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Categoria: Interviste
Creato Martedì, 01 Febbraio 2011

Biocompensazioni: un aiuto specifico dalle piante per migliorare l'aria che respiriamo, di Annalisa Righi (n°132)

l’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) - sede di Bologna, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - affronta da diversi anni le tematiche relative alla capacità di mitigazione delle piante di abbattere gli inquinanti atmosferici.

Cenerentola ha desiderato approfondire l’argomento insieme a tre studiose di Biologia e Fisiologia Vegetale dell’Istituto bolognese: la dott.ssa Rita Baraldi, responsabile della sede di Bologna dell’IBIMET; la dott.ssa Francesca Rapparini, ricercatrice IBIMET; la dott.ssa Federica Costa, giovane studentessa – collaboratrice dell’IBI-MET che ha incentrato il periodo di tirocinio e la sua tesi di Laurea Magistrale in Biologia svolgendo attività di ricerca su tale argomento ed è a lei, principalmente, che rivolgiamo le nostre domande.

Ciò che emerge è l’importanza delle piante nei contesti urbani. Importanza di carattere sociale, salutistico ed anche economico.

Le aree verdi infatti, oltre a promuovere piacevoli momenti di incontro (ricreativi, sportivi, di svago) possono, se progettate con determinazione e selettivamente, migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Le ricerche condotte dall’IBIMET dimostrano infatti che ci sono piante più capaci di altre di metabolizzare gli inquinanti gassosi - anidride carbonica, ozono, biossido di azoto... - ma anche quelli particellari, le famigerate polveri sottili.

Vediamo allora di capire meglio questo interessante processo. 

Per cominciare, possiamo ricordare l’importanza delle piante per le nostre città…

Le funzioni benefiche attribuite al verde urbano sono molteplici. Ci sono aspetti estetici e ornamentali orientati ad una riqualificazione del paesaggio. Aspetti artistici e culturali per la tutela del paesaggio storico attraverso la salvaguardia di antichi giardini e parchi. Funzioni psicologiche e sociali perché - come luoghi di incontro per attività di svago, ricreative e sportive - hanno la capacità di promuovere stili di vita e comportamenti più sani e sostenibili col conseguente miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Inoltre aiutano la mitigazione del microclima urbano fornendo l’ombreggiamento dalle radiazioni solari e, in un ecosistema antropizzato come quello urbano, hanno anche un ruolo chiave nella conservazione della biodiversità, vegetale ed animale. Ma soprattutto le piante possono essere un valido strumento per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.

In che modo le piante possono migliorare la qualità dell’aria che respiriamo?

Le piante possono purificare l’aria non solo perché emettono ossigeno e assorbono anidride carbonica, attraverso il noto processo di fotosintesi clorofilliana, ma anche perché possono agire da filtro fisico e chimico interagendo direttamente con gli inquinanti presenti nell’aria.

 Perciò le piante possono contribuire ad abbattere la concentrazione di sostanze inquinanti comprese le terribili polveri sottili?

Le piante possono assorbire a livello fogliare inquinanti di natura gassosa, come l’ozono, il monossido di carbonio, il biossido d’azoto e l’anidride solforosa. Inquinanti che, in ambiente urbano, raggiungono livelli di concentrazione elevati a causa del traffico urbano e di altre attività antropogeniche. Inoltre possono intercettare anche gli inquinanti di natura particellare, come le polveri sottili.

Come fanno le piante a “catturare” le polveri sottili?

Le particelle inquinanti vengono trattenute dalla superficie fogliare della pianta. E’ dimostrato che una superficie fogliare poco liscia e particolarmente rugosa, ricca di peli fogliari, di rivestimenti cerosi, di cavità stomatiche (cioè di piccole aperture attraverso le quali avvengono gli scambi gassosi con l’esterno) è più efficiente nel processo di intercettazione e trattenimento delle polveri.

Quindi ci sono piante più efficaci di altre a mitigare l’inquinamento atmosferico?

Sì, ci possono essere piante più efficaci di altre. Ogni specie vegetale ha una propria capacità di interazione con gli inquinanti atmosferici e questo dipende da vari elementi: struttura della foglie e della pianta, fattori ambientali, maggiore o minore resistenza all’inquinamento.

Nello specifico, giocano un ruolo fondamentale le caratteristiche delle foglie: forma, numero, densità e morfologia degli stomi, densità e morfologia dei peli, densità e consistenza degli strati cerosi superficiali.

