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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Giugno 2019

Parigi: Primo Maggio 2019Prima gli Italiani? di Luciano Nicolini (n°224)

Elezioni europee: in Italia trionfa Matteo Salvini 

Il 27 maggio 2019, mentre iniziavo a scrivere quest’articolo, mi è giunto da Davide Milanesi il seguente messaggio: 

«La sinistra è morta. È morta la sinistra novecentesca, fondata sulla solidarietà: tra individui, tra classi, tra popoli; senza necessità niente solidarietà: ha vinto Henry Ford. Come aveva previsto quell’industriale antisemita, nazista e geniale, nel corso dei decenni la possibilità di accumulare beni ha tolto ossigeno ad ogni guizzo ideale e da troppo tempo gli ideali covano sotto la cenere: la cenere è fredda. L’oppressione è indiretta, attutita, resa accettabile, persino gradevole dalla possibilità di comprare o dal miraggio di poterlo fare, un giorno; ma per poterlo fare bisogna prevalere sui concorrenti che abitano nella stessa strada, nello stesso condominio, che frequentano la stessa scuola o lavorano nello stesso capannone. Una sinistra già malconcia non poteva reggere i colpi della crescita cinese e delle migrazioni di massa; di fronte alla prima, dovuta in primis al bassissimo costo del lavoro locale, i governi occidentali, di concerto con sindacati elefantiaci e sdentati, anzichè pretendere la globalizzazione dei diritti hanno mozzato quelli dei “propri” lavoratori; di fronte alle seconde hanno nascosto la testa sotto la sabbia stendendo così un tappeto rosso a lugubri, spietati figuri che su questo argomento hanno buon gioco a mostrarsi ben più spregiudicati.

Per finire, i diritti a non esercitarli arrugginiscono ed al momento di usarli si disfano in mano. Sgomenti ma non rassegnati ci piace ricordare una vignetta di Altan di almeno trent’anni fa: “Destra e sinistra so’ concetti superati, Peppì” “E sopra e sotto so’ scaduti pure quelli?”».

In effetti, con le elezioni del 26 maggio la sinistra italiana ha subito un duro colpo. Ma, in verità, il duro colpo l’aveva già subito da un pezzo. Si può forse chiamare “sinistra” quel Partito Democratico che con Matteo Renzi aveva uguagliato la peggior Democrazia Cristiana? E rappresenta veramente “La Sinistra” il raggruppamento che così si   fa  chiamare   e   i  cui componenti, in gran parte, pur di salvare ciò che resta delle proprie rendite di posizione, hanno preferito votare per il PD?

Ma se la sinistra ha perso le elezioni perché aveva già perso nel mondo reale, la destra le ha vinte perché nel mondo reale aveva già vinto. Non mi riferisco, ovviamente al quadro politico europeo: a livello europeo la destra, pur avanzando, non è riuscita a scalfire il potere di quelle forze di centro che hanno fino ad ora gestito l’Unione nell’interesse dei potenti. È in Italia che la destra ha trionfato, ed aveva già trionfato quando il Movimento 5 Stelle, fino a quel momento unico argine elettorale nei confronti del neofascismo, si era alleato alla Lega di Salvini spalancandogli le porte del governo. Il voto del 26 maggio non ha fatto altro che ratificare tale situazione: la Lega è passata dal 6% delle precedenti elezioni europee al 34%, prelevando elettori dal PD (passato dal 41 al 23%), da Forza Italia (passata dal 17 al 9%) e dal Movimento 5 Stelle (passato dal 21 al 17%). E un discreto successo hanno avuto anche i reazionari di Fratelli d’Italia (passati dal 4 al 6%).

“Ma, come può una persona normale – si chiedono in molti – votare per un personaggio come Salvini?”

