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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Domenica, 25 Marzo 2018

Suocera e nuoraParlare alla nuora… di Luciano Nicolini (n°211)

perchè suocera intenda.

Sì, è proprio ciò che mi propongo di fare. Ma non si pensi che la nuora l’abbia scelta a caso: “Per una sinistra rivoluzionaria” è infatti la lista per la quale ho votato (anche se poco convinto) alle recenti elezioni per la camera dei deputati.

Tale lista era promossa, almeno dalle mie parti, dal Partito Comunista dei Lavoratori che, all’indomani delle elezioni, ha emesso un comunicato del quale mi servirò per fare alcune considerazioni.

«Il voto del 4 marzo – esordiscono gli estensori - ha espresso un risultato estremamente negativo per i lavoratori e il movimento operaio. La crisi del renzismo è precipitata, ma è stata capitalizzata da forme diverse di populismo reazionario: dal Movimento 5 Stelle, in particolare nel Sud e nelle Isole, dove realizza un autentico sfondamento; da un centrodestra a trazione Salvini, in particolare nel Nord. La sinistra, nel suo insieme, è pesantemente marginalizzata dal nuovo scenario». 

Condivido solo in parte. Ritengo infatti improbabile che i risultati elettorali mutino la situazione politica e sociale: da tempo siamo governati da un blocco comprendente, sostanzialmente, tutti i partiti presenti in parlamento ad eccezione del Movimento 5 Stelle. 

È abbastanza improbabile che quest’ultimo venga ammesso alla stanza dei bottoni. E, se tale evento si verificasse, non credo che la cosa comporterebbe un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Perché dunque parlare di “risultato estremamente negativo?”

Inoltre, trovo superficiale accomunare sotto l’etichetta di “populismo reazionario” il Movimento 5 Stelle e il “centrodestra a trazione Salvini”.

«Il PD di Renzi – prosegue il comunicato - consuma una disfatta. Il duplice fallimento del renzismo (mancato sfondamento nel blocco sociale di centrodestra e insuccesso dell’operazione diga verso il grillismo sul terreno della competizione populista) era già inscritto da tempo nello scenario politico». 

Che il Partito Democratico abbia perso le elezioni è evidente. Mi sembra però meno evidente il “fallimento del renzismo”: questo era nato come “diga verso il grillismo” e, come tale, ha funzionato (il Movimento 5 Stelle non è riuscito a diventare maggioranza e, se lo diventasse ora, sarebbe comunque assai più addomesticabile di cinque anni fa); quanto allo “sfondamento del blocco sociale di centrodestra”, siamo certi che il renzismo se lo  proponesse come fine? A me sembra si proponesse piuttosto lo sfondamento di tutto ciò che conteneva l’eredità del vecchio Partito Comunista Italiano, operazione che, con l’emarginazione di Bersani e soci, e la loro conseguente disfatta elettorale, ha avuto un successo strepitoso (per un pelo non sono andati sotto il 3%, il che avrebbe significato per il renzismo il successo completo).

«Il M5S - afferma il comunicato - ha riportato un successo elettorale e politico molto rilevante. Nel Meridione ha capitalizzato la combinazione dello sfaldamento dei vecchi potentati clientelari e del richiamo della bandiera del cosiddetto reddito di cittadinanza, sino a raggiungere risultati da plebiscito. Nel Nord ha consolidato un blocco elettorale che tiene insieme voto operaio e settori di piccola borghesia. Nei fatti il M5S ha sommato l’eredità del “voto contro” i partiti dominanti con l’immagine di possibile carta di ricambio sul terreno del governo, quale nuovo garante e protettore sociale di interessi compositi. Il trasformismo governista del nuovo corso di Di Maio non solo - al momento - non ha penalizzato il M5S, ma ha allargato la sua capacità di presa». 

Condivido soltanto in parte. È vero che il successo elettorale è stato rilevante; non credo però che la vittoria in Meridione sia dovuta al “richiamo della bandiera del cosiddetto reddito di cittadinanza”. I Meridionali non sono stupidi ed hanno capito benissimo che il cosiddetto “reddito di cittadinanza” contenuto nel programma dei pentastellati altro non è se non un provvedimento per alleviare alcune situazioni di estremo disagio: pochi lo percepiranno e, in cambio, dovranno prestarsi a strane corvé. La realtà è che nel Sud, come nel Nord, il Movimento 5 Stelle ha “consolidato un blocco elettorale che tiene insieme voto operaio e settori di piccola borghesia”. Forse sarebbe il caso di chiedersi perché!

«Il centrodestra – sempre secondo il comunicato - ha complessivamente conseguito l’obiettivo di coalizione di maggioranza relativa, ma il netto sorpasso della Lega su Forza Italia segna un successo indiscutibile del salvinismo. La campagna centrale per la cacciata degli immigrati (“prima gli italiani”), combinandosi con l’impegno ad abolire la legge Fornero, ha connotato un richiamo politico fortemente caratterizzato capace di polarizzare attorno a sé un blocco sociale reazionario molto eterogeneo».  

Che i compagni classificassero come reazionario lo slogan “prima gli italiani” me lo aspettavo, non capisco invece che cosa ci sia di reazionario nel voler abolire la legge Fornero. Potrà forse essere inopportuno, ma “reazionario” direi proprio di no.

«Liberi e Uguali – prosegue il comunicato -  ha totalmente fallito l’obiettivo di ricomposizione attorno a sé del popolo della sinistra.  Prima  una  scissione del PD molto tardiva e senza riconoscibilità sociale, poi una campagna elettorale attorno a Grasso giocata su una disponibilità alla ricollocazione di governo assieme al PD (e addirittura a Berlusconi) hanno portato LeU in un vicolo cieco. La soglia del 3,3% sancisce una disfatta che mina alla radice non solo il progetto dichiarato di costruzione del nuovo partito della sinistra, ma la stessa tenuta dell’aggregazione». 

