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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Mercoledì, 01 Febbraio 2017

neveRigopiano: una storia italiana, di Luciano Nicolini (n°198)

Il 24 gennaio è stato pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” un articolo di Luisella Costamagna intitolato “Rigopiano, le domande da non fare (per non passare da sciacalli)”.

Gli scopi dell’ottimo articolo (se ho ben inteso) erano essenzialmente due:

sollevare dubbi circa l’ineluttabilità della disgrazia che si è verificata (ventinove morti, travolti da una slavina) e rivendicare il diritto dei giornalisti di sollevare dubbi. Personalmente non sono in grado di dire se la disgrazia fosse evitabile e, quanto al sacrosanto diritto rivendicato dalla Costamagna, sono il primo a sottolineare che troppo spesso i giornalisti ne abusano, soprattutto dalle parti del Fatto Quotidiano. Ciò che mi interessa far notare è che i dubbi della Costamagna sono, purtroppo, tutti legittimi. Proviamo a passarli in rassegna:

1) «È vero – scrive la giornalista – c’è stata una concomitanza straordinaria, tragica, tra uno sciame sismico mai visto prima, una nevicata altrettanto eccezionale (…) e un vento forte. Ma (…) se il terremoto non si può prevedere, il maltempo sì. E allora perché l’allerta meteo neve e valanghe, a 4 su 5 nella zona del Gran Sasso, lanciata già lunedì è rimasta inascoltata? Perché non sono scattati subito gli ordini di evacuazione e l’hotel non è stato sgomberato, prima che le strade diventassero impraticabili?»

Francamente, non saprei rispondere. So però che nel nostro Paese si costruisce in prossimità dei fiumi, nelle zone franose e persino vicino alle bocche dei vulcani. E il fenomeno è talmente diffuso che difficilmente, anche in presenza di segnali di pericolo, qualcuno si assumerebbe la responsabilità di evacuare aree intensamente abitate.

2) «Perché la mail inviata dall’amministratore dell’hotel alle sette del mattino della sciagura a Prefettura e Provincia di Pescara, Polizia provinciale e sindaco di Farindola, per chiedere un intervento – dato che la situazione era preoccupante, i clienti erano “terrorizzati” per le scosse, ma non potevano andare via perchè le strade erano bloccate – è rimasta lettera morta?».

È un’altra domanda alla quale non sono in grado di rispondere. So però, per lunga esperienza, che purtroppo nel nostro Paese (a meno che il proprio fine sia soltanto quello di autotutelarsi) se si vuole ottenere qualcosa occorre rivolgersi a un solo interlocutore ed essere insistenti, altrimenti lo scaricabarile è pressochè garantito (mia madre diceva sempre di individuare l’ufficio giusto e chiedere, al termine della telefonata, “Con chi ho parlato?”).

3) «Perché la Provincia di Pescara annunciava nel suo sito in pompa magna, già il 4 gennaio: “Piano Neve, tutto pronto”, quando non era pronto affatto e la ricerca della turbina spazzaneve è cominciata solo quella mattina; poi la turbina era rotta e allora se n’è cercata un’altra, ma era nell’aquilano e quando finalmente è stata messa in moto è rimasta senza gasolio e si è dovuto rifornirla con le taniche trasportate a piedi?».

Non lo so, né sono in grado di verificare le affermazioni fatte dalla giornalista circa le turbine. So però che poco tempo fa il presidente di una Regione (che non è l’Abruzzo) ha convocato i suoi dirigenti e ha detto loro con enfasi: “noi non saremo la giunta del fare, bensì la giunta del comunicare”. Se questi sono i presupposti…

4) «Perché l’allarme lanciato dopo, tra le 17.45 e le 18, dal ristoratore Quintino Marcella a tutte le autorità, non solo non è stato creduto, ma pure ridicolizzato e una donna della sala operativa della Protezione Civile della Prefettura di Pescara (…) gli ha risposto: “È una bufala. Abbiamo verificato ed è tutto a posto. Sarà uno scherzo fatto col telefonino del cuoco”?».