La risposta è molto semplice; e mi pare sia contenuta nel breve scritto di Davide: la parte più povera della popolazione italiana ha paura della concorrenza straniera e, ancor più, di dover dividere con gli immigrati quella pensione e quelle cure sanitarie che ha faticosamente conquistato. Ciò che  piace di Salvini è riassunto nello slogan che da mesi va gridando in tutte le piazze: “Prima gli Italiani!”.

«Ma, come si fa a non capire – si chiedono in molti - che l’unico modo per reggere alla concorrenza costituita dalle produzioni straniere è investire sulla conoscenza e sulla ricerca; e che, inoltre, i pochi migranti che tentano di raggiungere l’Italia sui canotti non rappresentano in alcun modo un problema?»

La risposta è altrettanto semplice: l’Italiano medio non è in grado d’intervenire sulla conoscenza e sulla ricerca (ma sa benissimo che nel luogo ad esse deputato, l’università, regna la corruzione); in molti casi è consapevole che gli arrivi di migranti si sono  ridotti, ma sa anche che i paesi poveri sono pieni di persone che desiderano abbandonare i propri villaggi e venire in Europa cercando la ventura o  fuggendo la sventura. E, come ho già detto, non ha alcuna intenzione di dividere con loro quel poco che possiede.

Le proposte della sinistra (quella vera, intendo) sono deboli: mentre si attribuiscono alle politiche economiche suggerite dall’Unione Europea le cause del declino economico del paese, s’invitano gli Italiani a praticare l’accoglienza, sostenendo che, qualora venissero espropriate le classi dominanti, ci sarebbe ricchezza sufficiente per tutti. Ma, come le espropriamo? Con le chiacchiere? Le chiacchiere notoriamente “non fanno frittelle”. Con la rivoluzione? Non sembra essere all’ordine del giorno e, del resto, nel corso del Novecento nessuna rivoluzione ha avuto veramente successo.

Personalmente credo che dovremmo fare un discorso molto chiaro:

1) competere con paesi come la Cina, sulle stesse produzioni, è impossibile; certo, prima o poi i lavoratori di quei paesi si stancheranno di faticare per compensi bassissimi e, a quel punto, le cose cambieranno; ma da quel punto siamo ancora lontani;

2) bloccare l’immigrazione è altrettanto impossibile; nessuno, nella storia, è mai riuscito nell’impresa; non ci riuscirà nemmeno Salvini;

3) occorre valorizzare l’Italia come meta turistica (cosa, tra l’altro, in contrasto con le politiche di chiusura che vorrebbe implementare Salvini), ma non è possibile pensare che un paese di sessanta milioni di abitanti viva di solo turismo;

4) è pertanto necessario puntare sulla conoscenza e sulla ricerca per arrivare a realizzare prodotti che non possano essere realizzati altrove; ciò richiede una profonda e immediata riforma della pubblica  istruzione, a partire dall’università;

5) occorre che l’Italia si accolli gli oneri relativi all’accoglienza degli immigrati, cercando di integrarli nel miglior modo possibile e di farne pagare il costo alle classi dominanti, ma senza nascondere che un prezzo da pagare, in termini di minori consumi, ci sarà per tutti;

6) occorre infine far intravedere alla popolazione italiana, in cambio dei sacrifici richiesti, la possibilità di una vita più degna di essere vissuta, con maggiore soddisfazione nel proprio lavoro, maggiore libertà nella gestione della propria vita quotidiana, maggiore solidarietà, una giustizia civile efficiente e via dicendo.

Potrebbe funzionare?

Non è detto. Anzi, ciò che è accaduto nelle elezioni amministrative del comune di Riace, svoltesi contemporaneamente alle europee, fa pensare il contrario: anche in quel comune il cui sindaco, Mimmo Lucano, aveva portato avanti (seppur con molti limiti) un discorso simile a quello che propongo (praticare l’accoglienza cercando di affiancarle il rilancio della comunità locale) la Lega di Salvini ha ottenuto un successo notevole.

Ma mi sembra che non vi siano altre strade praticabili. E, del resto, quelle che portano nei posti migliori non sempre sono le più brevi.

 

 

 

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