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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Giovedì, 01 Marzo 2018

Gay Pride 2017Otto Marzo 2018, redazionale (n°210)

Negli ultimi anni, in Italia, le violenze sulle donne risultano essere in diminuzione, sarebbe invece in aumento la gravità di tali violenze

L’Otto Marzo, come ormai tutti sanno, è la festa della donna. Un tempo lo festeggiava soltanto la sinistra; oggi (complice la pubblicità delle aziende, per le quali ogni occasione è buona per vendere i propri prodotti) lo festeggia pure la destra. 

In Italia molti sindacati, tra i quali l’Unione Sindacale Italiana, hanno proclamato per quel giorno uno sciopero quasi generale (restano esclusi, a causa della vicinanza alle elezioni politiche, i pompieri, i lavoratori del trasporto marittimo, dei ministeri e del comparto regioni ed enti locali).

Per parte nostra, dopo aver fatto, sul numero di gennaio, il punto circa l’evoluzione della violenza in Italia, e aver constatato come negli ultimi decenni il numero di omicidi sia fortemente e costantemente diminuito,    proveremo, utilizzando i dati forniti dall’Istat, a ragionare circa la violenza sulle donne.

«Il 31,5% delle 16-70enni – afferma l’Istituto in un suo recente comunicato –ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21%  violenza sessuale, il 5,4% le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro e il tentato stupro». Gran parte di esse (il 13,6% sul totale delle donne) avrebbe subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner.

«Le forme più gravi di violenza – prosegue il comunicato - sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex». 

Interessante, come abbiamo avuto modo  di vedere parlando della violenza in generale, è comprendere i cambiamenti nel tempo del fenomeno della violenza contro le donne.

A tal fine, l’Istat ha confrontato «le violenze verificatesi negli ultimi cinque anni con i dati relativi allo stesso intervallo di tempo, raccolti nella precedente indagine del 2006. (…)

Si colgono importanti segnali di miglioramento: diminuiscono la violenza fisica e sessuale da parte dei partner attuali e da parte degli ex partner, e cala pure la violenza sessuale (…) perpetrata da uomini diversi dai partner. Non si intacca però lo zoccolo duro della violenza nelle sue forme più gravi (stupri e tentati stupri) come pure le violenze fisiche da parte dei non partner mentre aumenta la gravità delle violenze subite».

Accanto alla violenza fisica le donne subiscono spesso anche diverse forme di violenza psicologica. Qust’ultima, assai difficile da misurare, secondo l’Istat sarebbe «in forte calo rispetto al 2006». Infatti, «quella commessa dal partner attuale diminuisce dal 42,3% al 26,4%». 

Che dire? Il quadro che viene presentato non è certamente roseo: mette in evidenza come ancora molti maschi non rinuncino ad imporre, talvolta anche attraverso la violenza, il proprio dominio sulla donna e, in particolare, sulla propria partner. È nell’ambito del rapporto di coppia, infatti, e soprattutto nell’ambito della famiglia, che si manifesta buona parte dei comportamenti violenti.

Tale fenomeno, tuttavia, sembra essere in diminuzione: la propaganda femminista degli ultimi decenni, unita alla emancipazione economica delle donne, sta producendo una nuova generazione meno incline alla sottomissione e più consapevole dei propri diritti.

Meno facile da interpretare è il fatto che, almeno a detta dell’Istat, sia in aumento la gravità delle violenze subite: si potrebbe però ipotizzare che, paradossalmente, tale aumento sia in relazione proprio al miglioramento del rapporto tra i sessi. È infatti verosimile che in una società in cui il dominio maschile rappresenta la norma, il ricorso alla violenza da parte del maschio sia anch’esso normale, ma raramente incontrollato; e che, invece, laddove tale dominio viene messo in discussione in modo radicale (e sanzionato negativamente dalla legge) il ricorso alla violenza da parte del maschio, assai meno frequente, prenda però più spesso la forma di un’azione incontrollata, con tutto ciò che ne può conseguire.        

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