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Categoria: Interviste
Creato Martedì, 01 Marzo 2011

Intervista ad un anarchico egiziano, di CNT-AIT Parigi (SIPN) (n°133)

Ha circolato, nei primi giorni dell’insurrezione egiziana, l’intervista che qui riproduciamo per i nostri lettori. Quando “Cenerentola” sarà nelle loro mani, la situazione sarà molto diversa da quando è stata realizzata. La pubblichiamo ugualmente perché ci sembra indicativa delle opinioni e dello stato d’animo dei libertari che hanno partecipato al movimento.

Da: cnt-ait.info, 5/2/2011

«Per conoscenza vi trasmettiamo questa intervista con un compagno anarchico egiziano, realizzata tramite altri compagni del Medio Oriente.

Le sue posizioni non rispecchiano necessariamente quelle della CNT-AIT, ma sembra importante condividere questo punto di vista. Inoltre, ribadiamo la nostra totale e completa solidarietà con i compagni che lottano per la giustizia sociale in tutto il mondo, la libertà, la dignità, in una prospettiva comunista libertaria.

CNT-AIT Parigi (SIPN)

Puoi dirci da quale movimento provieni?

Faccio parte di Bandiera Nera, un piccolo gruppo anarco-comunista Egiziano.

Il mondo sta osservando l’Egitto e in molti cercano di essere solidali. Tuttavia, poiché Internet è stato bloccato, è difficile avere informazioni. Ci puoi dire cosa è successo in Egitto la scorsa settimana? Qual’è il tuo punto di vista? (...)

E’ Martedì che tutto è cominciato, c’è stata la scintilla che ha acceso il fuoco! Martedì ci sono state grandi manifestazioni nelle strade in tutte le città egiziane, il Mercoledì inizia la repressione. I manifestanti hanno iniziato cercando di finire il sit-in a piazza Tahrir il Martedì a tarda notte, e hanno continuato nei giorni successivi, in particolare nella città di Suez. Suez ha un valore particolare nei cuori di tutti gli egiziani: era il centro della resistenza ai sionisti nel 1956 e nel 1967, lo stesso distretto dove le truppe di Sharon hanno combattuto nel corso delle guerre israelo-egiziane. La polizia di Mubarak ha fatto un massacro uccidendo almeno quattro persone, almeno cento i feriti, uso massiccio di spray al pepe, proiettili di gomma, pistole, e una strana sostanza gialla gettata addosso alle persone (può essere del “gas mostarda”).

Venerdì 28 è stato chiamato il “Jumu’ah of Wrath” (Jumu’ah è la parola araba per descrivere il Venerdì. Venerdì [e Sabato] sono i giorni del fine settimana in Egitto, come in molti paesi musulmani. E’ il giorno sacro per l’Islam, perché le preghiere sono fatte in quel giorno, detto la preghiera del Venerdì). Era previsto, dopo questa preghiera, di marciare in corteo verso mezzogiorno. La polizia ha cercato di fermare il corteo con tutta la sua forza e la violenza, ci sono stati numerosi scontri al Cairo (al centro, a Mattareyahest del Cairo). In tutto l’Egitto, in particolare nelle città di Suez, Alessandria, Mahalla (nel Delta del Nilo, uno dei centri della classe operaia), da mezzogiorno fino al tramonto hanno manifestato molte persone. Al Cairo, in centro, la manifestazione si è conclusa con un sit-in a piazza Tahrir [in arabo “liberazione”] dove si è deciso di continuare fino all’abolizione del regime di Mubarak. Le persone gridavano un unico slogan “il popolo domanda la fine del regime”.

Al tramonto, alle 17 (ora locale), Mubarak ha dichiarato il coprifuoco e nelle città è stato inviato l’esercito. Il coprifuoco è stato seguito da una evasione pianificata dalla polizia che ha rilasciato dei criminali e gruppi di teppisti chiamati Baltagayyah. Il piano della polizia che prevedeva una grande fuga di criminali in molte carceri egiziane era finalizzato a spaventare la popolazione egiziana. Nessun poliziotto, pochissimi soldati per controllare le strade, la gente era spaventata. Segue un battage mediatico della televisione egiziana, delle radio, dei giornali, sui saccheggi in molte città, sui ladri che hanno sparato alle persone. Ma in risposta molti egiziani si sono organizzati in “comitati popolari” per garantire tutte le strade. Questo, se da una parte è stato accolto con favore dal regime che lo ha utilizzato per spaventare ancora di più la gente e dimostrare l’instabilità nel paese, dall’altra è anche un punto di partenza (dove appoggiarsi) per iniziare a costruire dei consigli di lavoratori.

Mercoledì (26 gennaio), ci sono stati scontri tra pro e anti-Mubarak. E’ questo il modo giusto per descrivere l’accaduto? Chi sono i sostenitori di Mubarak? Come questi scontri hanno influenzato l’atteggiamento generale della classe operaia egiziana?

