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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Giovedì, 01 Settembre 2016

Bersaglio - FilicudiA proposito di olimpiadi, redazionale (n°193)

La Cina è vicina. Gli Stati Uniti assai più. L’Italia, a Rio de Janeiro, non ha sfigurato: ha forse ragione Renzi nel dire che siamo dei “gufi”?

«Sono finiti i tempi di De Coubertin. – scrivevamo, nel settembre del 2004, sul numero 42 di Cenerentola - Per vincere una medaglia d’oro alle olimpiadi, al giorno d’oggi, è necessario disporre di molto tempo e di adeguate attrezzature. Ovvio che siano le nazioni più potenti a far man bassa di allori.

Nel 1988 la Cina si aggiudicò solo 5 medaglie d’oro: meno dell’URSS, degli Stati Uniti, delle due Germanie, della Corea del Sud, dell’Ungheria, della Bulgaria, di Francia, Italia e Romania. Nel 1992 ne conquistò 16, superata solo da CSI, Stati Uniti e Germania. Nel 1996 ripetè l’impresa. Nel 2000, con 28 medaglie d’oro, si piazzò alle spalle di USA (39) e CSI (32).

Ad Atene, qust’anno, se ne è aggiudicate 32, seconda solo agli Stati Uniti d’America che ne hanno conquistate 35. La Cina è sempre più vicina».

Fummo facili profeti: quattro anni dopo, a Pechino (facilitata dal fatto di “giocare in casa”) fu la nazione che si aggiudicò più medaglie d’oro (51), ed anche a Londra, nel 2012, ne conquistò 38, soltanto otto in meno degli Stati Uniti.

Quest’anno però, a Rio de Janeiro, è scivolata al terzo posto, superata da un sorprendente (ma, come vedremo, non troppo) Regno Unito.

L’Italia, nel complesso, non ha sfigurato, essendosi piazzata, come già era avvenuto a Pechino e a Londra, al nono posto con 8 medaglie d’oro, cui si sono affiancate 12 medaglie d’argento e 8 di bronzo. Eppure da anni, su questa rivista, sosteniamo che è un paese in declino. C’è forse un errore nelle considerazioni con le quali abbiamo aperto questo editoriale? Oppure ha ragione Renzi nel sostenere che siamo soltanto dei “gufi”?

Che le considerazioni iniziali siano, in prima approssimazione, valide, è reso evidente dal predominio degli USA: da quando l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è entrata in crisi, è stato interrotto soltanto dalla vittoria della Cina (verificatasi, come abbiamo ricordato, a Pechino). Le conferma anche il trend ascendente della Cina, guastato solo, quest’anno, dal successo del Regno Unito che però, a quanto apprendiamo dal “Corriere della sera” del 23 agosto 2016, sarebbe “drogato” da una politica esplicitamente finalizzata a incrementare il numero di medaglie conquistate.

Dopo le olimpiadi del 1996, nelle quali la Gran Bretagna si era aggiudicata una sola medaglia d’oro, «da un investimento di 5 milioni di sterline per finanziare il quadriennio olimpico – scrive Marco Imarisio – si passò ai 54 milioni e alle 26 medaglie di Sidney 2000. La spesa sportiva per Londra 2012 salì fino a 264 milioni. (…) Tra il 2013 e il 2017 sono stati investiti negli sport olimpici e paraolimpici quasi 350 milioni di sterline, che persino con il cambio al ribasso dopo la Brexit ammontano all’astronomica cifra di 406 milioni di euro. (…) È stata creata una struttura che seleziona l’atleta e la disciplina con maggiori possibilità di medaglia e concentra ogni investimento su di loro. Se perdi, addio denaro, come accaduto dopo Londra 2012 al volley e al ping pong, che pure sono sport molto popolari. Se vinci, anche in discipline sconosciute, ne avrai sempre più per continuare a vincere».

Tabella

Tornando, dopo la lunga digressione, al ragionamento iniziale, è ovvio che se la Russia è passata dai secondi posti del 1996 e del 2000 ai terzi del 2004 e del 2008 e ai quarti del 2012 e del 2016 (superata anche dal Regno Unito) è a causa della crescita della potenza cinese. Non a caso la Germania, da quando è unificata, non è mai scesa sotto al sesto posto della classifica; non a caso la Francia, durante lo stesso periodo, non è mai scesa sotto al decimo; e lo stesso può dirsi per l’Australia.

In prima approssimazione, quindi, il medagliere olimpico ha molto a che fare con la potenza delle nazioni. E allora? Come si spiega, nell’attuale contesto di crisi, il nono posto dell’Italia? Ha forse ragione Renzi quando dice che tutto va bene e che chi afferma il contrario è un inguaribile disfattista?

Un po’ di ragione bisogna pur dargliela: il nostro disgraziato paese nutre comunque una popolazione di circa sessanta milioni di persone (poche in confronto agli abitanti degli USA o della Cina, ma assai più di quelli della Svizzera o di Malta); il suo Prodotto Interno Lordo, che si aggira intorno ai milleseicento miliardi di euro, è certamente inferiore a quello degli USA e della Cina, ma assai superiore a quello di paesi come la Nigeria o l’Egitto, tra l’altro molto popolosi (dal che deriva un bassissimo PIL pro capite). E il declino che stiamo vivendo, a causa della corruzione e della conseguente incompetenza delle classi dirigenti (e non solo) non è arrivato al punto da far sparire l’Italia dallo scenario internazionale.

Sembra però opportuno riflettere su quali medaglie d’oro sono state conquistate dagli Italiani a Rio de Janeiro: quattro su otto sono state vinte nel tiro a segno, una nella scherma, una nel judo, una nel nuoto ed una nel ciclismo su pista. Ad una prima occhiata il nostro sembrerebbe essere un paese di guerrieri, ma la cosa, francamente, risulta insostenibile.

Più probabilmente, quanto sopra riportato ci parla di un paese che, in un contesto caratterizzato da corruzione e da carenze organizzative di ogni genere, vede emergere prevalentemente talenti individuali, e li vede emergere soprattutto nelle discipline che non fanno circolare grandi quantità di denaro. Anche in questo, i risultati conseguiti nei giochi olimpici sembrano rappresentare una metafora della società che li ha prodotti.

L’avvenire dell’Italia dipenderà dall’impegno di chi, lontano dal clamore e senza disporre di ingenti capitali, lavora quotidianamente per migliorare se stesso e la società in cui vive.

 

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