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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 06 Febbraio 2021

ScacchiRenzi, Conte e Biden… di Luciano Nicolini

Nell’editoriale dello scorso numero di Cenerentola ho provato a volare alto, cercando di interpretare ciò che sta accadendo nel mondo e avanzando proposte circa ciò che sarebbe opportuno fare per limitare i danni. Spero di non essere caduto (nella considerazione dei lettori) da tale altezza, perché potrei correre il rischio di farmi male (o, quantomeno, di veder diminuire la schiera, già ora non troppo folta, degli abbonati alla rivista).

Questa volta vorrei tornare con i piedi per terra, iniziando con il commentare le miserie di casa nostra.

La partita a scacchi tra Renzi e Conte

In Italia il 2021 si è aperto con uno strano spettacolo che ha visto protagonisti due  democristiani di ferro: Renzi e Conte. Il primo lo è anche per tradizione di famiglia; il secondo, ben conosciuto in vaticano, pare sia addirittura devoto a padre Pio. 

I due litigano ferocemente. Meglio: sembra essere Renzi quello che provoca. E Conte, dal canto suo, gli risponde per le rime.

Povero Renzi! 

Bisogna capirlo…

È stato lui, che fino al giorno prima aveva tuonato contro i pentastellati, (non Zingaretti) a far nascere, con un magistrale colpo di scena, il governo giallorosa! 

Ed ora Conte, approfittando del covid-19, gli ruba la scena su tutte le reti televisive conquistando il grande pubblico e soprattutto quello femminile (pare che abbia sostituito lo stagionato Berlusconi nelle simpatie di molte donne italiane).

E allora: Renzi deve assolutamente levarselo dai piedi!

Riuscirà il vispo toscano nell’intento? La sua armata è poco numerosa e ancor meno affidabile, ma se lascia passare il tempo che separa da nuove elezioni politiche rischia di sparire completamente dal parlamento. Dunque: via il suo partito dal governo. O la va o la spacca!

Nel momento in cui sto scrivendo (23 gennaio) Conte è riuscito a ottenere la fiducia della camera ed anche del senato. Ma la partita è tutt’altro che chiusa: se non riuscirà ad ottenere l’appoggio di altri democristiani presenti in parlamento, Matteo Renzi potrà alzare il prezzo della sua partecipazione al governo (potrebbe persino, novella Salomè, arrivare a pretendere la testa di Conte).

Tutto sembra dipendere, ancora una volta, da un manipolo di democristiani.

La terza possibile soluzione è quella di un rapido ritorno alle urne che, di fronte allo spettacolo appena descritto, temo si risolverebbe in un trionfo della destra. La destra di Salvini o quella della Meloni? La destra che esibisce i rosari durante le manifestazioni o quella che inneggia a dio, patria e famiglia?

Pare proprio che, a dispetto di quanto si diceva negli anni settanta del Novecento, siamo destinati a morire democristiani…

Lontano dal palazzo

Il popolo italiano assiste allibito allo spettacolo. 

In buona parte è impaurito dal covid-19 che, nel frattempo, continua a mietere vittime. Non è la peste nera, lo abbiamo ripetuto più volte, ma non è neppure da prendere sottogamba, e sono sempre più coloro i quali hanno avuto un parente (o, quantomeno, un conoscente) tra le vittime: il che, da un punto di vista psicologico, ha il suo peso.

Un’altra parte del popolo italiano è invece infuriata per le restrizioni imposte dal governo motivandole con  la prevenzione  della malattia. E non ha tutti i torti, dato che si tratta di restrizioni esagerate e talvolta incomprensibili (come il coprifuoco notturno).

Le persone impaurite (spesso sedicenti “di sinistra”) chiedono, in buona sostanza, un governo più autoritario; quelle infuriate (spesso “di destra”) chiedono, in buona sostanza, il rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza. Chi, come me, è sinceramente antifascista, si trova in una situazione imbarazzante…

Ben pochi si danno da fare per costruire una società di uomini liberi e uguali, forse perché quasi tutti, impressionati dalla galleria degli orrori del “socialismo reale”, non credono più che sia possibile costruirla. Ma intanto la miseria avanza (soprattutto nel Mezzogiorno) e l’arroganza dei potenti si fa ogni giorno più brutale (si assiste, nei posti di lavoro, ad angherie disgustose).

Il discorso di Biden  

Nel corso della loro partita a scacchi, Renzi e Conte sono stati entrambi accusati (dai sostenitori dell’avversario) di essere seguaci di Trump: è evidente l’intento di mettere il nemico in cattiva luce agli occhi del vincitore Biden. Non mi è chiaro invece che cosa pensi quest’ultimo a proposito dei due democristiani, anche se ho l’impressione che il loro duello non sia al centro delle sue preoccupazioni. 

I recenti accadimenti di Washington, che hanno visto qualche migliaio di suprematisti bianchi entrare nel Campidoglio (con la complicità di parte della polizia) e sbeffeggiare Biden, lo preoccupano certamente di più, come ha dimostrato facendo un discorso di insediamento assai moderato, apprezzato persino dai rappresentanti del partito repubblicano.

Del resto questi ultimi sono anch’essi inquieti, probabilmente, per l’aggressività esibita da dimostranti che, nell’appoggiare a rischio della propria vita la peggior destra, erano tuttavia convinti di lottare contro una classe dirigente della quale i rappresentanti del partito repubblicano fanno parte a pieno titolo.

Ma come? – penserà il lettore – Hanno paura di poche migliaia di pagliacci chiaramente aiutati da una parte della polizia e non delle rivolte proletarie che si sono recentemente verificate in molte città degli Stati Uniti?

Beh, quelle, probabilmente, le avevano viste solo in televisione; altra cosa, da un punto di vista psicologico, è vedere una folla entrare armata in parlamento.

In conclusione, se in Italia si piange, e si rimane allibiti osservando il teatrino della politica e l’inerzia del movimento dei lavoratori, anche negli Stati Uniti c’è poco da ridere: la rabbia è tanta e non si sa in quale direzione  sarà incanalata.

 

 

 

 

 

 

 

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