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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Lunedì, 06 Giugno 2016

Scritta "Negli anni più tristi sempre protagonisti"Al destro-sinistra è andata ancora bene, di Luciano Nicolini (n°191)

Comprendo che a molti lettori la mia insistenza sugli accadimenti della politica italiana possa apparire ossessiva: l’Italia è rappresentata da un piccolo punto sul mappamondo e, in un momento come questo, caratterizzato da mutamenti epocali, ciò che fanno i politici italiani non influirà molto sul futuro della popolazione. 

Che governi un partito o un altro, le decisioni che incidono veramente sulle condizioni di vita dei lavoratori vengono prese altrove, come ha ampiamente dimostrato quanto avvenuto recentemente nella vicina Grecia.

Anche il popolo italiano sembra essersene reso conto, e per questo motivo, come è illustrato nell’articolo di pagina 4, tende a disertare le urne: al primo turno delle elezioni amministrative del 5 giugno 2016 si è recato ai seggi soltanto il 62,1% degli aventi diritto.

Tuttavia, dato che in Italia ci vivo e, oltre a lavorare, mangiare e dormire, (consapevole che quel poco che abbiamo dobbiamo difenderlo con le unghie e coi denti) ho l’abitudine di occuparmi di problemi sociali, ciò che accade nel mondo politico mi sembra rivestire comunque una certa importanza.

In particolare appare evidente come in Italia sia in corso una manovra autoritaria, tendente a mettere a tacere ogni opposizione, anche passando attraverso un’ulteriore modifica della costituzione repubblicana nata dalla resistenza. Strumento di tale manovra è Matteo Renzi che allo scopo ha arruolato nella schiera dei suoi sostenitori un ampio arco di partiti che va dalla destra a quella che un tempo fu la sinistra. Chiamerò tale coalizione “destro-sinistra”, dato che chiamarla “centro-sinistra” sarebbe offensivo nei confronti del centro-sinistra che fu negli anni della cosiddetta “prima repubblica”. A tale coalizione si oppongono, sul piano elettorale, soltanto il piccolo Partito Comunista dei Lavoratori e il Movimento 5 Stelle.

Ma, come? - penserà qualcuno – Non vorrai mica mettere sullo stesso piano i politici del Partito Democratico, Silvio Berlusconi e quel Salvini che li attacca continuamente?

È chiaro che fare di tutta l’erba un fascio è un’operazione superficiale e pericolosa, tuttavia tendo a pensare che Berlusconi, dati i suoi rapporti con i renziani, parli soltanto per rinfrescarsi i denti. Quanto a Salvini, mi sembra evidente che viene pompato quotidianamente dai media di regime unicamente per evitare una polarizzazione dello scontro elettorale tra “destro-sinistra” e Movimento 5 Stelle: a un eventuale ballottaggio, alle prossime elezioni politiche, i grillini non devono arrivare (a torto o a ragione, di essi i poteri forti non si fidano).

Viste in quest’ottica, le recenti elezioni amministrative (sto scrivendo mentre escono i  risultati del primo turno) per il “destro-sinistra” sono andate ancora bene. Dei sette capoluoghi di regione nei quali si è votato quattro rimangono saldamente nello sue mani: Milano (dove andranno al ballottaggio Sala e Parisi), Bologna (dove il ballottaggio sarà tra Merola e Borgonzoni), Trieste (dove si confronteranno Dipiazza e Consolini) e Cagliari (dove ha vinto Zedda al primo turno). Lasciando da parte Napoli, dove l’ex magistrato De Magistris, che se la vedrà con Lettieri, sembra giocare una partita tutta sua, le sole città nelle quali i grillini potrebbero dargli filo da torcere sono Torino (dove schierano la Appendino contro l’inossidabile Fassino) e Roma (Raggi contro Giachetti). Rispetto alla capitale è tuttavia da notare che spesso il “destro-sinistra” ha dato l’impressione di vedere di buon occhio una loro vittoria: la situazione romana, a causa di decenni di malgoverno della destra e della “sinistra” è talmente ingestibile, e il flop di un’amministrazione pentastellata talmente probabile, da far venire l’acquolino in bocca ha chi già pensa a come cucinarseli in vista delle prossime elezioni politiche.

Quanto alla sinistra extraparlamentare, che pure, come avevo segnalato sullo scorso numero di Cenerentola, sta dando qualche segno di vitalità, sembra, al momento, piuttosto  ai margini dei giochi, non riuscendo a farsi interprete, se non in minima parte, del malessere che serpeggia nel paese a causa della disoccupazione, della diminuzione dei salari, della progressiva distruzione del sistema educativo e del sistema sanitario nazionale. 

Come afferma giustamente Toni Iero nell’articolo di pagina 10 (le cui conclusioni, tuttavia, non condivido), occorre «riavvicinare il nostro movimento alla “gente comune”, nella consapevolezza che il cambiamento sociale si realizza in virtù della maturazione della coscienza politica del maggior numero di persone possibile». E «questo implica la necessità di un lavoro di base, da sviluppare in una società composta in prevalenza da soggetti lontani da atteggiamenti radicali».

Implica inoltre, non mi stancherò mai di ripeterlo, la condivisione, da parte dei militanti, di un programma di massima chiaro ed applicabile, tale da suscitare vasti consensi tra i lavoratori, nonchè l’offerta a chi volesse rendersi protagonista di una trasformazione sociale, di strumenti organizzativi alternativi rispetto a quelli, assai poco efficaci, offerti dalle istituzioni. Non è possibile invitarlo a disertare quest’ultimi se tutto ciò che si può offrire in alternativa è un gran numero di formazioni politiche e sindacali in aperta concorrenza fra loro!

Occorre una drastica riduzione dei livelli di litigiosità caratteristici della sinistra extraparlamentare. È vero che spesso, dietro a tale litigiosità vi sono motivi piuttosto validi, come è vero che la frammentazione delle forze politiche e sindacali non è un fenomeno che interessa solo la sinistra: non  c’è oggi movimento di centro o di destra che non sia campo di battaglia tra diverse tendenze e teatro di esasperati personalismi, ma credo che, almeno per ciò che riguarda i compagni, sia bene non dimenticarsi del vecchio motto socialista: “l’unione fa la forza”.

Il disegno di chi, a suo tempo, promosse l’avventura di Berlusconi era  quello di utilizzare il suo impero mediatico per mantenere il pieno controllo su un paese rimasto improvvisamente orfano della Democrazia Cristiana: chi aveva fatto la pentola si affrettò a fare anche il coperchio. Chi sta promuovendo Renzi, probabilmente, vuole molto di più: la completa subordinazione alla dittatura capitalista. Occorre fermarlo!

 

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