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Categoria: Economia e finanza
Creato Domenica, 17 Gennaio 2016

dollaroIl nuovo che arretra, di Toni Iero (n°186)

Negli Stati Uniti d’America la classe media non raccoglie più la maggioranza della popolazione

Ha avuto un modesto risalto sulla stampa italiana. Eppure la notizia che viene dagli Stati Uniti ha una portata da non sottovalutare: la classe media non raccoglie più la maggioranza della popolazione residente negli Usa!

Tale novità è stata comunicata da un noto centro studi americano, il PewResearchCenter, nel suo report1 pubblicato nel dicembre del 2015. Lo studio è basato sui dati annuali del Current Population Survey condotto congiuntamente dal U.S. Census Bureau e dal Bureau of Labor Statistics, due enti pubblici statunitensi.

La classe media (più precisamente definita come famiglie con reddito medio – “middle income household”) è definita come l’insieme delle famiglie con un reddito compreso tra i due terzi e il doppio del reddito mediano2 familiare americano, corretto per la numerosità dei componenti la famiglia. I redditi esaminati si riferiscono al 2014 e le soglie di appartenenza alla middle class sono da 41.869 a 125.608 dollari all’anno per una famiglia di tre persone.

Secondo lo studio in questione, per la prima volta, il numero degli appartenenti alla classe media è stato superato dalla somma delle persone appartenenti alle fasce sociali più basse e più alte: 120,8 milioni contro 121,3 milioni. Il grafico in alto a destra riporta l’andamento della distribuzione percentuale dei cittadini Usa sulla base della classe di reddito della famiglia di appartenenza. Le classi estreme sono state, a loro volta, suddivise in due sottogruppi.

Si noterà come il processo di assottigliamento della classe media sia partito già dagli anni ’70 del secolo scorso. Ancora più significativa è la composizione del reddito complessivo (in basso a destra).

È impressionante rilevare come le famiglie ad alto reddito, che comprendono il 21% dei cittadini Usa, detengano quasi la metà (49%) del totale dei redditi. Tale quota era “solo” il 29% nel 1970. La classe media ha perso una fetta pari al 19% della torta. Anche le famiglie a basso reddito hanno dovuto limare dell’1% (dal 10% al 9%) la loro quota sul reddito complessivo. Né va meglio se si esamina la ricchezza accumulata. Qui i dati sono disponibili con riferimento al 2013: il dato mediano per le famiglie ad alto reddito è pari a 650 mila dollari (+101% rispetto al 1983!); le famiglie della classe media hanno un patrimonio di 98 mila dollari (+2,3% rispetto al 1983); le famiglie a basso reddito hanno un patrimonio di 9,5 mila dollari (-18% rispetto al 1983!).

Abbiamo parlato degli Stati Uniti, ma tutto lascia pensare che le dinamiche in Europa (e in Italia) non siano dissimili. È il risultato di quel processo di concentrazione dei redditi (e della ricchezza) di cui spesso si parla. Le nostre società si stanno sempre più polarizzando: da una parte i ricchi che aumentano la loro ricchezza e dall’altra i poveri la cui povertà diventa sempre più estrema.

Questi sviluppi sociali hanno rilevanti ricadute anche in termini politici. I sistemi liberaldemocratici cui facciamo riferimento quando descriviamo le società occidentali sono stati costruiti nel secondo dopoguerra e avevano come riferimento proprio quella classe media che adesso non solo sta diventando sempre più esigua, ma è anche chiamata a pagare in prima persona l’aggiustamento dei conti pubblici e la fase recessiva dell’economia. Aggiungiamo che anche i crack finanziari (il caso degli obbligazionisti delle quattro piccole banche fallite è esemplare) vanno ad erodere principalmente gli stock di ricchezza finanziaria accumulata da questo insieme di persone. Sono processi che generano smarrimento, paura, rancore. Proprio quei sentimenti in cui è più facile pescare per mestatori e demagoghi. I fenomeni di Le Pen e Salvini (più tutti gli analoghi movimenti di una destra sociale che sta acquistando forza e consensi in tutta Europa) nascono e si sviluppano proprio su questo terreno.

Nello stesso tempo, la deriva tecnocratica europea (all’interno della quale rientrano i cambiamenti che il governo Renzi sta attuando, sia a livello istituzionale, sia in termini di de/regolamentazione del mercato del lavoro) si basa proprio su un assunto: la liberaldemocrazia serviva quando c’era una robusta classe media in ascesa, i cui valori ed aspirazioni potevano essere influenzati e gestiti facilmente dai sistemi di potere egemoni. Se questo ceto perde consistenza e propulsione, la liberaldemocrazia rischia di essere pericolosa per l’equilibrio del sistema. Il caso greco (come quello portoghese) è emblematico: gli “sprovveduti” elettori hanno eletto un governo che diceva di rifiutare l’austerità, poi, non contenti, hanno votato contro l’euro anche nel referendum di luglio! Mica li si può prendere sul serio! A mandare al diavolo la volontà popolare ci ha pensato l’ineffabile Tsipras, che ha imposto al suo popolo provvedimenti peggiori di quelli che diceva di voler rifiutare!

 

In sostanza, il potere ha gestito, in passato, i rapporti sociali con il metodo del bastone e della carota. Beh, adesso sembra abbiano intenzione di risparmiare sulle carote.

Storicamente, davanti alle grandi crisi economiche, la maggior parte dell’Europa vira a destra, mentre gli Stati Uniti vanno a sinistra. Vi è un nuovo fenomeno che sembra prendere corpo negli Usa come reazione al degrado sociale: un accresciuto sostegno, da parte della popolazione, alla nascita e alla crescita dei sindacati. Non sarebbe male seguirne l’esempio.

In questo grafico, la classe “Basso” raggruppa le precedenti Basso e Medio basso; la classe Alto raggruppa le precedenti Alto e Medio alto.

 

1 PewResearchCenter, The American Middle Class Is Loosing Ground, dicembre 2015.

2 Disponiamo un insieme di dati numerici in ordine crescente (o decrescente): si chiama mediana (o valore mediano) il valore che divide in due entità di uguale numerosità l’insieme considerato.

 

 

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