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Categoria principale: Esteri Categoria: Asia
Creato Mercoledì, 01 Novembre 2006

Una lezione dal Bangladesh, di Toni Iero (n°85)

L’Accademia di Svezia ha riconosciuto meritevole di premio l’attività svolta da Muhammad Yunus, l’economista bengalese “inventore” della Grameen Bank, la cosiddetta banca dei poveri. Così il professore e la “sua” banca sono stati insigniti del premio Nobel per la pace.

Lo spunto per creare una banca per i poveri, che praticasse il microcredito, è venuto, secondo quanto dichiarato da Yunus, dopo la carestia del 1974, che ha provocato la morte di circa un milione e mezzo di abitanti del Bangladesh.

Come funziona la Grameen Bank? Beh, in sostanza, si presta denaro (piccole cifre, in genere poche decine di dollari) a persone che lo utilizzano per avviare una attività di modesta entità (un allevamento con qualche animale, una produzione di canestri di bamboo, etc.). Nella quasi generalità dei casi, chi riceve questo prestito non ha garanzie reali da offrire alla banca. Perciò, secondo le modalità operative dell’istituto, la responsabilità della restituzione delle somme ricevute ricade sul gruppo facente capo alla persona che riceve il denaro (famiglia, villaggio o anche gruppo di amiche).

 A prima vista, questa potrebbe sembrare una forma di attività caritatevole. Invece non è così; per esempio, chi riceve il prestito deve pagarci sopra interessi piuttosto salati. La novità di questa storia è che, in poco più di 20 anni di attività, la Grameen Bank è diventata una struttura con 2.226 filiali, 18.795 dipendenti e 71.371 comunità clienti. Tale istituto di credito ha erogato, a partire dalla sua nascita nel 1983, ben 5,7 miliardi di dollari in finanziamenti, tutti indirizzati ai più poveri, quelli che non avrebbero mai ricevuto credito da altre banche. Dato rilevante: la banca presta denaro soprattutto alle donne, che si sono rivelate ottime imprenditrici.

 Il successo di tale attività è tanto più interessante se si considera che, con mezzi molto limitati, il microcredito è riuscito a migliorare le condizioni di vita di oltre 40 milioni di persone. Laddove i miliardi di dollari messi in campo da governi, istituzioni caritatevoli e “professionisti della cooperazione internazionale” (le cosiddette Ong, organizzazioni non governative) non solo non ottengono apprezzabili risultati, ma spesso, nei luoghi dove intervengono, innescano dinamiche perverse (corruzione, arricchimenti personali, estinzione di attività economiche tipiche, frustrazione nelle comunità “assistite”). È purtroppo confermato anche a questo livello: la carità serve più a chi la fa, che a chi la riceve!

 Colpisce molto poi il fatto che esista una banca la cui attività sia rivolta ai diseredati. Nel mondo capitalista, le banche rappresentano delle specie di santuari dove adorare il dio denaro. Luoghi in cui entrano con disinvoltura i ricchi, o quelli che aspirano a sembrare tali. I nostri istituti di credito si comportano esattamente all’opposto della Grameen Bank, i soldi li danno più volentieri alle persone che possono offrire garanzie: imprenditori, politici, grandi industrie, palazzinari, mega manager, etc. Ora, l’aspetto che sorprende molti osservatori è che mentre le banche tradizionali registrano spesso delle perdite (in gergo definite “sofferenze”, sono i prestiti che non vengono ripagati dal debitore), la Grameen Bank ha un tasso di restituzione dei debiti di oltre il 99%! Un risultato che nessuna banca tradizionale può vantare.

Cosa ci suggerisce l’esempio del microcredito? Forse tanto, forse qualcosa di scontato. Prima di tutto che il denaro andrebbe prestato a chi ne ha bisogno, ossia ai poveri, non ai ricchi. Il secondo insegnamento è qualcosa che dovremmo sapere già: le persone di modeste condizioni sono più oneste di quelle che occupano i cosiddetti vertici sociali, per questo la Grameen Bank praticamente non ha sofferenze. Inoltre appare chiaro da queste esperienze come il denaro debba essere trattato come uno strumento di emancipazione sociale: lo si dà a chi ne ha bisogno affinché si costruisca da solo e responsabilmente la sua indipendenza economica. Ancora, la consuetudine di avere le donne come principali clienti del microcredito sta facendo evolvere più velocemente la struttura sociale, grazie al ruolo che l’universo femminile riesce a costruirsi in virtù della gestione dell’economia familiare.

 

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