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Categoria principale: Esteri Categoria: Usa
Creato Lunedì, 15 Maggio 2006

Stati Uniti: un primo maggio particolare, redazionale (n°80)

Oltre un milione di immigrati sono scesi in piazza.

Il Primo Maggio 1886, a Chicago, durante la lotta per la conquista delle otto ore come limite massimo dell’attività lavorativa giornaliera, la polizia sparò contro gli scioperanti. Seguirono manifestazioni di protesta. Cinque lavoratori anarchici: George Engel, Adolphe Fisher, Louis Lingg, Albert Parsons e August Spies, vennero arrestati, condannati a morte e impiccati. In onore dei cinque martiri di Chicago, il Primo Maggio verrà dichiarato giornata di Sciopero Internazionale.

Dovranno passare molti anni perchè, in alcune nazioni, diventi giorno festivo (in Italia ciò avvenne nel 1950, pochi anni prima che il papa inventasse "S. Giuseppe lavoratore"). Ma, in molti paesi, il Primo Maggio è tuttora giorno feriale: chi lo vuole festeggiare è costretto a scendere in sciopero.

E’ quello che è successo pochi giorni fa negli USA: da Los Angeles a San Diego, oltre un milione di immigrati, in gran parte di origine sudamericana, sono scesi in piazza contro le nuove norme sull’immigrazione. Chiedono la legalizzazione della loro posizione lavorativa e civile, ed avevano deciso, in occasione del Primo Maggio, di non andare al lavoro, disertare le scuole, non fare acquisti e dare vita a grandi manifestazioni.

Le cifre ufficiali parlano di più di un milione di partecipanti, ma sono sicuramente errate per difetto. Innanzitutto, perché provengono da stime fatte dalle polizie di alcune delle città in cui si sono svolti i cortei. In secondo luogo, perché non c'è stato un vero conteggio a livello nazionale: la stima è stata costruita sulla base delle telefonate che l’Associated Press si è presa la briga di fare.

La concentrazione più grossa è stata registrata a Los Angeles, dove sono state contate - secondo la polizia - almeno 400.000 persone, seguita da Chicago (300.000), dove Polacchi e Irlandesi si sono uniti al corteo, New York (100.000), Santa Fé (50.000), Denver (50.000), Houston (30.000).

Praticamente ovunque sono stati segnalati seri problemi negli alberghi; la Tyson Foods, una delle maggiori industrie della carne, ha avuto una produzione ridotta in tutto il suo centinaio di stabilimenti ed è stata costretta a chiuderne una dozzina, mentre una delle sue concorrenti, la Perdue, ha dovuto chiudere 8 dei suoi 14 stabilimenti, e i 29 di un’altra concorrente, la Chipotle Mexican Grill, sono stati chiusi. Tutti chiusi anche gli stabilimenti della Goya, un’altra industria alimentare, ma in questo caso è stata la proprietà che lo ha deciso, "per solidarietà", come hanno detto i suoi dirigenti. Solidarietà è venuta anche dalla società di fast food McDonald’s.

I due porti più importanti del paese, quelli di Los Angeles e Long Beach, hanno registrato un’astensione dal lavoro del 90 per cento, mentre i cantieri edili sono stati disertati dalla metà degli operai. Nelle scuole, la "giornata senza immigrati" ha avuto grande successo: pare che un ragazzo su quattro abbia rinunciato alle lezioni per partecipare alle manifestazioni.

A quando una "giornata senza immigrati" anche in Italia?

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