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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Aprile 2017

lA voce del padroneArticolo quinto: chi ha la grana ha già vinto, di Luciano Nicolini

In Italia il dominio statunitense e il Fondo Monetario tranquillizzano i potenti

Il “Corriere della sera” del 14 marzo scorso è veramente un capolavoro. In prima pagina, l’editoriale di Giuseppe De Rita (articolo 1) esordisce così: «Non impiccatevi alla stesura di ambiziosi programmi di medio-lungo periodo.

Questo è il disinteressato (sic!) consiglio che mi viene spontaneo dare alle forze politiche che sembrano non poter fare a meno della ideazione, redazione, lancio e sostegno di ardite proposte programmatiche. La cosa si capisce: siamo ormai in campagna elettorale e il dichiarare i propri intendimenti è passaggio obbligato di chiunque voglia candidarsi alla guida del Paese. (…) Di qui la quasi febbrile tentazione a scrivere un programma, metterlo sul tavolo, confrontarlo con le altre parti e presentarlo successivamente agli elettori, come piattaforma di intenzioni e di volontà politiche. Ma è una tentazione che rischia di perdersi in qualche palude pericolosa». Dunque, a suo parere, è «meglio mettere i programmi in soffitta» (questo il titolo dell’editoriale) «dando invece spazio ad una logica di “agenda” scadenzata nel breve periodo, articolata per specifici scopi, che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni».

E se i partiti devono rinunciare ai programmi e lavorare sull’esistente, che senso hanno i comizi? Nessuno. Del resto, nella stessa pagina del “Corriere della sera”, incurante del ridicolo, Paolo Valentino ci informa (articolo 2) che «un Paese democratico non può autorizzare una propaganda politica sul proprio territorio senza contraddittorio».

Sempre in prima pagina (articolo 3), Federico Fubini racconta che «I grafici sull’inflazione e i sondaggi sui partiti populisti mostrano andamenti opposti. I prezzi salgono, i leader anti Ue sono vulnerabili». Non è ben chiaro perchè i leader anti Ue vengano chiamati “populisti”. Ma lasciamo perdere. «Prendete i sondaggi olandesi – prosegue Fubini – sovrapponeteli a un grafico dell’inflazione e scoprirete perchè forse non dobbiamo morire populisti. (…) Quando infatti la dinamica dei prezzi va sotto zero e si rischia la deflazione, i ricavi delle persone comuni arretrano mentre gli interessi sul loro mutuo no. Allora i debiti pesano di più e rendono tutto il resto più difficile da sopportare (…)». Ma «ora che la minaccia della deflazione sembra sepolta» il pericolo “populista” si allontana.

A parte il fatto che la minaccia della deflazione non mi sembra sepolta, trovo singolare che, dopo averci accusato per anni di fomentare l’inflazione (descritta come un mostro da sconfiggere), ora ci spieghino che un po’ di inflazione alle “persone comuni” fa soltanto bene, e sperino in essa per arginare la rabbia della gente. Ma – mi domando – di chi hanno paura? Di noi rivoluzionari? Non credo proprio, dati gli attuali rapporti di forza. Dei partiti “populisti”? E chi sarebbero, in Italia, questi “populisti”? La Lega Nord? Ma se è proprio la stampa di regime a pompare Salvini in funzione anti Grillo...

Grillo. Ah sì, alludono a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle!

Ma non tutti gli opinionisti del “Corriere della sera” ne hanno paura. È il caso di Aldo Cazzullo che a pagina 25, rispondendo a una lettrice assai allarmata, scrive (articolo 4): «I 5 Stelle potranno anche andare al governo: è possibile, forse probabile. Ma dureranno sei mesi. Poi arriverà il fondo monetario. E saranno dolori».

In conclusione: se è vero, come è vero, che gli editoriali del “Corriere della sera” sono in sintonia con il pensiero del padronato italiano, costoro ritengono che i programmi dei partiti politici siano del tutto inutili. Si tratta soltanto di amministrare l’esistente, tanto i programmi vengono decisi altrove, lontano dal parlamento. Il popolo può protestare (siamo in democrazia!), l'importante è che la protesta si incanali dove viene indicato: verso quella Lega che, da quando è calata su Roma, ha sempre appoggiato i potenti ottenendo in cambio la sua fetta di torta. C’è chi, tra quest’ultimi, teme il Movimento 5 Stelle, non perchè l’abbia scambiato per un partito rivoluzionario, ma perchè, finora, non ha fatto parte della combriccola. Invece i più avveduti, come Cazzullo, non si preoccupano: anche i pentastellati dovranno adeguarsi, perchè in Italia comanda il governo degli Stati Uniti e, grazie ad esso, vale sempre l’articolo quinto: chi ha la grana ha già vinto.

Il ragionamento non fa una grinza. Ma anche i più avveduti dimenticano un particolare importante: i conti si fanno insieme all’oste.

 

 

 

 

 

 

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