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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Martedì, 01 Gennaio 2019

GiletDi Maio + Salvini – Gilets Jaunes = Tsipras, di Luciano Nicolini (n°219)

È stata varata la prima grande manovra economica del governo Conte

Habemus papam. Dopo lunghe trattative, svoltesi perlopiù all’estero, è stata varata dal parlamento italiano la manovra economica della quale ormai da mesi si parlava. Dare un giudizio politico su di essa non è facile.

L’idea del governo Conte era, sostanzialmente, quella di fare una manovra economica “espansiva”, tesa cioè ad aumentare il deficit dello stato. Tale aumento del deficit, che si voleva al 2,4% del Prodotto Interno Lordo, veniva giustificato con la necessità di far crescere quest’ultimo. Ovvio che, in realtà, ciò che si desiderava era non deludere gli elettori del Movimento 5 Stelle (cui era stato promesso il reddito di cittadinaza e il superamento della legge Fornero) e quelli della Lega (cui era stata promessa, oltre al superamento della Fornero, la flat tax).

Come abbondantemente spiegato da Toni Iero nell’editoriale del numero 217 di questa rivista, la cosa non poteva andare a genio all’Unione Europea o, per meglio dire, ai poteri forti che la controllano. E così tali poteri hanno subito cominciato a giocare come fa il gatto con il topo: Conte, Di Maio e Salvini stavano per fare la stessa ingloriosa fine di Tsipras.

In loro soccorso, sono però venuti, inaspettatamente, i Gilet Gialli. La loro rivolta, che mentre scriviamo è ancora in atto, ha messo paura a Macron, e non soltanto a lui. I potenti d’Europa hanno dovuto consentirgli di aprire la borsa dei denari.

E allora? Perché a lui sì e a Conte no? Così è nato quel deficit al 2% che rappresenta un compromesso tra quanto chiesto dal governo italiano e quanto preteso dall’Unione Europea.

Forza Italia e il Partito Democratico hanno fatto finta di indignarsi: “Ma come, la manovra economica viene discussa all’estero e non in parlamento?”. Giusta indignazione. Ma chi ha ceduto agli organismi europei gran parte dei suoi poteri decisionali? Non certo i pentastellati!

Il provvidenziale intervento dei Gilet Gialli ha quindi permesso a Di Maio e Salvini di non perdere completamente la faccia. Ma le promesse fatte in campagna elettorale sono ben lontane dall’essere state mantenute.

In particolare, la legge Fornero resta in vigore, soltanto si è data ai lavoratori la possibilità di andare in pensione (con penalizzazioni) qualora si abbiano 62 anni di età e 38 di contributi versati: non credo che ne approfitteranno in molti.

Quanto al reddito di cittadinanza, cioè un reddito garantito a tutti senza chiedere nulla in cambio (questo indicava come obiettivo Beppe Grillo), non se ne parla neppure; e nemmeno si parla di un reddito minimo garantito a chi non possiede altro che la propria abitazione (come era previsto nel programma elettorale dei grillini); al massimo si darà, con un successivo provvedimento, un piccolo aiuto a chi è in condizioni disperate (a patto che faccia ciò che gli viene imposto dai servizi sociali).

Qualcuno dirà: meglio che niente.

Posso concordare, ma la manovra di fine anno contiene anche tanti altri provvedimenti, non sempre simpatici. È previsto, ad esempio, che gli enti pubblici possano affidare appalti tramite affidamento diretto per importi fino a 150.000 euro: un favore agli amici e agli amici degli amici. E sono previste un bel po’ di spese militari…

Intanto continua la precipitosa corsa verso destra del Movimento 5 Stelle.

Dopo aver ceduto sulla chiusura dell’Ilva di Taranto, aver accettato la costruzione della TAP, aver votato quasi compatti la pessima legge Salvini sulla sicurezza, qualcuno di loro si è messo a parlar bene dell’acquisto degli aerei da guerra F 35. E, ciò nonostante, si dice che ci siano addirittura una quarantina di “onorevoli” eletti dai pentastellati pronti a passare con Forza Italia, come già ha fatto, alla faccia di coloro che lo hanno votato, Matteo Dall’Osso: non male per un partito nato dicendo ogni male possibile di Berlusconi!

(Vi ricordate di quando i grillini lo chiamavano “lo psiconano”?)

«Vedere le opposizioni che fanno opposizione come fossero “grillini” non so se considerarla una vittoria o una sconfitta visto che al Governo c’è anche il Movimento 5 Stelle» – ha scritto su Facebook il 24 dicembre Gregorio De Falco, l’ex ufficiale di marina famoso per aver richiamato il comandante Schettino durante il naufragio della Costa Concordia - «Dicono che ci siamo fatti dettare la manovra da Bruxelles, non è vero, ma lo avremmo detto anche noi, perché la manovra finanziaria ne esce ridimensionata dalle richieste della Commissione, che in più eserciterà un monitoraggio continuo sul Governo italiano. 

Ieri notte alcuni senatori dell’opposizione hanno preso d’assalto i banchi del Governo, come facemmo noi, e ci chiamarono barbari, anche se mi sembra che l’unica che si prese uno schiaffo fu una nostra parlamentare. 

Insomma, loro non sono molto credibili, ma anche noi stiamo suscitando più di una perplessità, anche negli attivisti più mansueti. Il punto chiave è che non si può e non si deve rinunciare ai nostri principi perché questi sono i pilastri della credibilità politica del Movimento. Dobbiamo tutti sforzarci di mantenere viva una coscienza critica per non perdere di vista i nostri obiettivi di maggiore partecipazione democratica, rispetto dei valori costituzionali e giustizia sociale. 

E sia chiaro che nessuno dei tre si può realizzare senza gli altri due».

Hai capito, il capitano?

Beppe Grillo, invece, tace e si occupa d’altro.

Aspettiamo (poco fiduciosi) che De Falco gli urli: «Cazzo, torna a bordo!».

 

 

 

 

 

 

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