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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Giovedì, 05 Luglio 2018

Mostra FerraraAlcuni dati sugli stranieri in Italia (e non solo su di essi), redazionale (n°214)

Si continua a fare confusione, ma le cifre parlano chiaramente

Il 13 giugno l’ISTAT ha fornito i dati aggiornati sul bilancio demografico italiano. «Prosegue nel 2017 – recita il comunicato stampa - la diminuzione della popolazione residente già riscontrata nei due anni precedenti.

Al 31 dicembre risiedono in Italia 60.483.973 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,5% dei residenti a livello nazionale (10,7% al Centro-nord, 4,2% nel Mezzogiorno). Complessivamente nel 2017 la popolazione diminuisce di 105.472 unità rispetto all’anno precedente».

Non è dunque in corso, almeno per ora, alcuna invasione: gli stranieri che si stabiliscono sul territorio italiano non riescono neppure a compensare il calo della popolazione già residente. «Per il terzo anno consecutivo – prosegue il comunicato  i nati sono meno di mezzo milione (458.151, -15mila sul 2016), di cui 68mila stranieri (14,8% del totale), anch’essi in diminuzione. (…)

Il movimento migratorio con l’estero fa registrare un saldo positivo di circa 188mila unità, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Nel 2018 aumentano le iscrizioni dall’estero: poco più di 343 mila (erano 300.823 nel 2016), di cui l’88% riferite a stranieri. Le cancellazioni per l’estero sono stabili, intorno alle 114 mila unità per gli italiani, di nascita e naturalizzati, mentre sono più di 40 mila per gli stranieri, in leggera diminuzione rispetto agli anni precedenti. Le acquisizioni di cittadinanza registrano una battuta d’arresto rispetto al trend crescente degli anni precedenti: nel 2017 i nuovi italiani superano i 146 mila.

In Italia risiedono persone di circa duecento nazionalità: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni)». 

Insomma, gli stranieri sono numerosi, ma non tanti da mettere in crisi il nostro sistema di welfare (scuola, sanità, pensioni): se questo è in crisi è per altri motivi.  

Molta confusione viene fatta anche a proposito degli zingari. Premesso che continuiamo a chiamarli così (come tutti in Italia li hanno sempre chiamati) in quanto il termine non è dispregiativo e, in generale, non si tratta di “nomadi”; nel nostro Paese dovrebbero essere circa 150mila, dei quali 30mila al massimo vivono in baraccopoli formali (insediamenti gestiti dalle amministrazioni locali) e informali, o nei centri di raccolta. 

Non molti, in verità. 

Se anche fossero tutti cacciati dall’Italia (cosa peraltro impossibile, dato che sono in gran parte cittadini italiani) non cambierebbe molto.

Del resto, che problemi creano? È noto che alcuni di essi vivono rubacchiando, ma, se è per questo, anche molti italiani lo fanno (forse non è un caso che in tutto il mondo la rapina sia chiamata “the Italian job”). Altri vivono di elemosina, e nel chiederla sono talvolta un po’ fastidiosi, ma mai quanto gli operatori dei call center che telefonano a casa degli italiani in tutte le ore del giorno.

Non intendiamo certo negare l’esistenza del problema, relativamente nuovo, costituito dall’arrivo in Italia di persone sprovviste di denaro e provenienti da culture assai diverse dalla nostra, né di quello, plurisecolare, della convivenza con i cosiddetti zingari, ma ci sembra, francamente, che tali problemi vengano ingigantiti da chi non ha interesse a parlare di argomenti più importanti, quali l’aggravarsi della crisi economica o l’aumento delle differenze economiche e sociali.

 

 

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