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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Martedì, 10 Dicembre 2019

Trota e sardineSardine a scottadito, di Luciano Nicolini (n°228)

Il 14 novembre, a Bologna, più di quindicimila persone hanno manifestato contro Salvini; il 18 novembre, una manifestazione altrettanto impressionante si è svolta a Modena

Ciò che è accaduto a Bologna era imprevedibile. E, come tutte le cose imprevedibili, merita di essere analizzata.

Pochi giorni prima dell’arrivo di Salvini, alcuni giovani di sinistra hanno chiesto ai Bolognesi di presentarsi in piazza Maggiore in occasione della sua visita, senza bandiere, e di salire alle 20,30 sul cosiddetto “crescentone”, stipandosi come sardine. Lo scopo era quello di far vedere che a Bologna  gli oppositori di Salvini sono più dei suoi sostenitori. E poiché il crescentone contiene seimila persone, contro le cinquemila del Palazzo dello Sport che ospitava la manifestazione della destra, pareva fatto apposta.

Nei giorni successivi, parecchie persone che hanno apprezzato l’iniziativa (tra le quali anch’io) hanno dato vita a un intenso passaparola (molti utilizzando i social network).

Alle 20 del 14 novembre, quando i promotori hanno iniziato a distribuire grandi sardine di cartone, nella piazza c’era poca gente. Inoltre, pioveva.

Alle 20,30, complice una pausa nelle precipitazioni, piazza Maggiore era strapiena: più di quindicimila persone; una cosa che a Bologna non si vedeva da molti anni.

Chi erano quelle persone

Compagni? 

Non mi sembra: da tempo Bologna non è più una città rossa, e quando, verso il termine della manifestazione, qualcuno (tra i quali anch’io) ha intonato “Bella ciao” non sono stati in molti a seguirlo. 

Persone stanche di ascoltare stupidaggini?

Non mi sembra: le stupidaggini sono sempre di moda, come dimostrano abbondantemente i più seguiti programmi televisivi.

Ho l’impressione che la spiegazione del grande successo che ha avuto la manifestazione sia da ricercare, principalmente, nel fatto che Salvini (e la Borgonzoni, candidata della destra in Emilia-Romagna) sono visti da molti Bolognesi come troppo diversi da loro. Troppo sguaiati, innanzitutto.  Per di più, nessuno dei due ha mai fatto, per un tempo ragionevole, un lavoro diverso dal politico di professione. E questo, a un popolo che considera il lavoro qualcosa di sacro, non piace.

Del resto Bologna non è nuova a queste esternazioni: nel 1999, quando era ancora, sostanzialmente, una città di sinistra, elesse sindaco il macellaio Guazzaloca, sostenuto dal centrodestra, anziché l’altezzosa funzionaria Bartolini, sostenuta dal partito che per cinquant’anni aveva amministrato la città.

Inoltre, giovedì 14 novembre, c’era, da parte dei presenti, la voglia di riprendersi la piazza: quella piazza che, da secoli, è il centro della vita politica comunale, e con la quale i Bolognesi hanno sempre avuto un rapporto particolare (ricordate il disco di Claudio Lolli “Ho visto anche degli zingari felici”?).

Sardine e giornali

I quotidiani nazionali (e le televisioni) non sembrano aver compreso l’eccezionalità di quanto quella sera è accaduto. Forse, fuori dalla provincia, si pensa che Bologna abbia ancora un cuore rosso o, se non altro, che il Partito Democratico (erede del Partito Comunista Italiano) sia ancora in grado di mobilitare migliaia di persone. 

Ma noi Bolognesi sappiamo che  non è vero.

Ciò che è accaduto è realmente eccezionale e merita quindi di essere interpretato, magari in modo diverso da come ho tentato di fare io.

I quotidiani (e le televisioni) locali, invece, dapprima hanno minimizzato il successo della manifestazione (non se l’aspettavano) poi lo hanno descritto, stupiti.

Modena

Meno imprevedibile è stata la risposta data il 18 novembre da Modena.

Esiste un’antica rivalità tra le due città e, se i Bolognesi erano riusciti a riempire in modo inverosimile la loro piazza, i Modenesi non potevano essere da meno. E poi Bonaccini, il candidato del Partito Democratico per le elezioni regionali, è nato proprio da quelle parti…

A Modena non sono andato, e mi dispiace, ma quanto abbiamo potuto vedere nei filmati è davvero impressionante: una folla immensa si è radunata in piazza nonostante piovesse a catinelle. E qui la protesta è sembrata anche  più politicizzata. 

Dopo Modena sono spuntate sardine un po’ dappertutto. Perfino, pare, a New York. Ne sono lieto. Non penso, tuttavia, per i motivi appena esposti, che sia l’inizio della riscossa della sinistra. E, naturalmente, spero di sbagliarmi…

Penso invece che quanto sta accadendo in Emilia-Romagna possa avere una buona ricaduta a livello locale; e mi auguro che i brutti giorni che stiamo vivendo, giorni in cui il più miope egoismo deride ogni slancio di solidarietà, possano lasciare il posto a giorni migliori.

Per non scottarsi le dita

Le sardine “a scottadito” sono davvero ottime, cotte sulla brace, con un po’ di sale. Tuttavia, come dice il nome, nel prenderle in mano c’è sempre il rischio di scottarsi.

Forse è per ciò che, in questa occasione, nessun partito o movimento politico ha finora tentato di impadronirsene.

Buona cosa: la calata dei politici di professione sui movimenti spontanei non è quasi mai positiva, e tantomeno lo sarebbe in questo caso.

Bonaccini ha applaudito alle iniziative delle sardine ma, per ora, ha saggiamente evitato di mettergli il cappello sopra.

I pentastellati invece, più di ogni altro, ci sono rimasti male: consapevoli che le ultime grandi manifestazioni in piazza Maggiore, a Bologna, erano state quelle promosse da loro con la partecipazione di Beppe Grillo,  alcuni si sono fatti prendere dalla nostalgia, e hanno cominciato a pensare di essersi allontanati troppo da quella gente che aveva dato loro fiducia (non dimentichiamo che, al di là degli aspetti formali, proprio in piazza Maggiore era nato il Movimento 5 Stelle).

Come compagni libertari penso che dobbiamo essere interni al movimento delle sardine, un movimento che si sta contrapponendo in modo intelligente allo strapotere di Salvini e all’arroganza della Borgonzoni.

Senza farsi però troppe illusioni: le idee di libertà, uguaglianza e solidarietà che ci caratterizzano non sono più da tempo (se mai lo sono state veramente) patrimonio comune.

C’è  molto lavoro da fare.

 

 

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