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Categoria: Economia e finanza
Creato Mercoledì, 01 Aprile 2015

Robin hoodMatteo Renzi e i poteri forti, redazionale (n°178)

C’è stato un momento, alcuni anni fa, in cui sembrava che i giornali gratuiti rappresentassero il futuro dell’editoria quotidiana. Nelle grandi città italiane ne circolavano ben quattro: City, E Polis, Leggo e Metro. Il primo era, nel complesso, ben fatto, tenendo conto delle ovvie limitazioni connesse alla scarsità di spazio. Gli altri assai meno. L’idea era che, comunque, grazie agli introiti derivanti dalla pubblicità, tali quotidiani potessero sostenersi economicamente e, magari, rappresentare anche un buon affare.

La crisi economica ha reso, almeno per ora, illusoria tale convinzione. City ed E Polis sono spariti. Metro invece esiste ancora, anche se lo si trova meno frequentemente di prima, ed è notevolmente migliorato, al punto che in alcuni casi una sua paginetta risulta più informativa di dieci pagine di Repubblica.

Martedì 17 marzo Metro ha pubblicato un articolo di Matteo Grandi significativamente intitolato “Renzi, da Gatto a Gattopardo”. La cosa curiosa è che Grandi, per sua stessa ammissione, poco meno di un anno fa era «affascinato e piacevolmente sorpreso» dal discutibile stile comunicativo del premier, sul quale aveva addirittura scritto un libro, insieme al collega Roberto Tallei.

«Renzi – secondo Grandi – era riuscito a imporsi come leader giovane, in grado di intercettare e capire i giovani e la loro esigenza di cambiamento». E, per farlo, si era presentato come «un Robin Hood contemporaneo, pronto finalmente a togliere ai soliti ricchi per dare ai poveri».

«A un tratto, credo, – prosegue Grandi – Matteo ha però iniziato a immedesimarsi più in un eroe da Blockbuster che in un eroe al servizio del popolo. (…)

Con il ddl concorrenza, per esempio, non viene calpestata la competenza dei notai a favore delle banche, dimenticandosi che nelle compravendite immobiliari la figura del notaio rappresenta un’indispensabile tutela per il cittadino? E (sempre nel medesimo ddl) dimezzando i risarcimenti delle assicurazioni per incidenti stradali, non si fa un favore alle grandi compagnie, lasciando in mezzo a una strada consumatori e parenti delle vittime? Con la norma che tartassa le sigarette elettroniche imponendo una imposta di 4,50 euro per ogni ricarica da 10 millilitri (con aumenti che per il consumatore potranno arrivare fino al 150%!) non si fa il gioco delle multinazionali del tabacco, mettendo in ginocchio migliaia di operatori del settore che stanno investendo in questo mercato?»

E conclude: «La sensazione è che in questa sarabanda di promesse si sia passati dall’Uomo Gatto all’Uomo Gattopardo: cambiare verso per non cambiare niente».

Francamente, stupisce che un professionista come Grandi, unanimemente considerato esperto di comunicazione, non abbia compreso subito che il politico che aveva di fronte faceva (e fa), continuamente, “promesse da marinaio” o, per meglio dire, da “venditore di pentole” (con tutto il rispetto per chi esercita, nelle sedi appropriate, questo mestiere). È però importante che, alla fine, lo abbia compreso e che lo comunichi attraverso un periodico che, purtroppo per noi, è assai più diffuso di Cenerentola.

Anche perché nel frattempo Matteo Renzi prosegue, instancabilmente, a mettere in atto le proposte del padronato: con il jobs act ha praticamente abolito, almeno per i giovani, la possibilità di avere un posto di lavoro stabile nel settore privato. E con essa la possibilità di avere, ad esempio, un credito da una banca, dato che, come è noto, le banche italiane non prestano soldi senza aver la garanzia di rivederli moltiplicati. Ed è di questi ultimi giorni l’annuncio che d’ora in poi, anche nella scuola pubblica, i docenti saranno scelti dai presidi a loro capriccio. Così come avviene da tempo nelle scuole private, in gran parte controllate dal Vaticano, che il governo Renzi continua a finanziare, in aperto contrasto con quanto stabilito dalla costituzione repubblicana.

 

 

 

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