In generale, gli alberi sono più efficienti rispetto agli arbusti e alle specie erbacee. Le piante con diametro del fusto più grande sequestrano e accumulano più anidride carbonica. Quindi sarebbe preferibile impiantare piante di già adulte o comunque capaci di raggiungere nel minor tempo dimensioni maggiori.

Nello specifico possiamo dire che, tra le sempreverdi da siepe, ad esempio, il ligustro è particolarmente efficiente nel filtrare l’aria inquinata. Tra le latifoglie (piante a foglia larga) troviamo il tiglio, il carpino, la roverella e l’olmo che presentando foglie ruvide e ricche di peli - a differenza di quelle del pioppo e del platano che sono più lisce e coriacee - hanno una maggiore capacità di catturare le polveri. Tra le conifere, che sono in generale le piante più adatte a rimuovere le polveri rispetto alla maggior parte delle latifoglie decidue, abbiamo i pini e i cipressi che sono più efficienti. Inoltre le conifere mantengono le foglie anche in inverno, periodo in cui l’inquinamento in città raggiunge i massimi livelli.

D’altro canto è vero che le piante da inserire in ambiente urbano devono avere anche un’elevata tolleranza agli inquinanti perché, essendo esposte ad alte concentrazioni, possono andare incontro ad un accumulo eccessivo di sostanze tossiche nei tessuti fogliari con conseguenti danni fisiologici alla pianta stessa. In questo caso le latifoglie, che perdono le foglie in inverno, a differenza delle conifere, sono in genere più resistenti all’inquinamento perché rinnovano la chioma ogni primavera.

I fattori e le caratteristiche da considerare in fase di progettazione di nuove aree verdi in ambiente urbano sono molti e articolati. E’ necessario, pertanto, in fase di progettazione di nuove aree verdi, considerare quanti più parametri possibili.

I costi per cercare di realizzare questo nuovo modo di progettare il verde cittadino sono elevati?

La progettazione del verde urbano così concepita deve basarsi su un approccio il più possibile interdisciplinare. Inoltre impiantare piante adulte, che potrebbero quindi essere più efficienti nella mitigazione ambientale, prevede certamente dei costi maggiori per le amministrazioni cittadine. Le piante in città sono comunque un investimento che rende nel tempo: alcuni studi negli USA hanno dimostrato che i costi di impianto e manutenzione vengono azzerati nel tempo e che anzi, ci sono dei benefici economici, che aumentano proporzionalmente con l’aumentare dell’estensione del verde cittadino.

Ci sono amministrazioni cittadine che hanno già realizzato, o che collaborano, con questo progetto?

Nella nostra regione l’IBI-MET di Bologna ha collaborato con il comune di Parma svolgendo ricerche in tale ambito di studio. Inoltre l’Istituto ha appena iniziato il progetto europeo GAIA (Green Areas Innercity Agreements) in collaborazione con il Comune di Bologna per applicare studi specifici relativi alla capacità di mitigazione dell’inquinamento da parte delle piante.

Se volessimo dare alcuni parametri per far capire meglio quanti alberi ci vorrebbero per ottenere un beneficio significativo?

Esiste un software di immediata applicazione, ideato negli USA, che permette di valutare rapidamente i benefici, non solo ambientali ma anche economici, connessi con la capacità di mitigazione dell’inquinamento da parte delle piante in ambiente urbano. Si può quantificare ad esempio, che un’area verde costituita da circa 150 piante, di cui alcuni esemplari secolari e da numerose specie di medie dimensioni, è in grado di assorbire circa 140 tonnellate di anidride carbonica accumulata dalla pianta come biomassa vegetale. Tale quantità si può dire che compensa l’anidride carbonica rilasciata da circa 90 persone nel corso di un anno di lavoro con un uso giornaliero medio dell’automobile per recarsi al lavoro. Questa stessa area verde è anche in grado di rimuovere circa 10 kg di inquinanti (tra cui ozono, biossido di azoto, anidride solforosa e polveri sottili PM10) nel corso di un anno.

E’ possibile anche migliorare la qualità dell’aria nelle nostre case? Come sappiamo, tra le pareti domestiche spesso si annidano sostanze nocive contenute nei materiali per l’edilizia come la formaldeide, il benzene…

Anche in casa possiamo posizionare piante utili all’assorbimento di inquinanti. Le piante più adatte sono la dracena, il filodendro, lo spatifillo, la gerbera.

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