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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Settembre 2018

Il ponte romano di Rimini, in una vecchia riproduzione. Ancora percorribile, è stato fino a pochi anni fa utilizzato anche dai mezzi pesanti.Dopo il crollo del ponte Morandi, redazionale

I genovesi  applaudono Di Maio e Salvini, ma è felice il popolo che non ha bisogno di eroi

Il 14 agosto alle 13,36 è crollato a Genova il ponte Morandi, il ponte dell’autostrada che sovrastava la città, provocando la morte di quarantatrè persone e il ferimento di altre quindici.

Si sta ancora indagando intorno alle cause: forse era stato progettato male; forse era stato mal costruito; forse è crollato per scarsa manutenzione.

Non siamo tecnici specializzati nel settore, e non intendiamo sostituirci ad essi. È tuttavia certo che la tragedia poteva, e doveva, essere evitata.

Di Maio, leader dei grillini, ha subito detto che intende revocare la concessione ai privati incaricati della gestione del ponte e nazionalizzare le autostrade. Ci sembra giusto: non è opportuno che opere di pubblico interesse come la rete viaria nazionale siano date in concessione ad aziende private il cui fine è, ovviamente, il profitto. Anche se, a onor del vero, nessuno ci garantisce che, in questo paese, una gestione statale risulterebbe più efficiente. Salvini, leader della Lega, in un primo tempo, sembrava essere d’accordo con Di Maio, poi, coerentemente con gli interessi degli imprenditori che lo sostengono, è sembrato assai meno convinto.

Ai funerali delle vittime, però, entrambi sono stati applauditi.

La cosa lascia, a dir poco, perplessi. Su quale base sarebbe lecito aspettarsi dal nuovo governo gialloverde un comportamento diverso da quello dei governi precedenti? Salvini fa politica da quando era poco più di un ragazzo con un partito, la Lega, che ha governato a lungo insieme ai berlusconiani e, quando non ha governato, ha partecipato insieme a loro e ai piddini alla spartizione della torta. Quanto a Di Maio sembra ogni giorno più impegnato ad ingraziarsi i poteri forti (in Italia e all’estero)…

Ma gli italiani sembrano volersi ancora illudere, sembrano sperare che qualcuno, dall’alto, risolva i loro problemi. Sembra non si voglia capire che, al punto cui siamo arrivati, nessuno, neppure fosse bene intenzionato, potrebbe risolvere dall’alto i problemi del Paese.

Occorre invece studiare seriamente, per poter bene operare, lavorare sodo (sì, “noi del lavor siam figli e col lavor concordi”), agire con senso di responsabilità ed imparzialità, organizzarsi collettivamente in maniera efficace e lottare uniti contro chi ci calpesta quotidianamente motivato soltanto dal desiderio di aumentare la propria ricchezza e il proprio potere.

“Felice il popolo che non ha bisogno di eroi!”- diceva Bertolt Brecht. E ancor più felice sarà il popolo che non avrà bisogno di condottieri di dubbio eroismo; il popolo che saprà cavarsela da solo, senza aspettare da altri ciò che non vogliono, e neppur volendo potrebbero, dargli.       

 

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