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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Venerdì, 01 Luglio 2016

galloItalia: notizie dal destro-sinistra, di Luciano Nicolini (n°192)

A Renzi non è andata male. Tuttavia i giornali lo attaccano. E un motivo c’è…

Come largamente previsto nell’editoriale dello scorso numero di Cenerentola, scritto mentre venivano diffusi i risultati del primo turno delle elezioni comunali 2016, al “destro-sinistra”, questo strano mostro creato da Matteo Renzi, non è andata male.

Delle sette grandi città nelle quali si è votato, quattro (Milano, Bologna, Cagliari e Trieste) sono rimaste saldamente in mano al destro-sinistra. Su Napoli non mi esprimo, in attesa di capire dove andrà a parare De Magistris; quanto a Roma già avevo anticipato che il Movimento 5 Stelle l’avrebbe ricevuta praticamente in dono (un dono che non poteva non accettare, anche se si tratta di frutto avvelenato).

L’unica “sorpresa” è stata la vittoria dei grillini a Torino, vittoria che avevamo dato per possibile ma tutt’altro che scontata.

Le cose non cambiano qualora si considerino unitamente i risultati di tutti i venticinque capoluoghi di provincia nei quali si è votato: in ben diciotto di essi hanno vinto liste riconducibili al destro-sinistra, soltanto tre hanno visto vincere un grillino (Carbonia, oltre a Roma e Torino), uno la destra estrema, due liste civiche difficilmente definibili (cui si deve aggiungere, per arrivare a venticinque, il comune di Napoli).

Più complesso sarebbe ragionare, come ha provato a fare la Repubblica, sull’insieme costituito dai 125 comuni di maggiori dimensioni. Basti dire che in più della metà di essi sono risultate vincitrici liste chiaramente riconducibili al destro-sinistra (cui, probabilmente, devono essere aggiunte anche la gran parte delle liste “civiche”), mentre solo diciassette sono i comuni nei quali ha vinto il Movimento 5 Stelle.

E allora?

Come mai, all’indomani dei ballottaggi, tutti i quotidiani (e, sulla loro scia, le televisioni) hanno concordemente celebrato la “grande vittoria” dei grillini e la “chiara sconfitta” di Matteo Renzi? Forse non hanno capito che il vero partito di Renzi non è il Partito Democratico (del quale infatti non si cura) bensì il “partito della nazione” (cioè il destro-sinistra)?

Francamente, non lo credo. Ritengo più probabile che i poteri forti che si servono dei giornali e (a torto o a ragione) non si fidano del Movimento 5 Stelle, siano rimasti impressionati dal fatto che dove quest’ultimo è arrivato al ballottaggio abbia quasi sempre vinto. E poiché la nuova (orrida) legge elettorale varata dal governo Renzi prevede, per le elezioni politiche, il ballottaggio e un ampio premio di maggioranza, hanno paura di ritrovarsi la camera dei deputati piena di grillini.

Sarebbe paradossale: l’uomo scelto, in virtù della sua abilità di piazzista, per fermare Beppe Grillo che, senza volerlo, consegna il governo in mano ai suoi seguaci!

Forse – hanno pensato - è meglio che Renzi si rimangi quanto detto fino ad ora; che comunichi a tutti che non si dimetterà dalla presidenza del consiglio anche in caso di sconfitta al referendum che dovrebbe confermare la sua legge elettorale (il suggerimento era già presente, il giorno successivo alle elezioni, su tutti i quotidiani); e magari che lo perda (anche se questo, al momento in cui scrivo, non è ancora stato detto).

Non si sa mai…

Per ottenere il risultato è opportuno sottolineare l’arretramento del Partito Democratico, attribuirne la colpa a Renzi, ridare fiato alle opposizioni interne al Partito Democratico, e soprattutto a quelle che non vedono di buon occhio la nuova legge elettorale: così sono fiorite, su tutti i quotidiani, le interviste a Prodi e D’Alema, personaggi che fino a pochi giorni prima sembravano essere morti, seppelliti (o, come è di moda dire, “asfaltati”) dalla logorrea di Renzi.

 

 

 

 

 

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