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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Ottobre 2016

GrilloA proposito di Movimento 5 Stelle, di Luciano Nicolini (n°194)

Il sogno della democrazia diretta digitale non corrisponde alla realtà

Una delle principali occupazioni di chi scrive su di un giornale è farsi i fatti degli altri e, questa volta, mi farò quelli del Movimento 5 Stelle. Non che non fosse mai accaduto prima: sul numero 95 di Cenerentola (ottobre 2007), all’indomani del “V Day” di Bologna, tenutosi l’8 settembre di quell’anno, fummo tra i pochissimi a mettere in copertina una foto di Grillo che arringava i suoi seguaci; sul numero 123 (aprile 2010) fui io stesso a commentare, peraltro senza mostrare troppo entusiasmo, il programma politico del Movimento (che nessuno, all’epoca, prendeva sul serio). Questa volta mi occuperò di quest’ultimo da un altro punto di vista.

 

È noto che recentemente i grillini hanno conquistato il governo di diversi capoluoghi di provincia come Parma e Livorno. Ed è altrettanto noto che, con le elezioni di questa primavera, si sono aggiudicati addirittura il governo di Torino e di Roma. Della giunta torinese i giornali parlano piuttosto bene. Ci si domanda se davvero sia così brava (forse sarebbe opportuno chiederlo ai cittadini...). Di ben diverso tenore sono invece i giudizi dati dai mezzi di comunicazione di massa sulla giunta romana: da due mesi a questa parte non fanno che evidenziare le sue presunte malefatte.

Il motivo è molto semplice: i poteri forti, quelli che controllano la stampa e la televisione, vogliono che Roma ospiti le olimpiadi nel 2024. Dove ci sono grandi lavori, ci sono grandi margini di guadagno e lor signori si possono abbuffare.

La sindaca Raggi, almeno per ora, ha detto di no; e ne sono molto lieto (anche perchè la cosa non era affatto scontata). Nel frattempo però, nel Comune di Roma, sono accadute diverse cose: innanzitutto si sono dimessi (o sono stati ridimensionati) alcuni assessori e dirigenti legati, in qualche modo, alle precedenti giunte di centrosinistra; poi si sono dimessi (o sono stati ridimensionati) alcuni assessori e dirigenti legati, in qualche modo, alle precedenti giunte di centrodestra. La qual cosa ha lasciato tutti piuttosto perplessi.

A tale proposito sembra lecito porsi tre domande:

1) ha fatto bene la Raggi a imbarcare persone che nulla avevano a che fare con il Movimento 5 Stelle (e che si sono fatte pagare profumatamente)?

2) la sindaca è la persona giusta per coordinare la rinascita della città?

3) chi sono le persone elette dal Movimento 5 Stelle nel consiglio comunale di Roma?

Per ciò che riguarda la risposta al primo quesito non ho dubbi. La Raggi ha fatto malissimo. Capisco il terrore di chi si trova di fronte all’impresa disperata di risanare la capitale, terrore che porta ad affidarsi a persone dotate di lunga esperienza. Ma le persone dotate di lunga esperienza, quasi sempre, sono compromesse con chi ha governato fino a ieri portando la città alla rovina. È molto difficile che possano cambiare veramente la musica!

Meglio avrebbe fatto a servirsi di persone giovani e vicine al Movimento 5 Stelle. Il mondo è pieno di giovani capaci (ed economici). Se lo dico io che, essendo vecchio, tendo di norma ad esaltare il valore dell’esperienza, vi potete fidare.

Più difficile è rispondere al secondo quesito. C’è chi ha ipotizzato che la sindaca sia, detto in poche parole, una marionetta infiltrata dal centrodestra nel Movimento 5 Stelle. Se ciò fosse vero non sarebbe, è chiaro, la persona giusta per coordinare la rinascita della città. E mi auguro che le cose non stiano in questo modo.

Ma come si fa, mi domando, ad escluderlo completamente, quando si adotta un sistema di selezione dei candidati che permette a tutti, basta che presentino un documento di identità, di partecipare alla loro scelta? E, a maggior ragione, come si fa, venendo al terzo quesito, ad escludere la presenza di infiltrati tra i consiglieri?

Il problema, in verità, lo hanno creato Grillo e, soprattutto, Casaleggio. Il primo, lo ha sempre detto, non era interessato a costruire un partito. Gli interessava soltanto creare uno strumento che potesse dar voce alle istanze dei cittadini o (meglio) di tutti i cittadini a prescindere dalle loro idee. Al secondo, innamorato del progetto di democrazia diretta digitale, interessava invece implementare uno strumento completamente diverso dall’attuale sistema di rappresentanza politica.

Se queste cose potevano avere un senso in alternativa alla democrazia rappresentativa, è evidente che non hanno alcun senso al suo interno. Il rischio, infatti, è che chi è interessato a fermare il cambiamento voti due volte: la prima eleggendo i propri rappresentanti, la seconda scegliendo on line i candidati dell’avversario (optando per quelli più graditi se non, addirittura, per personaggi appositamente infiltrati).

Facciamo un esempio: sono il leader di un partito che conta il 30% dei consensi. Innanzitutto faccio votare i miei seguaci per me (e per i miei amici) alle elezioni, assicurandomi il 30% dei seggi (nel caso più semplice, quello di un sistema proporzionale); nel frattempo faccio iscrivere i miei seguaci on line al Movimento 5 Stelle (è sufficiente inviare copia della carta di identità) e faccio scegliere loro i candidati da me inflitrati in tale movimento. Se quest’ultimo conta anch’esso il 30% dei consensi, avrò in mano il 60% dei consiglieri. Se, grazie ai travolgenti comizi di Grillo, otterà il 70% dei consensi, potrò contare addirittura sul 100% dei consiglieri pur avendo perso le elezioni. In conclusione: forse sarebbe meglio che il Movimento 5 Stelle vigilasse più attentamente sulle proprie iscrizioni, e facesse scegliere i candidati dalle assemblee degli iscritti, come fanno le (poche) organizzazioni democratiche degne di questo nome.

 

 

 

 

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