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Categoria: Economia e finanza
Creato Domenica, 01 Gennaio 2017

petrolioLa crisi bancaria in Italia, di Toni Iero (n°197)

L’intervento dello Stato in soccorso del Monte dei Paschi di Siena rappresenta una evidente conferma che il nostro Paese si sta avviando a dover gestire una crisi bancaria, ossia un periodo in cui sarà necessario intervenire per tenere in piedi il sistema creditizio nazionale.

I sintomi di tale crisi erano già emersi alla fine del 2015, con il fallimento di quattro piccole banche: Banca dell’Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca delle Marche e Cassa di Risparmio di Chieti. In quell’occasione 140 mila risparmiatori furono interessati dal bail in (salvataggio interno senza interventi pubblici), che comportò per loro perdite anche rilevanti. Poi è stata la volta delle banche venete (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza). In grave difficoltà si trova anche la Cassa di Risparmio di Genova. Vi sono poi numerosi istituti minori che annaspano nei cosiddetti non performing loan (i crediti non rimborsati). Sullo sfondo vi è la difficile situazione di Unicredito, che ha programmato un aumento di capitale di 13 miliardi di euro, prevede di licenziare 6.500 dipendenti (circa 4.000 in Italia) e chiudere centinaia di filiali.

Perché le banche italiane sono entrate in una crisi così profonda?

Sappiamo che la maggioranza degli istituti di credito, come altri centri di potere, non gestisce in maniera oculata i soldi che amministra per conto dei suoi depositanti. Clientelismo, nepotismo, pressioni politiche e altre forme di corruzione sono ben radicate nell’ambiente. Tuttavia non è questa la principale ragione della tempesta che sta attraversando il sistema bancario italiano. Alla radice del dissesto di molte banche italiane sta il lungo periodo di recessione attraversato dal nostro Paese.

Con il governo Monti la politica fiscale del governo italiano ha subito una drastica svolta restrittiva. Aumenti delle tasse, nuove imposte, taglio della spesa pubblica (pensioni, sanità, etc.) hanno ridotto il reddito disponibile delle famiglie. La naturale reazione dei cittadini è stata quella di limitare i consumi. Tra le tante ricadute dell’abbattimento della spesa privata vi è stata la contrazione delle vendite delle imprese che producevano per il mercato interno. In una situazione normale, la flessione delle vendite è temporanea, cosicché la maggioranza delle imprese, anche se con qualche sforzo, può resistere e riprendere l’attività a pieno regime nel giro di qualche trimestre.

Però l’austerità imposta dal binomio Monti – Napolitano ha innescato un ciclo recessivo durato quasi tre anni. Troppo profondo e troppo lungo per moltissime imprese che sono quindi fallite o, comunque, hanno deciso di chiudere i battenti. Il conseguente aumento della disoccupazione ha poi imposto una ulteriore limatura della spesa familiare che ha messo in ginocchio altre imprese e così via, in un circolo infernale che abbiamo vissuto direttamente sulla nostra pelle o indirettamente su quella di amici, parenti, conoscenti.

Quando un’impresa chiude, nella maggioranza dei casi, non è in grado di restituire alle banche il denaro che aveva ottenuto in prestito. Analogo discorso per la famiglia colpita da disoccupazione, che non sarà più in grado di pagare le rate del mutuo. Ecco come le banche hanno cominciato ad accumulare crediti deteriorati, ossia prestiti ormai non più esigibili a causa della difficoltà economica in cui è caduto il debitore. È facilmente intuibile come dopo tre anni di questo inferno il sistema bancario italiano si sia trovato sommerso da un volume di insolvenze preoccupante: le sofferenze lorde erano pari a 47,2 miliardi di euro alla fine del 2007, 107,4 miliardi alla fine del 2011 e 198,6 miliardi ad ottobre 2016.

L’azione della Banca Centrale Europea, che ha messo denaro a costo nullo a disposizione degli istituti di credito europei, ha solo rimandato lo scoppio della crisi.

A questo punto, la domanda è: come saranno ripartiti gli oneri? Per evitare i problemi (anche elettorali) sperimentati nel caso delle quattro piccole banche fallite, quando si sono colpiti i possessori di azioni ed obbligazioni emesse dalle banche in questione, il governo ha deciso di rimborsare totalmente i risparmiatori privati e parzialmente quelli istituzionali (banche, compagnie di assicurazione, etc.). Il rimborso avverrà tramite assegnazione di nuove azioni MPS. Vedremo come i mercati finanziari quoteranno tali azioni. L’unica certezza è che l’onere complessivo di questo salvataggio ricadrà sui contribuenti, mentre i responsabili di tale disastro (banchieri e politici: il Monte dei Paschi di Siena era, sostanzialmente, gestito da persone vicine al Partito Democratico locale) non pagheranno neanche una lira!

 

 

 

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