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Categoria principale: Esteri Categoria: Centro America e America Latina
Creato Lunedì, 15 Maggio 2006

Messico, dall’aiuto al debito, di Luciano Nicolini (n°80)

Lunedì 8 maggio, presso il Laboratorio di etnologia dell’Università di Modena, si è nuovamente ragionato intorno al tema della dipendenza personale. Francesco Zanotelli, dell’Università di Siena, ha infatti coordinato un seminario intitolato: Dall’aiuto al debito: vincoli familiari e strategie della dipendenza comunitaria nell’Occidente messicano. .

Il denaro, è noto, costituisce, perlomeno all’interno delle società capitalistiche, una fonte di dipendenza personale. La sua introduzione rappresenta anche, tuttavia, un momento di passaggio tra pre-modernità e modernità, in quanto è una delle novità che consentono all’individuo di liberarsi dagli obblighi comunitari locali per sottostare, casomai, a un diverso e più anonimo tipo di dipendenza.

Venendo al caso costituito dalle comunità rurali del Messico Occidentale, studiate da Zanotelli, la circolazione monetaria, almeno allo stato attuale, non ha (ancora?) modificato in maniera sostanziale i rapporti sociali locali, rapporti che sono caratterizzati da forti disuguaglianze: tra i genitori e i figli da essi dipendenti nonchè, ovviamente (siamo in un paese cattolico), tra i mariti e le mogli ad essi subordinate. Certo, da un lato le frequenti assenze degli uomini, che migrano negli Stati Uniti d’America alla ricerca di lavoro, dall’altro la diminuzione della mortalità infantile (cui ha fatto seguito una significativa diminuzione della fecondità) hanno recentemente avuto come conseguenza un aumento dell’importanza della donna, ma siamo ancora lontani dal poter parlare di vera emancipazione. Ne deriva che il denaro, in buona parte procacciato dal capofamiglia (anche perchè i salari femminili sono, in genere, inferiori a quelli maschili) viene da lui affidato alla moglie per l’ordinaria gestione della casa. Anche i figli, fino a che abitano con i genitori, le consegnano piccole somme, ma tale trasferimento, a differenza del precedente, è classificato come "aiuto". Il capofamiglia "procaccia il denaro necessario", i figli, ed eventualmente la moglie, "lo aiutano"; e questo vale anche nei casi in cui le somme di denaro versate da quest’ultimi sono più rilevanti di quelle dovute al suo lavoro.

L’ "aiuto" prestato dai figli cessa però quando si sposano (anche se la nuova coppia continua a convivere con i genitori di lui): il nuovo status di sposati li obbliga ad affidare parte del denaro guadagnato alla moglie che, per parte sua, smette di svolgere lavoro salariato, per dedicarsi alla famiglia ed, eventualmente, al piccolo commercio o all’artigianato, attività ritenute compatibili con gli obblighi familiari.

La donna sposata, in conclusione, gestisce in genere solo piccole somme, ricevute dal marito o, sotto forma di "aiuto", dai figli. La modalità più usata per poter gestire somme più rilevanti è, per essa, quella di partecipare a una "tanda", cioè a una cassa comune all’interno della quale tutti i partecipanti (in genere, le partecipanti) versano periodicamente il denaro risparmiato. L’intera somma accumulata viene poi data a un partecipante, avendo cura che, a turno, la cosa capiti a tutti. Il vantaggio di questo sistema, molto diffuso in numerosi paesi in via di sviluppo, è che i primi beneficiati entrano in possesso di denaro che non hanno ancora versato (ottenendo così un finanziamento), per gli ultimi, invece, il meccanismo costituisce essenzialmente un incentivo al risparmio.

Si tratta di una nuova forma di dipendenza? Volendo, la si può considerare tale. E’ chiaro però che l’uso del termine "dipendenza", sicuramente appropriato quando ci si riferisce al rapporto tra padrone e schiavo o, per tornare al contesto messicano di cui si è parlato, tra marito e moglie (a prescindere dal fatto che essa lo viva come tale), diventa molto discutibile quando lo si applica a una situazione generata, almeno in prima approssimazione, dalla ricerca di un reciproco vantaggio.

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