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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Lunedì, 03 Dicembre 2018

bandiera USAE la rivoluzione, allora… di Luciano Nicolini (n°218)

L’articolo di Toni Iero che abbiamo scelto come editoriale di questo numero di Cenerentola pone un problema piuttosto serio: partendo dal presupposto che l’Italia è, in buona sostanza, una colonia degli Usa, che senso ha discutere se rimanere o meno nell’area dell’euro?

Su di una decisione così importante, portatrice di ricadute internazionali - afferma il nostro collaboratore – non sarà certamente il popolo italiano a decidere!

Temo che ciò sia vero.

Ma, se così stanno le cose – penserà chi ci sta leggendo – che senso ha, per voi redattori di Cenerentola, continuare a definirsi rivoluzionari? Pensate forse che gli Stati Uniti d’America vi permetteranno mai di fare la rivoluzione in Italia?

Parliamoci chiaro: per prima cosa è bene precisare che non tutti i redattori di Cenerentola si definiscono rivoluzionari. In secondo luogo quelli che, come me, tali si definiscono non intendono dire che stanno oliando i fucili per dar vita il più presto possibile  ad un’insurrezione armata (tra l’altro, sono pure nonviolento); intendono semplicemente dire che non si accontentano di alcune correzioni alle storture del sistema capitalistico, ma vogliono costruire una società basata su valori, quali la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà, completamente diversi da quelli su cui si fonda la società nella quale attualmente viviamo.

E, secondo te – si potrebbe obiettare – se anche il popolo italiano condividesse tale volontà, gli Stati Uniti gli permetterebbe di costruirla?

Beh, innanzitutto occorrerebbe che il popolo italiano condividesse effettivamente le mie stesse aspirazioni, il che purtroppo, allo stato attuale, non risulta. Al contrario, complici il tradimento e la leggerezza di quasi tutti i partiti della sinistra (e del Movimento 5 Stelle), stanno prendendo sempre più piede le ideologie reazionarie. Dopodichè è senz’altro improbabile che il popolo italiano, da solo, possa liberarsi dal dominio statunitense. Più facilmente potrebbe farlo un’Europa unita, se le idee di libertà e di uguaglianza si diffondessero, come è avvenuto in un recente passato, in tutto il continente. 

L’Unione Europea, che su questa rivista abbiamo ripetutamente criticato per le politiche antipopolari che da anni sta portando avanti, potrebbe infatti anche diventare uno strumento di riscatto, in particolare per i popoli dei paesi come l’Italia che, coinvolta da quel delinquente di Mussolini nella seconda guerra mondiale, ne è uscita sconfitta perdendo gran parte della propria autonomia politica. E potrebbe essere uno strumento di riscatto soprattutto se, nel frattempo, gli Stati Uniti d’America si trovassero impegnati su altri scenari dello scacchiere mondiale (cosa tutt’altro che improbabile data la crescita dell’economia e della potenza cinesi).

Insomma, la rivoluzione, intesa come cambiamento radicale della società in cui viviamo, oggi non è certamente all’ordine del giorno, ma non è neppure impossibile, e non deve, a mio parere, scomparire dal nostro orizzonte. Oggi si tratta di costruire le condizioni perchè si possa concretizzare; cioè di convincere quante più persone è possibile che una società basata sull’autogestione è, non solo pensabile, ma anche auspicabile, nonchè di supportare tutte quelle iniziative che vanno nella direzione di una società socialista e libertaria tenendo sempre conto del contesto, economico, politico e sociale nel quale si sta operando; contesto che può essere, a seconda del momento, più o meno favorevole.

 

 

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