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Categoria principale: Esteri Categoria: Usa
Creato Lunedì, 20 Marzo 2006

Usa, inizia il declino?, di Toni Iero (n°76)

Chissà se, mentre state leggendo queste righe, il mondo se ne sta andando allegramente a catafascio. Non che adesso sia un paradiso, però, come precisa il primo teorema di Tex Willer: al peggio non c’è mai limite!

Comunque il Leap/E2020 (acronimo del Laboratoire Européen d’Anticipation Politique Europe 2020, un istituto con sede in Francia) ha diramato un avviso di manifestazione di una crisi mondiale determinata dalla contrapposizione tra Iran e Stati Uniti. Questa organizzazione “stima ormai a più dell’80% la probabilità che, nella settimana tra il 20 e il 26 marzo 2006, si manifesti la principale crisi politica mondiale dopo la caduta della Cortina di Ferro nel 1989, accompagnata da una crisi economica e finanziaria di entità comparabile a quella del 1929”. Questo a condizione che non vi sia un intervento militare USA o israeliano contro l’Iran, poiché in tal caso la probabilità di una crisi salirebbe al 100%.

Il Leap/E2020 basa le sue previsioni su due avvenimenti previsti per quella settimana:

- la decisione iraniana di avviare a Teheran, dal 20 marzo prossimo, la prima borsa petrolifera aperta a tutti i produttori della regione, i cui prezzi sarebbero denominati in euro e non in dollari;

- la decisione della Federal Reserve americana di interrompere la pubblicazione, a partire dal 23 marzo, dei dati relativi all’indicatore M3, cioè, in sostanza, dell’ammontare di dollari (sotto forma di moneta o di depositi a vista) circolanti nel mondo.

Secondo il Leap/E2020, la creazione di un mercato in cui il petrolio sia trattato in euro segnerà la fine del monopolio del dollaro sul mercato mondiale del petrolio (il che, se volete, è una pura tautologia). La moneta USA, continua l’analisi, comincerà un percorso che la porterà rapidamente a perdere importanza come valuta internazionale di scambio. Oggi un euro vale circa 1,20 dollari, secondo il Leap/ E2020 alla fine del 2006 un euro sarà equivalente a 1,30 dollari e, nel caso di manifestazione effettiva della crisi prevista, nel 2007 non sarà irrealistico vedere un euro quotato 1,70 dollari.

Inoltre, sostiene il Leap/ E2020, il vero motivo che sta dietro la decisione della Fed di interrompere la pubblicazione dei dati relativi all’indicatore M3 è “rendere invisibile l’evoluzione dell’ammontare dei dollari in circolazione nel mondo”. Le informazioni mostrano che, negli ultimi mesi, l’aggregato M3 era aumentato parecchio. L’aumento della liquidità avrebbe come obiettivo, secondo questo istituto, quello di evitare l’esplosione della cosiddetta bolla immobiliare (sopravvalutazione del valore delle case negli USA). Inoltre rappresenterebbe il primo passo nella direzione di monetizzare il debito pubblico americano. Infatti, in un contesto in cui il dollaro si deprezzasse pesantemente, si assisterebbe ad una massiccia ondata di vendita di titoli di stato USA da parte dei paesi asiatici e dei paesi esportatori di petrolio. Il piano americano, afferma il Leap/E2020, è di non rimborsare il proprio debito. O, più precisamente, quello di rimborsarlo con una moneta ampiamente deprezzata. Questo avverrebbe in un quadro in cui i titoli del debito pubblico USA sono detenuti principalmente al di fuori degli Stati Uniti, come a dire che i danneggiati sarebbero, in buona parte, entità non americane.

Il Leap/E2020 vede inoltre un possibile fattore aggravante la crisi: un intervento militare contro l’Iran, per impedire che tale stato si doti di armi nucleari. Tale azione provocherebbe una rottura drammatica degli attuali (precari) equilibri mondiali. L’opinione pubblica europea premerebbe sui propri governi affinché non vi fosse alcuna solidarietà con gli USA. Il prezzo del petrolio schizzerebbe verso l’alto (anche sopra i 100 dollari – o euro? – al barile), provocando la reazione cinese che impedirebbe agli USA di agire sotto mandato internazionale (ONU o altre organizzazioni). Gli Stati Uniti, già impegnati su diversi fronti (Irak, Afghanistan, Colombia, …) dovrebbero agire da soli, in un contesto di grave crisi militare e diplomatica.

Ovvio che la risultante di questi fattori sarebbe un brusco arresto del processo di globalizzazione economica.

I ragionamenti che stanno dietro le previsioni del Leap/E2020 sono, sostanzialmente, corretti. Tuttavia, soprattutto dal lato economico – valutario, credo che, magari inconsciamente, i ricercatori di tale istituto si siano lasciati prendere la mano. Il dollaro è sicuramente una moneta destinata a deprezzarsi, a causa dei tanti e profondi squilibri economici degli Stati Uniti. Però il processo, già cominciato, richiederà tempo per arrivare alle estreme conseguenze. Anche perché gli ipotetici venditori di titoli di stato USA (Cina, Giappone e paesi petroliferi) sarebbero le prime vittime delle loro vendite. Inoltre non dimentichiamoci che gli USA puntelleranno (lo stanno già facendo) il valore del dollaro utilizzando tutta la loro considerevole forza economica, finanziaria, diplomatica e militare.

Sul piano militare un intervento contro l’Iran mi sembra piuttosto improbabile. Non solo gli Stati Uniti si trovano impelagati in altri teatri di guerra da cui non traggono grandi successi. Ma l’Iran è quello che si definisce un “osso duro”. Una potenza regionale che vuole crescere e, magari, porsi alla testa di un mondo islamico sempre più in fermento. È difficile provare simpatia per un regime teocratico che pratica la tortura e la pena di morte, che nega la realtà dell’Olocausto (come gli storici nazisti), che dichiara di voler spazzare via gli Israeliani e che, adesso, vuole dotarsi di armi nucleari. Però, perché l’Iran non può avere armi atomiche e la Corea del Nord invece sì? Ancora una volta un possibile teatro bellico è caratterizzato dalla presenza dell’oro nero, materia prima per il cui controllo è in atto una guerra commerciale, molto concreta, tra Stati Uniti e Cina.

Toni Iero

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