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Categoria principale: Esteri Categoria: Usa
Creato Lunedì, 01 Dicembre 2008

Paint it Black, di Toni Iero (n°108)

Era da molto tempo che non si udivano commenti così appassionati a proposito di una campagna elettorale americana. . 

L’elezione di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti ha destato un’enorme emozione, sia all’interno degli Usa, sia in altre nazioni.Si parla di una nuova epoca, di una svolta storica, della rinascita del sogno americano. Perché tutta questa enfasi?

Per trovare il motivo di questa eccitazione, occorre considerare che l’elezione di Obama avviene in un contesto molto particolare. Oggi la principale potenza planetaria si trova alle prese con una crisi economica paragonabile, per dimensioni, a quella degli anni ’30 del secolo scorso. Inoltre gli Stati Uniti sono impelagati in una guerra i cui due fronti più importanti (Afghanistan e Iraq) li vedono in gravi difficoltà. Gli equilibri geopolitici sono incrinati dall’affermarsi economico e politico della Cina e dai tentativi di rinascita imperiale della Russia. Anche i popoli islamici, una rilevante quota dell’umanità, sono come un pericoloso calderone in ebollizione percorso da fermenti religiosi anti-occidentali. Insomma il pianeta mostra segni di grande instabilità.

In tale contesto, non deve sorprendere che l’emergere di una figura “nuova”, un candidato giovane, con idee innovative (quantomeno rispetto agli ultimi otto anni di presidenza Bush), che porta fin nel colore della pelle qualcosa di mai visto prima, abbia infiammato l’opinione pubblica di mezzo mondo.

Può Obama fare la differenza? Sì e no. No perché, come la nostra razionalità libertaria ci insegna, una persona non è in grado di cambiare il mondo e, soprattutto, perché i veri progressi sociali nascono dall’auto-organizzazione dal basso, non dai decreti emanati dai governi. Inoltre gli strumenti che il nuovo presidente avrà a disposizione saranno limitati. Il bilancio pubblico americano è duramente provato dagli impegni assunti per salvare il sistema finanziario di quel paese. Per trovare fondi da destinare a sanità, istruzione, sostegno ai poveri, ambiente, Obama dovrebbe riuscire nella difficile impresa di sottrarre risorse alle spese militari. E questa non è mai un’operazione facile, per nessuno.

Però, in un certo senso, Obama potrebbe anche fare la differenza. La campagna elettorale in cui ha trionfato ha mobilitato migliaia di persone, stanche e disilluse dalle guerre di Bush e dalle speculazioni finanziarie che hanno messo in ginocchio molte famiglie americane. La partecipazione alle votazioni è stata tra le più alte mai registrate in America. È possibile che la crisi economica abbia svegliato la classe media, formata in definitiva da lavoratori, che adesso teme di vedere drasticamente ridimensionato il proprio tenore di vita? Sarebbe un fatto nuovo, soprattutto se paragonato alla situazione italiana dove, tra le masse, rischia di prevalere una paura irrazionale con la conseguente richiesta di (o acquiescenza a) un maggior autoritarismo. Negli Stati Uniti, come testimonia anche la proposta di un aumento del peso fiscale per i ricchi, i germi del cambiamento e la richiesta di una società più equa non sono solo negli impegni presi dal futuro presidente, ma sembrano diffusi in una quota non irrilevante di cittadini. È un terreno su cui le organizzazioni libertarie (dai sindacati ai gruppi di opinione) possono profittevolmente lavorare.

Cosa potrebbe cambiare per il resto del mondo? Anche in questo caso, occorrerà vedere se il presidente Obama manterrà le promesse fatte dal candidato Obama. Il ritiro dall’Iraq sarà uno dei primi test su cui verificare la sua credibilità. Un nuovo auspicabile approccio alle relazioni internazionali, più disponibile al dialogo, così come l’impegno sul fronte ambientale, costituirebbero quella rottura della continuità con Bush che Obama ha insistentemente dichiarato di voler realizzare.

Insomma, se effettivamente la democrazia americana ricevesse una iniezione di nuova vitalità ne deriverebbero positive conseguenze. D’altra parte, i modelli sociali “alternativi” che il potere oggi offre sono l’autoritarismo oligarchico russo, la soffocante dittatura “comunista” cinese e il claustrofobico fondamentalismo islamico. Per non parlare di sistemi ancora peggiori. Probabilmente sono ancora le società democratiche di tipo occidentale, con tutte le loro mistificazioni che ben conosciamo, che lasciano comunque più spazi a chi vuole costruire un mondo migliore.

Toni Iero

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