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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 06 Ottobre 2018

Bologna, 29 settembre 2018: cartello esposto nel corso della manifestazione contro il Disegno di Legge PillonBigenitorialità perfetta? di Dora Palumbo

Il vero obiettivo del disegno di legge Pillon è rendere più complicate le separazioni e i divorzi

Con il disegno di legge 735 “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” primo firmatario il senatore leghista Simone Pillon, si vuole  raggiungere la “bigenitorialità perfetta”, ma il vero obiettivo è quello di difendere la famiglia tradizionale e rendere più complicate le separazioni e i divorzi

Infatti il senatore Pillon è uno degli animatori del Family day e ha dichiarato alla stampa che, se potesse, renderebbe il matrimonio indissolubile.

Cosa prevede il disegno di legge 735?

Innanzitutto, nel caso di separazione giudiziale in presenza di minori si deve obbligatoriamente avviare un percorso di mediazione al fine di trovare un accordo. Dopo questa fase, il mediatore familiare rilascia ai coniugi un attestato in cui dà atto del tentativo di mediazione e del relativo esito. 

Questo comporta un aggravio delle spese da affrontare perché oltre agli avvocati bisogna prevedere anche il pagamento del mediatore familiare. Lo studio legale del senatore Pillon è già pronto per questo tipo di attività: nella sezione “Mediazione familiare” del suo sito web, si legge  «È in corso di approvazione una modifica al codice civile che conferirà grande rilievo all’attività di mediazione nel corso dei procedimenti per la separazione dei coniugi. In vista di ciò in molti Atenei italiani si stanno realizzando corsi di alta formazione (Master) finalizzati alla creazione del profilo di “mediatore familiare”».

Il disegno di legge non tiene conto dei casi di violenza dell’uomo sulla donna che spesso non vengono neanche denunciati. Di fronte a questa realtà la donna che non riesce a intraprendere un percorso di conciliazione con il partner violento, deve avere la possibilità di rivolgersi direttamente al giudice. Per questo motivo la Convenzione di Istanbul raccomanda di proibire la mediazione in caso di violenza all’art. 481: «Le parti devono adottare le necessarie misure legislative o di altro tipo per vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione». 

Per raggiungere la “bigenitorialità perfetta” le figlie e i figli, senza distinzione di età e di esigenze, dovranno trascorrere non meno di dodici giorni al mese presso un genitore e dodici giorni  al mese presso l’altro, compresi i pernottamenti. 

Le bambine e i bambini, in questo modo, sono assimilati a pacchi, dovranno essere spostati da un posto all’altro, non avranno più la casa familiare: mentre si ambientano da una parte è già arrivato il momento di sloggiare.

Viene abolito l’assegno di mantenimento e, attraverso un piano genitoriale, si suddividono le spese da sostenere per la prole. Questo determina che le bambine e i bambini si troveranno in una condizione di agio quando staranno con il genitore che guadagna di più e in una situazione di sofferenza quando trascorreranno il tempo  con il genitore più povero  che  è solitamente la donna.  Dai dati Istat risulta che il 40% delle donne separate non ha un lavoro, nella nostra società  spesso è la donna a sacrificare la propria carriera per accudire le figlie e i figli. 

E se la minore, oppure il minore, si rifiuta di vedere uno dei genitori? Il disegno di legge allude alla “sindrome di alienazione parentale”, la famigerata PAS, secondo la quale uno dei genitori istigherebbe i figli contro l’altro durante le separazioni. La Società Italiana di Psichiatria definisce la PAS priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità. Con questa legge, nel caso in cui la minore, o il minore, manifesti rifiuto o estraniazione con riguardo ad uno dei genitori, il giudice ha la possibilità di adottare provvedimenti, anche in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori.

Che tipo di provvedimenti può adottare il giudice? Può ordinare di allontanare la bambina, o il bambino, dalla sua abituale dimora assegnandoli addirittura ad una “struttura specializzata” e disporre il divieto assoluto di avere rapporti con l’altro genitore (quello non rifiutato). 

Dall’esperienza dei servizi sociali emerge che il più delle volte la bambina, o il bambino, rifiuta di vedere il padre se è stato maltrattato o ha visto maltrattare la madre. E questa legge, se dovesse essere approvata, potrebbe indurre le donne che subiscono violenza, a non denunciare e a non abbandonare il partner, per timore di perdere  figlie e figli in nome della “alienazione parentale”.

Ci troviamo di fronte ad un arretramento storico, una riforma che disincentiva la separazione e non tiene conto assolutamente del benessere delle bambine e dei bambini, ma è intrisa di tutto l’egoismo che contraddistingue gli adulti.  Uno “scarabocchio” di legge che va contrastato perché non ci possiamo permettere di arretrare di cinquant’anni.

 

 

 

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