È chiaro che lavorare in una situazione di emergenza è molto difficile, soprattutto quando si è tempestati di chiamate assurde. Ma – mi domando – a chi non è mai capitato, nel segnalare una vera emergenza, di essere intrattenuto con domande altrettanto assurde, spesso accompagnate da indicazioni impossibili da mettere in pratica? O, addirittura, di sentirsi rispondere “non è nostra competenza”?

5) «Perché i soccorsi sono scattati solo due ore dopo quelle telefonate alle 20? E sono riusciti ad arrivare all’hotel solo alle 4.40 del mattino dopo, undici ore dopo la valanga?»

Probabilmente, perché non si è dato il giusto peso alla telefonata di cui sopra.

6) «E quell’hotel poteva stare lì? È vero, il processo per abusivismo edilizio si è concluso con l’assoluzione perché il fatto non sussiste e poi è scattata la prescrizione, ma la mappa geomorfologica della Regione Abruzzo dice che quel resort è stato costruito sui detriti di passate frane e valanghe, quindi in una zona geologicamente inadatta: chi ha dato le autorizzazioni? Quando cominceremo a fare prevenzione?».

Qui si apre un discorso piuttosto spinoso: in Italia è abusivo tutto ciò che è anche lievemente difforme dal progetto consegnato dal costruttore in Comune. Una casa edificata dove non doveva essere costruita viene messa sullo stesso piano di una casa, regolarmente autorizzata, nella quale il proprietario non ha mai spostato neanche un chiodo (ma che risulta lievemente difforme dal progetto presentato). Ovviamente a tutto si può rimediare: basta pagare un condono edilizio!

Ne consegue che ciascuno costruisce dove e come vuole: al massimo gli toccherà pagare il prossimo condono che, con molta probabilità, dovrà pagare ugualmente (qualche lieve difformità si trova sempre…).

Non so che cosa sia accaduto a Rigopiano, so quello che accade, di norma, in tutto il Paese.

7) «E quanto hanno pesato, sull’inefficienza e i ritardi dei soccorsi, anche le riforme fatte male? Come la presunta abolizione delle province, visto che continuano a esistere solo per i costi ma non per far funzionare le cose, e se prima erano loro a sovrintendere alle funzioni della Protezione Civile e alla manutenzione delle strade, ora non si sa più chi debba fare cosa: cinque mezzi spazzaneve della provincia di Chieti sarebbero rimasti fermi perché nessuno era in grado di guidarli. E l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato, soppresso a settembre per la riforma Madia? Tre elicotteri del CF di Rieti non si sono potuti alzare in volo perché non si è ancora deciso se affidare i mezzi ai carabinieri (che hanno assorbito i forestali) o ai Vigili del Fuoco».

Altra questione spinosa: premesso che, come ho scritto più volte, sono contrario all’abolizione delle Province e, ancor più, all’assorbimento dei forestali nell’arma dei carabinieri; premesso che, anche in questo caso, non sono in grado di controllare l’esattezza delle affermazioni della Costamagna circa gli elicotteri e gli spazzaneve; mi sembra chiaro che, quando si abolisce qualcosa, occorre provvedere a sostituirlo con altro che sia più efficace.

E so bene, avendo lavorato per tredici anni nella pubblica amministrazione, che non sempre questo avviene. Al contrario, molto spesso, ciò che, per un motivo o per l’altro, viene a mancare non è neppure sostituito. Conosco persone che, al momento di andare in pensione, hanno cercato invano di “passare le consegne” ad altri. E i loro dirigenti erano i primi a disinteressarsi della cosa.

In alcuni casi questa è una brillante dimostrazione che ciò che avevano fatto per tutta la vita non serviva a nulla. Ma, ovviamente, non sempre è così. Il problema è che le esigenze degli utenti non sono quasi mai la prima preoccupazione di chi dirige la pubblica amministrazione.

In conclusione – si chiederà il lettore - la trageda di Rigopiano poteva essere evitata? O, quantomeno, il numero delle vittime poteva essere più ridotto?

Non lo so. E non ho gli elementi per rispondere seriamente a tali domande. So però che le cose narrate dalla Costamagna mi suonano familiari. E che non mi stupirei minimamente se fossero vere.

Riusciremo mai a cambiare lo stato di cose presente? Spero di sì, e continuo ad adoperarmi in tal senso. Ma temo che il lavoro sarà lungo e complesso.

 

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