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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Mercoledì, 01 Marzo 2017

TitanicBallando sul Titanic, di Luciano Nicolini

Quale sia la situazione in cui versa l’Italia mi pare sia stato ben descritto da Toni Iero nell’editoriale di questo numero di Cenerentola. Nel frattempo i politici ballano sul ponte della nave che affonda. Qual è la musica suonata dall’orchestra? In altre parole, di che cosa si sono interessati i mezzi di comunicazione di massa durante il mese scorso?

La scissione del Partito Democratico

È un tema che ha occupato a lungo le prime pagine dei quotidiani. Ovvio – si dirà – stiamo parlando del partito che governa l’Italia. Sì, ma perchè D’Alema, Bersani e soci hanno deciso di abbandonarlo? Sono forse contrari al Jobs Act, la legge che sta rendendo precario ogni posto di lavoro? Sono forse contrari al progetto autoritario che ha partorito la legge elettorale denominata Italicum? Sono contrari alla collaborazione con personaggi quali Verdini, Alfano e Berlusconi? No, queste cose le hanno digerite da un pezzo. Semplicemente non riescono a sopportare l’arroganza di Renzi.

Li posso capire: chiunque abbia convissuto con persone supponenti e arroganti sa bene quanto, alle lunghe, risultino insopportabili. Ma se anche Bersani e soci fondassero un altro PD, che cosa cambierebbe? Nulla. Hanno già detto che sosterrebbero il governo Gentiloni, cioè Renzi e l’ammucchiata che lo ha supportato fino ad ora.

Di cambiare musica non si parla.

La giunta romana

È un altro argomento che da mesi occupa giornali e programmi televisivi. Il PD e i suoi amici stanno cercando di convincerci delle presunte malefatte della sindaca Raggi. Che la signora non mi sia simpatica credo si sia capito, e ancor meno mi sono simpatici i collaboratori dei quali si attornia. Tuttavia sembra che finora non abbia fatto nulla di tanto grave, almeno in confronto a ciò che fanno quotidianamente gli amministratori (e i governanti) della grande ammucchiata che spadroneggia in Italia.

Sarebbe il caso di finirla. Ma la musica, come è noto, la decide chi paga l’orchestra.

La questione dei tornelli

Un po’ di spazio sulle prime pagine è stato riservato anche a Bologna. Come Bolognese dovrei forse esserne orgoglioso. Ma il motivo è banale: il rettore dell’università ha avuto la discutibile idea di collocare dei tornelli all’entrata di una biblioteca; molti non hanno gradito l’iniziativa e li hanno smontati; ne è seguita un’occupazione, l’intervento della polizia e scaramucce varie tra questa e gli occupanti.

Da tutta l’Italia mi chiedono che cosa sta accadendo a Bologna: ben poco, in verità, i Bolognesi hanno problemi assai più gravi da affrontare (compresi gli studenti, spesso costretti a seguire le lezioni seduti per terra). I giornalisti di regime, invece, sembra non abbiano nulla di meglio da fare che occuparsi di queste cose.

Tassisti e ambulanti

Solo negli ultimi giorni di febbraio agli articoli e ai servizi citati si è affiancato il dibattito sulla manifestazione contro il governo fatta dai tassisti e dagli ambulanti a Roma. Finalmente un argomento interessante, nel senso che interessa le vite di centinaia di migliaia di lavoratori che operano in questi settori. Rubando la conclusione a Toni Iero, mi verrebbe da scrivere: “Vogliamo provare a parlarne?” Non mi risulta infatti che la sinistra antagonista, e in particolare quella libertaria, abbia preso posizione in merito.

A dire il vero, noi della redazione di Cenerentola qualcosa in proposito l’avevamo scritto, in tempi non sospetti, sui numeri 27, 30 e 31 della rivista (come dimostra l’articolo riportato di seguito) ma, poiché mi risulta che tra i nostri abbonati vi siano diversi ambulanti e diversi tassisti, domando a loro: “Volete provare a parlarne”?

La rivista è a vostra disposizione.

Luciano Nicolini

Ancora su tassisti e licenze (da Cenerentola, n. 31, del 16/2/2004)

«Abbiamo riportato, sullo scorso numero di Cenerentola, una lettera, pubblicata alla fine di gennaio da Liberazione, con la quale un lettore descriveva l’assurdo traffico delle licenze che si svolge fra i tassisti. Il lettore concludeva con una provocazione: “Mi domando e vi domando: perchè non solo si tollera, ma si alimenta a dismisura, una situazione così medioevale? Quasi quasi, mi converto al neoliberismo secco...”

Il 4 febbraio, lo stesso quotidiano, organo, lo ricordiamo, del Partito della rifondazione comunista, ha pubblicato un’ altra lettera, a firma Umberto Piotto, con la quale si alza il tiro:

“Signor direttore – scrive - ormai se ne sono resi conto un po’ tutti che le cose in Italia non stanno andando per il meglio, ognuno suggerisce la propria ricetta per uscire da questa crisi. Non ho ancora sentito nessun politico parlare dei privilegi intoccabili delle grandi corporazioni professionali, notai, farmacisti, tassisti eccetera. Perché non liberalizziamo tutte le professioni?”

Non sappiamo come risponderanno, a domande di questo genere, i nipotini di Marx. Quanto a noi, come socialisti, ovviamente, desideriamo che la produzione e i servizi siano pianificati dal basso (o, per essere più precisi, dal semplice al composto) e svolti da lavoratori pubblici, piuttosto che da privati. Come libertari, riteniamo però che anche i lavoratori autonomi debbano poter esercitare la loro professione liberamente, purchè ciò non avvenga con l’ausilio di dipendenti.

E quando diciamo “liberamente”, intendiamo dire “senza bisogno di permessi e licenze di sapore medioevale”.

Detto per inciso, ci fa piacere che una posizione analoga sia stata assunta dal sindacalismo di base che, almeno a Milano, malgrado l’Associazione dei Tassisti (con licenza) abbia buone ragioni, sta sostenendo il Comitato Aspiranti Tassisti Milanesi nella lotta per l’assegnazione di nuove licenze». (red)

 

 

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