggiunto, una per una, le rispettive celle, noi restammo soli nello stanzone a finire la canzone. L’ultimo accordo risuonò nel vuoto. Dal lontano delle celle ci è arrivato qualche sparuto applauso.

Caro diario libertario,

qualche mese dopo il carcere minorile di Catanzaro, ho fatto l’esperienza di cantare nella sezione femminile del carcere di Montorio a Verona, col mio fidatissimo duo. Francesca Baccolini al contrabbasso e Rocco Marchi a tutt’il resto.

Il contatto, un’associazione – credo di matrice cattolica, ma né loro hanno voluto approfondire su di me, né io su di loro – che da anni opera dentro il carcere organizzando eventi sportivi, musicali e quant’altro per rompere le mura della noia tra le sbarre.

I concerti qui si fanno nell’“ora d’aria” della brutta stagione, quand’è troppo penoso stare all’aperto. Se il tempo fosse bello la “concorrenza” fra la musica e un sorso d’aria limpida sarebbe davvero sleale.

Entrare in un carcere come questo, un’enorme struttura con cancelli, cancelli, cancelli da superare è sempre molto penoso. Sbarre, documento. Pass, portone. Bar, «un caffè». Assurdo: nel bar del carcere c’è una teca con, in vendita, i gadgets (magliette, cappellini) della polizia penitenziaria… ma c’è sul serio qualcuno che sarebbe fiero di identificarsi coi secondini? Di portare un cappellino con la griffe “polizia penitenziaria”? Fra gli altri gadgets anche delle manette in miniatura. Se non fosse proprio grottesco sarebbe comico. Documento, cancello. Uno alla volta, per carità… gli strumenti tutti da una parte. Aprire le custodie, controllare. Cos’è questo? Una cavo jack. Cos’è questo? Un accordatore. Cos’è questo? Un pedalino… a che serve? Che musica fate?

E così via.

Se non sei alla prima entrata in carcere sai già tutto, sei già preparato alle facce brutte di chi t’accoglie. Il carcere è un’esperienza durissima per chiunque ci stia, e, per quanto forse chi ci lavora non lo sappia, non ci creda, non si ponga il problema e sia certamente agli antipodi di ogni pensiero libertario, anch’egli ne è come macchiato irrimediabilmente nell’anima e nell’umore.

L’esperienza della sezione femminile è comunque meno traumatica di quella maschile, non parliamo poi del minorile che ti mette il cuore a sanguinare in un pozzo di carbone.

Siamo stati subito accolti con calore dal pubblico: a ogni accenno di ritmo si scatenavano balli, le canzoni più emotive vedevano il pubblico pendere dalle nostre labbra… insomma, un bel concerto.

Arriviamo alla fine, il tempo è scaduto. Ci chiedono il bis. I secondini non ci accordano tempi supplementari. L’unico compromesso che strappiamo è questo: mentre il pubblico si alza, e le ragazze, una ad una, escono, noi continuiamo a suonare. Presento l’ultimo brano «le canzoni che vi abbiamo cantato nascevano fuori dal carcere e noi ve le abbiamo portate dentro. La canzone che vi cantiamo per ultima è una canzone nata dentro il carcere, ma che è diventata famosa fuori… perché da qui si può anche uscire»… e attacco una canzone che ho sempre amato molto, ma che in quell’occasione m’è sembrata proprio la più bella canzone del mondo.

Porta Romana bella Porta Romana

ci stan le ragazzine che te la danno

ci stan le ragazzine che te la danno

prima la buonasera e poi la mano.

E gettami giù la giacca ed il coltello…

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