E’ assolutamente sbagliato dire che si è trattato di un [semplice] “échaufourrés” tra anti e pro-Mubarak. [Si riferisce alla stampa egiziana, che ha presentato gli eventi come una semplice bagarre]. Alla manifestazione pro-Mubarak hanno partecipato molti “Baltagayyah” [teppisti mercenari della polizia, informatori ...] e molti membri della polizia segreta che hanno attaccato i manifestanti a Tahrir Square. Personalmente penso che Mubarak si sente come il bovino che è stato appena ucciso e i suoi sacerdoti cercano di spargere il suo sangue. Si sente come Nerone, vuole l’Egitto in cenere prima della sua espulsione, cerca di convincere la gente che è sinonimo di stabilità, sicurezza e tranquillità. In questo senso, ha davvero compiuto qualche progresso: una santa alleanza nazionale contro i Tahrirites (manifestanti Tahrir) e contro il Comune Tahrir. Molti dicono, soprattutto nella classe media, che le manifestazioni dovrebbero finire perché l’Egitto è stato devastato dalle fiamme, è iniziata la carestia [l’alimentazione dei più poveri - le materie prime come il pane di cui gli Egiziani sono i maggiori consumatori al mondo - è completamente sotto il controllo dello Stato che detiene quindi l’arma alimentare]. Ma questo non è del tutto vero, è solo esagerazione. Ogni rivoluzione ha le sue difficoltà e Mubarak utilizza la paura e il terrore per rimanere al comando il più a lungo possibile.

Personalmente, voglio dire che anche se i manifestanti fossero stati responsabili di questa situazione Moubarak se ne deve andare lo stesso, a causa della sua incapacità di far fronte alla situazione attuale.

Cosa pensi che accadrà la prossima settimana? La posizione assunta dal governo statunitense come può influenzare la situazione?

Nessuno può indovinare che cosa accadrà domani o la prossima settimana. Mubarak è un idiota testardo, e i media egiziani organizzano la più grande campagna mediatica nella storia in occasione delle proteste che saranno organizzate Venerdì, 4 febbraio. C’è la richiesta per un altro corteo di un milione di persone a Tahrir, chiamato “il Venerdì del saluto”. La posizione assunta dal governo degli Stati Uniti ci interessa più di questo evento, Mubarak è un traditore che può uccidere tantissime persone, ma non può dire di no ai suoi padroni.

Qual è stata la partecipazione degli anarchici nella lotta di classe? Chi sono i loro alleati? (…)

L’anarchismo in Egitto non è una grande forza, è possibile trovare alcuni anarchici, ma non ancora grande forza. Gli anarchici in Egitto si sono uniti ad entrambi gli eventi: le manifestazioni in piazza e i comitati dei cittadini per difendere la piazza dai teppisti: gli anarchici in Egitto sono una piccola speranza per la sopravvivenza di questi “consigli”. Gli alleati degli anarchici in Egitto sono i marxisti; ovviamente non è ancora il momento del dibattito ideologico. Tutta la sinistra chiama all’unità ma poi litiga su tutto e su niente. Gli anarchici in Egitto sono parte della sinistra egiziana.

Quali forme di solidarietà possono essere costruite tra i rivoluzionari in Egitto e quelli dell’Ovest? Cosa si può fare subito e cosa dobbiamo fare nel lungo termine?

L’ostacolo più difficile che debbono affrontare i rivoluzionari egiziani è il blocco delle comunicazioni [telefono, cellulare, internet]. I rivoluzionari d’Occidente devono fare pressioni sul loro governo per evitare che il regime egiziano continui a mantenere il blocco. Questo è quello che serve nell’immediato, ma nessuno può dire cosa accadrà nel lungo termine. Se la rivoluzione vince, poi i rivoluzionari occidentali dovranno rafforzare la solidarietà con i loro compagni egiziani in caso di aggressione da parte degli Stati Uniti e Israele. Se la rivoluzione sarà sconfitta ci sarà l’uccisione di tutti i rivoluzionari egiziani.

Quali saranno le problematiche principali quando Mubarak se ne sarà andato? Che cosa accadrà in strada? Che cosa proporranno i rivoluzionari anticapitalisti?

L’aspirazione principale di oggi, parlando delle esigenze espresse dalla strada, è quella di una nuova costituzione, un governo ad interim e nuove elezioni. Ci sono molti progetti su questo da parte di molti gruppi politici, in particolare dai Fratelli Musulmani. I rivoluzionari anticapitalisti non sono molto numerosi al Cairo, i comunisti, la Sinistra Democratica, i trotskisti hanno le stesse richieste per una nuova costituzione e per le elezioni. Ma noi, anarchici, anticapitalisti ed anche antistatalisti cercheremo di adoperarci affinchè i comitati che sono stati creati originariamente per proteggere e garantire con più forza le strade possano essere trasformati in veri e propri consigli di lavoratori.

Che cosa vuoi dire ai rivoluzionari all’estero?

Cari compagni di tutto il mondo, abbiamo bisogno di solidarietà, una grande campagna di solidarietà e la rivoluzione egiziana vincerà.

 

CNT-AIT Parigi (SIPN)

 

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