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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Febbraio 2020

Sede regione Emilia-RomagnaElezioni regionali: la destra conquista la Calabria, ma non l’Emilia-Romagna, di Luciano Nicolini (n°230)

Le Sardine hanno frenato la marcia trionfale di Salvini, il PD ringrazia

Domenica 26 gennaio si sono svolte in Calabria e in Emilia-Romagna le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale. Ciò che è accaduto in Calabria era largamente previsto: la destra, che nella regione è prevalentemente berlusconiana e si è presentata unita, ha vinto a mani basse. Non è una buona notizia ma, da un punto di vista strettamente giornalistico, non  è neppure una notizia…

Assai meno prevedibile ciò che è accaduto in Emilia-Romagna dove, fino a pochi mesi fa, la vittoria della destra era data per probabile. Stefano Bonaccini, il candidato presidente del centro-sinistra, ha sconfitto (con un discreto distacco) la leghista Lucia Borgonzoni, candidata della destra fortemente sponsorizzata da Salvini.

Cause e concause

Il merito della vittoria è quasi interamente da attribuire alle Sardine, cioè a quei (pochi) “giovani” che hanno saputo promuovere la mobilitazione contro Salvini e ai molti anziani che le hanno dato corpo partecipando alle iniziative da essi promosse. Anche se qualche merito deve essere riconosciuto pure a Bonaccini (un politico che non stimo) per essersi mosso con accortezza nel corso della campagna elettorale, nonchè a Salvini per aver scelto una candidata chiaramente non all’altezza della situazione (il che ha reso il compito dei suoi avversari decisamente più facile).

Delle Sardine già molto si è detto anche su questa rivista commentando, tra i primi, il loro esordio del 14 novembre a Bologna, in Piazza Maggiore. Direi che fino ad ora i promotori di tale movimento si sono comportati bene, evitando di farsi strumentalizzare dai partiti ed evitando, nel contempo, di proporsi come un partito nuovo senza averne il connotato essenziale: una chiara ideologia.

Stefano Bonaccini, da parte sua, ha fatto di tutto per far convergere sul suo nome (è il caso di dirlo) “cani e porci”, aiutato dalla possibilità (esistente in Emilia-Romagna ma non in Calabria) di praticare il “voto disgiunto” e dallo scarso appeal della sua avversaria.

Veramente infelice (dal suo punto di vista, ovviamente) la scelta di Salvini di puntare su Lucia Borgonzoni, quando erano disponibili sul mercato concorrenti che avrebbero avuto ben più probabilità di vittoria, ed altrettanto infelice quella di fare una campagna elettorale costantemente sopra le righe, dimostrando di non aver ben compreso i gusti degli elettori emiliani.

Il Movimento 5 Stelle

Nei giorni immediatamente successivi alle elezioni i mezzi di comunicazione di massa hanno messo in evidenza anche il cattivo risultato del candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Emilia-Romagna (Simone Benini), che ha ottenuto soltanto il 3,5% dei consensi contro il 13,3% ottenuto dalla grillina Gibertoni nelle precedenti elezioni regionali. Occorre però considerare che mai come questa volta il voto in Emilia-Romagna è stato così polarizzato: la partita si giocava  ufficialmente tra Bonaccini e la Borgonzoni, in realtà tra le Sardine e Salvini. Per gli altri, in questa occasione, non c’era posto. 

Meglio è andata ai grillini in Calabria dove sono passati dal 4,9% delle precedenti elezioni regionali al 6,3% e il loro candidato presidente, Francesco Aiello, ha raggiunto il 7,4% dei consensi.

La sinistra

Dalla polarizzazione del voto verificatasi in Emilia-Romagna sono stati danneggiati anche i partiti della sinistra: il Partito Comunista, Potere al Popolo e l’Altra Emilia-Romagna, presentatisi alle elezioni separati, hanno raggranellato, messi insieme, poco più dell’uno per cento dei consensi, contro il 3,7% che l’Altra Emilia-Romagna, da sola, aveva ottenuto nelle precedenti elezioni regionali.

Anche per loro, in questa occasione, non c’era posto. Non ci si può tuttavia nascondere che presentare tre liste separate e persino tre diversi candidati alla presidenza della Regione, non fa un bell’effetto: al cittadino medio viene da pensare di aver a che fare con le solite conventicole  litigiose.

La destra, invece…

Un dato molto preoccupante rimane quello della grande avanzata della destra: in Emilia-Romagna la Lega è passata dal 19,4% delle precedenti regionali al 32,0% e Fratelli d’Italia dall’1,9% all’8,6%, aumenti non certo compensati dal contemporaneo calo di Forza Italia passata dall’8,4% al 2,6%; in Calabria, Fratelli d’Italia è passata dal 2,5% al 10,8% e la Lega, che cinque anni fa non esisteva, ha ottenuto il 12,2% dei consensi.

Si tratta di dati sui quali bisognerebbe, come minimo, meditare, ed è ciò che faremo in altra parte di questa rivista.

 

 

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