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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Venerdì, 01 Febbraio 2019

pennaLa lingua batte dove il dente duole, Luciano Nicolini (n°220)

Con la messa in scena su Battisti il governo italiano ha superato i limiti della decenza

Mai avrei pensato di scrivere un editoriale sull’arresto di Cesare Battisti.

Non mi riferisco, ovviamente, al socialista (o, all’epoca, sedicente tale)  impiccato dal governo austroungarico nel corso del primo conflitto mondiale, al quale sono dedicati monumenti e strade. Mi riferisco all’omonimo proletario comunista (o, all’epoca, sedicente tale) accusato di aver ucciso, quarant’anni fa, diverse persone.

Mai avrei pensato di parlare del suo arresto perchè mi pare che nel mondo, e in Italia in particolare, ci siano cose assai più importanti sulle quali cercare di sviluppare il dibattito. 

Ma sentire le parole di Salvini e Bonafede mi ha fatto male. Come si usa dire: “la lingua batte dove il dente duole”. E la penna anche…

Quando Battisti fuggì dall’Italia, Salvini aveva soltanto otto anni, Bonafede ne aveva cinque. Io, invece, ne avevo venticinque, e da dodici frequentavo assiduamente gli ambienti della sinistra. Negli anni precedenti, alcune tra le persone che conoscevo avevano scelto la lotta armata. Io no (al contrario, avevo accentuato le mie tendenze nonviolente). Negli anni successivi, quando molti compagni chiedevano una amnistia per tutti i prigionieri politici, sostenendo che in Italia, negli anni settanta, vi era stata una guerra civile, affermai pubblicamente che non vi era stata alcuna guerra civile e che, piuttosto, trovavo opportuno un indulto per la parte di pena superiore a dieci anni, ma soltanto se esteso agli autori di ogni genere di reato. Altrimenti – dicevo - la gente comune, quella che a me interessa, avrebbe pensato che, alla fine, “lupo non mangia lupo”; che, al contrario degli altri, i politici, qualsiasi cosa facciano, se la cavano sempre. E si sarebbe comportata di conseguenza.

Non credo quindi di poter essere classificato come un “intellettuale” che ha “simpatizzato” per i “terroristi”, come i reazionari definiscono chi non la pensa come loro (meglio: chi, a differenza di loro, ha l’attitudine a pensare).

Tuttavia arrestare una persona per delitti commessi quarant’anni fa (ammesso, s’intende, che li abbia realmente commessi) mi sembra davvero assurdo.

Intendiamoci: che i congiunti delle vittime desiderino una vendetta lo posso capire. Come ricordavo sullo scorso numero di Cenerentola, una parte dei miei antenati proveniva dalla Romagna, regione in cui la cultura della vendetta è stata a lungo prevalente. E sono anche pronto a capire (a capire, non a giustificare) chi la pratica. 

Ma uno stato di diritto (e, a maggior ragione, una società civile) non può comportarsi come un Romagnolo rancoroso. Vantarsi, come hanno fatto Salvini e Bonafede, di aver catturato un uomo che da molti anni non dava fastidio a nessuno, parlare di lui come se fosse un pericolo pubblico, impedirgli per i prossimi sei mesi di chiacchierare con gli altri carcerati (a quarant’anni dai delitti dei quali è accusato) è a dir poco vergognoso.

Da Salvini tutto questo me lo aspettavo. Bonafede invece non lo conosco. Forse ha partecipato alla messa in scena per “non essere da meno”. Ma non sarebbe una scusante. Anzi…

Sullo scorso numero di Cenerentola, nel prendere atto delle ultime involuzioni del Movimento 5 Stelle, notavo come la sua corsa verso destra fosse sempre più precipitosa. A un solo mese di distanza penso si possa tranquillamente affermare che è diventato un movimento apertamente reazionario. Se all’inizio era soltanto quel suo dichiararsi “né di destra né di sinistra” a ricordare il fascismo degli albori, ora si è arrivati al culto delle divise, ostentato, in occasione dell’arresto di Battisti, oltrechè  da Salvini, da Bonafede.

E che dire dell’incredibile video pubblicato per celebrare l’evento? Il trionfo del cattivo gusto.

Ma non soltanto Salvini e Bonafede si sono distinti tra i protagonisti della grottesca vicenda. Le televisioni e i giornali si sono uniti, uno dopo l’altro, al coro forcaiolo. Anche “Il Fatto Quotidiano”, tra tutti il più leggibile, ha dedicato intere pagine alla necessità di infierire su chi, molti anni fa, è stato classificato da una giustizia assai sbrigativa, a torto o a ragione, come combattente comunista. E ad insultare chi, in Francia, ha dato ospitalità, come già era accaduto nel corso del risorgimento e della lotta antifascista, agli esuli italiani. 

È normale - si dirà - il direttore della testata, Marco Travaglio, era un allievo di Indro Montanelli, cui alcuni militanti delle Brigate Rosse, negli anni settanta del Novecento, spararono alle gambe.

Invece non è normale. Non è normale perché Montanelli, dieci anni dopo aver subito un attentato nel quale avrebbe potuto perdere la vita, andò a stringere loro la mano.

Esibizionismo? Dato il personaggio, può essere…

Ma nel 1996, rispondendo al brigatista Lauro Azzolini, rievocò il gesto di riconciliazione precisando:

«Quando, dieci anni dopo, venni a stringervi la mano, il gesto fu naturalmente equivocato. Non potendo attribuirlo alla paura, visto che voi eravate in galera e che il terrorismo era ormai debellato, molti mi accusarono di avervi stretto la mano per esibizionismo. Non capirono che lo avevo fatto perché ci eravamo combattuti all’ultimo sangue, ma allo stesso modo, cioè di fronte e a viso scoperto. Ecco perché ogni qual volta il romanziere di turno (e Dio sa quanti ce ne sono in questo Paese) si mette a ricamare sulle vostre tresche con la mafia, la camorra, la P2, i servizi segreti, ed insomma con quanto c’è di più sudicio in questo sudicio Paese, mi viene da ridere, ma anche un po’ da indignarmi perché questo significava non avere, del terrorismo, capito nulla. Il terrorismo era la pistola; la malavita e il sudiciume sono l’Aids. Bene, caro Azzolini, sono contento che tu e Bonisoli abbiate ritrovato una certa normalità di vita, dandole un contenuto sociale e solidaristico in perfetta sintonia con le vostre ideologie. State tranquilli: nessuna persona di buon senso potrà mai scambiarvi per dei “pentiti” o dei complici di mafia o di camorra».

Tutto molto discutibile, ma: che differenza tra Montanelli e Bonafede!

 

 

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