Stampa
Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Domenica, 01 Marzo 2020

Coronavirus personale sanitarioA proposito di coronavirus, di Luciano Nicolini 

In questi giorni, in Italia, non si parla d’altro. E, coerentemente con l’impegno che ci siamo presi quando abbiamo fondato Cenerentola (“parlare ANCHE di ciò di cui tutti parlano”), non mi sottrarrò al dibattito.

Alcuni punti fermi (o quasi)

 Inizierò con lo scrivere alcune banalità, sulle quali però giova richiamare l’attenzione:

1) La malattia dovuta a una forma particolare di coronavirus, della quale si sta parlando, esiste. 

2) Almeno in Cina, ha causato la morte di parecchie persone.

3) Pur non essendo letale quanto lo fu la “peste nera” (che a metà del XIV secolo uccise almeno un terzo della popolazione europea) non è da prendere sottogamba.

4) In qualche maniera, è arrivata in Italia.

5) Poiché quasi tutti gli igienisti concordano nel dire che il miglior modo per fermare un’epidemia è isolare i malati, le misure decise dal governo italiano, per quanto tardive e contraddittorie, sembrano sostanzialmente corrette.

6) Il risalto dato all’epidemia dai mezzi di comunicazione di massa (e dallo stesso governo) è del tutto anomalo. Il che non significa che sia esagerato. Significa soltanto che è molto superiore a quello dato di solito ad epidemie analoghe.

7) Conseguentemente il comportamento degli Italiani  in questa circostanza risulta talvolta irrazionale.

Alcune domande (per ora)  senza risposta

Quanto scritto sembra assodato ma, a questo punto, viene da chiedersi: perchè l’epidemia (nel momento in cui sto scrivendo) è segnalata in Italia e non in altri paesi d’Europa?

Una prima risposta potrebbe essere che, data la sua vocazione turistica, l’Italia attira più stranieri. Un’altra che la sorte le ha giocato un brutto scherzo. Una terza che negli altri paesi europei, per non creare allarmismo, i pochi casi individuati sono stati classificati come semplice influenza e gli ancor meno decessi come dovuti a complicazioni ad essa connesse.

È difficile capire quale sia la risposta giusta…

E soprattutto viene da chiedersi: perché i giornali e la televisione hanno dato tanto risalto a un fenomeno che, finora, non ha causato più decessi di una normale epidemia d’influenza?

Una prima risposta a tale quesito potrebbe essere: perchè sono affamati di  “notizie”. Il che è senz’altro vero, ma, allora: perchè non si è verificato lo stesso fenomeno a proposito delle recenti epidemie di influenza che hanno interessato il Paese? 

L’influenza, si può pensare, è un nemico noto, ricorrente in Italia; la forma di coronavirus in questione invece è un nemico ignoto e pertanto si presta maggiormente ad essere trattata come “notizia”. Può essere, ma non mi convince molto. Sarebbe un po’ come dire che se tornasse in Italia il colera la cosa non “farebbe notizia” perché lo conosciamo.

Una seconda risposta alla domanda sul perchè i giornali e la televisione hanno dato tanto risalto al fenomeno è che a qualcuno (governi, case farmaceutiche, gestori delle reti telematiche) interessa che se ne parli. Si tratta dell’ipotesi inquietante avanzata, tra gli altri, da Enrico Voccia in un intelligente articolo pubblicato il 16 febbraio scorso su “Umanità Nova”.

Una terza è che i governi, che controllano in larga parte l’informazione, sappiano con certezza che il pericolo di un’epidemia devastante è molto più grande di quanto sembra.

E c’è anche chi sospetta che della malattia si parli così tanto in Italia affinchè il governo giallorosa possa avere il pretesto per sottrarsi elegantemente alle pretese  dei partner europei…

 

Cose che capitano

Comunque sia, alcune cose, più o meno inquietanti, stanno accadendo.

Innanzitutto è stata limitata la libertà di movimento delle persone: una decisione coerente con quella di isolare i focolai della malattia ma, guarda caso, anche con i desideri delle classi dominanti.

In secondo luogo, in Italia, la commissione di garanzia per il diritto di sciopero ha invitato i sindacati a non scioperare per tutto il mese di marzo. Si tratta, per il momento, soltanto di un invito, ma di un invito inspiegabile nell’ottica del contenimento della malattia, se non con riferimento alle categorie direttamente impegnate nella prevenzione e nella sua cura. Assolutamente in linea, invece, con i desideri delle classi dominanti.

Vi è poi una terza cosa che sta accadendo: tutti i commentatori, inclusi i più critici nei confronti dell’operato delle autorità, sottolineano che questa epidemia è una grande occasione per ampliare l’area del telelavoro e, ancor più, della didattica a distanza; un ampliamento che consentirebbe oggi di limitare le possibilità di contagio e, da domani, di limitare gli spostamenti e quindi lo spreco di energia e l’inquinamento dell’ambiente. Il che, probabilmente, è vero. Ma è vero anche che il telelavoro e la didattica a distanza sono da tempo nei sogni delle classi dominanti.

Lavorare a casa propria può avere dei lati positivi per il lavoratore ma, soprattutto, consente alle classi dominanti di risparmiare sulle spese inerenti la cura dei bambini e degli anziani di cui si occuperà il lavoratore stesso (e in particolare la lavoratrice) nei ritagli di tempo, di risparmiare sulle spese connesse alla manutenzione della sede aziendale e, infine, fa sì che i dipendenti non lavorino insieme, contemporaneamente, nello stesso luogo, limitandone la possibilità di autorganizzazione.

Ancora più vantaggiosa per le classi dominanti è la didattica a distanza. Pensate al risparmio: sarebbe sufficiente un solo insegnante di lettere, o un solo insegnante di scienze, per tutte le scuole italiane. E basterebbe scegliere quello giusto per essere sicuri che nulla sfugga al controllo…

Poi, a quel punto, perchè usare un insegnante? Potrebbe essere sostituito da un robot, che potrebbe poi occuparsi anche dell’esame finale, naturalmente utilizzando quiz a risposte multiple.

Sto delirando? Forse.

Però non ho la febbre. Il mio delirio non dovrebbe essere un effetto del coronavirus. 

C’è invece il rischio reale che il coronavirus abbia come effetto quello di modificare, in un paio di settimane, il sistema d’istruzione italiano (e non solo quello), velocizzando processi che sono in corso da tempo ma, finora, avevano trovato grandi resistenze. 

 

La paura fa 90 

Così dicono a Napoli, dove ogni accadimento viene trasformato in un numero da giocare al lotto. E da Napoli, dove nel momento in cui scrivo non è ancora stato trovato alcun contagiato, arriva la notizia che i consumatori hanno svuotato i supermercati. Anche a Bologna, in verità, qualche giorno fa alcuni scaffali erano vuoti: quelli contenenti gli alimentari meno costosi. 

Un comportamento irrazionale? In parte sì, visto che al momento non vi è motivo di pensare che resteremo senza cibo. Ma non tanto, dato che qualcuno sta già approfittando dell’occasione per alzare i prezzi. Forse chi fatica ad arrivare a fine mese non sbaglia a fare un po’ di provviste... 

In conclusione: siamo di fronte a un’emergenza sanitaria? Direi di sì, anche se forse un po’ enfatizzata. Siamo di fronte a un complotto? Direi di sì, se per complotto intendiamo quello organizzato dalle classi dominanti decise a servirsi dell’emergenza per consolidare il proprio dominio. Siamo di fronte a una psicosi collettiva? Sì, ma come dicevo, soltanto in parte.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

A proposito di coronavirus, di Luciano Nicolini (n°231) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.