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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Domenica, 03 Gennaio 2021

strechingIpotesi su di un futuro assai prossimo, di Luciano Nicolini

Ciò che sta accadendo nel mondo in relazione alla pandemia di covid-19 fa intravedere un grande disegno politico. Ma forse è soltanto un’illusione ottica…

Prevedere il futuro è arte difficile. Lasciatevelo dire da uno che, per un po’ di tempo, lo ha fatto di mestiere…

Non fraintendete: non ho mai fatto l’indovino. Semplicemente, per diversi anni, ho prodotto, per la Regione  Emilia - Romagna, previsioni demografiche.

Prevedere il futuro prossimo delle popolazioni umane da un punto di vista demografico è relativamente agevole in quanto, in gran parte, tale futuro è già scritto nella loro distribuzione per sesso ed età. Tuttavia, anche queste previsioni risultano spesso sbagliate.  

Assai più difficile è prevedere i futuri scenari politici e sociali. Chi avrebbe mai detto, soltanto un anno fa, che di lì a pochi mesi l’intera popolazione italiana sarebbe stata messa agli arresti domiciliari? L’epidemia di covid-19, lo abbiamo detto fin dall’inizio, è cosa seria, ma non mi sembra giustificare i provvedimenti (o, quantomeno, tutti i provvedimenti) che stanno prendendo i governi.

L’interpretazione di ciò che sta avvenendo è piuttosto complessa, e darà molto da lavorare agli storici che, fra pochi anni, cercheranno di fornirla. Gran parte dei decessi attribuiti al covid-19 riguarda persone molto anziane: soltanto sessanta anni fa non sarebbero stati rilevati per il semplice motivo che molte  persone morivano per altre cause prima di raggiungere gli ottant’anni d’età. La stessa paura di morire era in Europa  meno diffusa di adesso, un po’ perché si era appena usciti da due terrificanti guerre mondiali, un po’ in quanto, come cantava Fabrizio De André, «straccioni che senza vergogna/ portaste il cilicio e la gogna/ partirvene non fu fatica/ perchè la morte vi fu amica».

Non sono poi da trascurare, nell’interpretazione dei fatti,  il ruolo giocato dai mezzi di comunicazione di massa, quello giocato dalla paura dei governi di essere giudicati irresponsabili dagli elettori  o,   più   semplicemente, dalla loro necessità di apparire in qualche modo utili e, comunque, capaci di “controllare la situazione”.

Un disegno politico?

Può darsi che tutto ciò, e  altri fattori che mi sfuggono, sia sufficiente a spiegare quanto sta accadendo. Ma si possono fare anche altre ipotesi.

Per esempio: sappiamo che lo sfruttamento delle risorse del pianeta è arrivato a livelli difficilmente sostenibili. Siamo troppi, consumiamo troppo e, soprattutto, inquiniamo troppo. Il cambiamento climatico sembra esserne una spia tangibile. Non credo sia casuale che, due anni fa, le giuste preoccupazioni di una studentessa svedese siano state amplificate dai media e condivise dai leader politici di tutto il mondo occidentale. Con ogni evidenza si è cercato di creare dall’alto un vasto movimento che chiedesse di intervenire in modo drastico su tale problematica situazione.

La manovra non è riuscita: molti, tra i giovani che vivono nei paesi occidentali, sono stati ben lieti di fare qualche goliardico corteo per i centri cittadini con la benedizione dei governanti, ma la gran parte della popolazione, ormai abituata a guardare al proprio presente e a disinteressarsi del futuro del pianeta, è rimasta del tutto indifferente.

Si può ipotizzare che, di fronte a tale fallimento, i governi (e le multinazionali che li affiancano) abbiano ritenuto opportuno utilizzare l’epidemia di covid-19 per mettere in atto un disegno che avevano in mente da tempo. Un disegno che potrebbe portare ad alcuni benefici per tutti gli abitanti del pianeta (la riduzione del traffico internazionale, e in particolare di quello aereo, non può che far bene) ma che, per altri versi, potrebbe consentire alle classi dominanti di continuare a vivere nel lusso anche nell’ambito di un’economia sostenibile e a controllare con mezzi sempre più invasivi e sofisticati (controllo telematico, smart working, didattica a distanza)  le classi subalterne. Se infatti è vero che la crisi connessa alla diffusione del covid-19 ha messo in ginocchio molte aziende, è anche vero che altre, soprattutto tra quelle più grandi, hanno incrementato enormemente i loro profitti (si pensi a quelle che si occupano della distribuzione a domicilio o alle case farmaceutiche). Chi invece ne sta facendo le spese sono, come al solito, i proletari, e una fascia di media e piccola borghesia in via di proletarizzazione.

Si tratta soltanto di una  ipotesi, che butto lì senza troppa convinzione, come contributo alla discussione. 

Reddito e libertà

Sempre come contributo al dibattito, provo anche a scrivere qualcosa su quale dovrebbe essere il comportamento della sinistra se l’ipotesi sopra esposta si rivelasse fondata. Occorrerebbe innanzitutto mettere al primo posto la questione del reddito: non è possibile che ci si riduca tutti a lavorare sottopagati come i lavoratori dei call center o i cosiddetti rider (o addirittura a lavorare gratis, sperando in un impiego futuro, come avviene per molte professioni intellettuali). E questo significa – parliamoci chiaro – lotta di classe. Perché, nell’ambito di una economia sostenibile, il reddito delle classi subalterne aumenta al diminuire del profitto delle classi dominanti. Altro che “reti economiche alternative”!

In secondo luogo occorrerebbe difendere con le unghie e coi denti ogni spazio di libertà, comprese le cosiddette “libertà borghesi”. Sta capitando troppo spesso che, con la giusta motivazione di difendere la propria salute, i lavoratori (e soprattutto quelli più attivi sindacalmente) chiedano un maggior controllo da parte delle autorità. Così facendo ci si tira la zappa sui piedi! Occorre piuttosto rivendicare il diritto di difendere la nostra salute per mezzo di un’igiene privata guidata dal buon senso (e non da assurdi provvedimenti come il coprifuoco notturno) e sul controllo delle modalità di produzione e distribuzione di beni e servizi da parte dei lavoratori. 

Ogni forma di controllo centralizzato potrà essere usata contro di noi.

 

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