Verissimo.

«L’aggregazione riformista di Potere al Popolo manca largamente l’obiettivo massimo del 3%, e anche l’obiettivo intermedio del 2%, attestandosi attorno all’1,12%. Nonostante il relativo successo di immagine in un bacino ristretto di avanguardia, la recita di un movimentismo antagonista in assenza di un movimento reale non è riuscita a capitalizzare lo spazio a sinistra di Liberi e Uguali se non in misura modesta. In ogni caso Potere al Popolo è e resta segnato da un’assenza di progetto generale che vada al di là della raccolta di rivendicazioni immediate. Peraltro il commento entusiastico del dato elettorale (“siamo contentissimi”, ha dichiarato Viola Carofalo) sembra rimuovere non solo la realtà del voto conseguito da Potere al Popolo rispetto alle ambizioni dichiarate, ma il pessimo scenario politico generale». 

Sarei, se possibile, ancora più severo: non solo questi compagni hanno dimostrato di essere fuori dalla realtà, ritenendo possibile raggiungere il 3% dei voti espressi ma, a posteriori, hanno pure fatto finta di essere consci della debolezza della sinistra festeggiando l’uno per cento!

«Il PC stalinista di Marco Rizzo, di impronta nordcoreana, - così viene etichettato nel comunicato ha investito nel nostalgismo del vecchio PCI con una pronunciata caratterizzazione di partito, conseguendo un risultato non disprezzabile (0,32, con presenza nel solo 60% del paese). Ma si tratta di un fenomeno d’immagine autocentrato, senza linea e proposta di massa, attorno all’immagine pubblica del segretario».

E arriviamo infine all’autocoscienza: 

«La lista “Per una sinistra rivoluzionaria”, che il Partito Comunista dei Lavoratori ha promosso assieme ai compagni e alle compagne di Sinistra Classe Rivoluzione, ha registrato un risultato molto negativo (0,12 al Senato, 0,08 alla Camera, corrispondente a un bacino di circa lo 0,15, vista la presenza solo nella metà del paese). Da rivoluzionari non rimuoviamo la realtà, né vogliamo abbellirla. Siamo stati in questa campagna elettorale l’unica reale presenza anticapitalista, classista, internazionalista. Molti fattori congiunti hanno militato contro di noi: uno scenario generale di deriva reazionaria segnato dall’arretramento profondo della coscienza politica della classe, la concorrenza inedita di tre formazioni a sinistra del PD molto più equipaggiate di noi in termini di forza organizzata o proiezione pubblica, un simbolo elettorale e un nome della lista con l’esplicito riferimento alla “sinistra” in assenza di una chiara connotazione comunista legato all’accordo tra i soggetti componenti il cartello. A tutto questo si è aggiunta una riduzione degli spazi mediatici d’accesso maggiore che in passato, senza paragone con altri soggetti concorrenti. L’insieme di questi fattori ha concorso a un risultato obiettivamente pessimo, ma non ne sono l’unica motivazione». 

Tuttavia, niente paura!

«Da marxisti rivoluzionari non ci facciamo certo demotivare da un risultato elettorale» perchè «i risultati elettorali non sono mai la misura delle ragioni, quanto il riflesso di uno scenario dato e dei relativi rapporti di forza. Mentre tutte le ragioni che abbiamo sostenuto nella stessa campagna elettorale, e che più in generale sono alla base del nostro intervento di classe, continuano a corrispondere alla realtà delle cose. Su due terreni complementari. 

In primo luogo, la situazione sancita dal voto del 4 marzo conferma una volta di più che solo una irruzione del movimento operaio sul terreno della lotta di classe potrà segnare una svolta reale e aprire dal basso un nuovo scenario politico. Parallelamente, proprio il profondo arretramento della coscienza politica della classe lavoratrice, che i risultati elettorali confermano clamorosamente, ripropone la necessità di costruire controcorrente il partito rivoluzionario». 

Che dire…

Il comunicato mi sembra esprimere in modo esemplare l’atteggiamento della sinistra più radicale: il Movimento 5 Stelle è accomunato alla Lega sotto l’etichetta di “populismo reazionario” e il declino della sinistra viene, sostanzialmente, spiegato con il rincoglionimento delle classi subalterne. Lasciando da parte il termine “populismo”, oggi utilizzato come insulto verso chi la pensa diversamente da chi lo usa e quindi privo di significato, non mi pare che il Movimento 5 Stelle possa essere etichettato come “reazionario”. Il suo fondatore, Beppe Grillo, viene dalla sinistra, e dalla sinistra vengono molti suoi militanti ed elettori. Se è riuscito a conquistare il “voto operaio e settori di piccola borghesia” ci sarà pure una ragione…

Le classi subalterne, oggi, vivono nel terrore di rimanere prive di qualsiasi fonte di reddito e il cosiddetto “reddito di cittadinanza” (in realtà una misura contro la povertà estrema), sostenuto in modo troppo tiepido dalla sinistra, viene visto da esse come un salvagente indispensabile. Anche il richiamo alla meritocrazia, da noi giustamente criticato perché dietro di essa si nasconde il privilegio di classe, è ben visto da chi non ne può più di vedersi umiliare dai soliti raccomandati e inoltre preferisce, giustamente, essere operato da un bravo chirurgo anziché, come troppo spesso avviene, dall’amante del primario.

Forse sarebbe il caso di tenerne conto…

 

 

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