Stampa
Categoria: Interviste
Creato Lunedì, 01 Giugno 2015

Nicola MorraNicola Morra sul reddito minimo garantito, intervista di Annalisa Righi (n°180)

Roma, 25 marzo. Cenerentola incontra Nicola Morra, senatore del MoVimento 5 Stelle, classe ’63, insegnante di storia e filosofia. Il reddito minimo garantito è l’argomento dell’incontro. Argomento attorno al quale altri temi si intersecano e si sovrappongono: la scuola, il lavoro, la formazione, la cultura dell’emergenza continua, la partitocrazia, la necessità della trasparenza.

Inizierei ricordando a chi legge che, in Italia, ciò di cui si parla è il reddito minimo garantito e non il reddito di cittadinanza. Sono due modi diversi di affrontare il problema della “povertà”: il secondo è universale, continuativo e indipendente da controlli su eventuali diritti di esigibilità; il primo è esattamente il contrario. E potrebbe innescare aspetti viziosi, sia da parte dell’individuo, per cercare di restare nella fascia “protetta”, sia da parte del sistema che, con eventuali controlli, potrebbe “ricattare” l’individuo per interessi del sistema o di gruppi di potere…

La nostra proposta nasce con un approccio, prima ancora che economico, sociale, antropologico e filosofico. Vogliamo sganciare la condizione lavorativa dalla ricerca di profitto e di reddito. Nelle società future avremo sempre meno necessità di lavoro umano e sempre più necessità di reddito, di intelligenza e fantasia per capire come l’uomo possa rapportarsi al mondo, per esempio inventando nuovi lavori. Per far questo bisogna sottrarre il cittadino da una spirale negativa che lo vuole ricattato da condizioni di miseria. Se non garantiamo una sorta di scudo reddituale all’individuo, lo lasciamo in balia del così detto mercato, deregolamentato.

Nella società che vogliamo costruire bisogna aiutare il cittadino a non accettare il primo lavoro che gli capita, anche perché, come hanno sottolineato molti studiosi, questa logica ha prodotto danni economici pagati dal sistema, quindi dal contribuente. Ieri leggevo la ricerca di Fubini pubblicata su Repubblica: si è calcolato che in Italia un laureato costa allo stato circa 163.000 euro, a partire dalla scuola materna. Se un laureato costa 163.000 euro - e diventa oceanografo, ingegnere chimico o laureato in lettere classiche - poi non può andare a lavorare alla reception di un hotel o in un call center per vendere prodotti assicurativi o telefonici; lo può fare “occasionalmente”, in una sorta di intercapedine tra gli studi e il momento in cui approda a una dimensione lavorativa che gli permette di soddisfare le sue inclinazioni… Nel nostro disegno c’era la possibilità di dire di no fino alla terza proposta lavorativa, appunto per sottrarre l’individuo al ricatto del lavoro qualunque. Aggiungo che, in quanto italiani, abbiamo un ulteriore problema determinato da un progressivo contrarsi del welfare.

Noi con questa proposta, vogliamo che gli italiani siano liberati dal rischio della criminalità organizzata, dell’illegalità, della disperazione, del disagio individuale e sociale. Abbiamo un mercato del lavoro da riformare, molto rigido - per quanto ora con il Jobs Act l’abbiano voluto non flessibilizzare, bensì precarizzare - abbiamo un mercato del lavoro che spesso è demeritocratico; piuttosto che premiare le competenze, il merito, l’applicazione, si premiano altre “virtù”. La società italiana sta educando ad un atteggiamento ipocrita e falso nei confronti del capo. Come hanno dimostrato gli ultimi casi di corruzione pubblica, vedi Incalza, Burchi e tutto il resto, l’importante è avere una conoscenza, poi attraverso la devozione che si sviluppa si spera di prendere quello che una volta si chiamava l’ascensore sociale, che molti nostri genitori dicevano essere garantito dallo studio…

E qui entra un altro nostro tassello, quello per cui puoi anche non lavorare, purché sia impegnato in un’attività di formazione, perché se cresci studiando ne ha un beneficio anche la società di cui sei parte.

Questo sostegno allo studio è previsto nella vostra proposta del reddito minimo?

Sì, c’è la possibilità, purché si sia impegnati in attività formative… Come si capisce, sarà necessaria una rivoluzione copernicana …

Una rivoluzione copernicana… con un governo che pare stia andando nella direzione opposta e che pare avere i numeri per farlo?

Aiutiamoci per far capire a tutti qual è la direzione di marcia che il paese sta seguendo negli ultimi mesi. Sono stati buttati milioni di euro nella così detta formazione professionale, soprattutto in alcune regioni, e guarda caso sono quelle del meridione, e guarda caso scopri che in alcune regioni, ad esempio quella da cui provengo, la disoccupazione giovanile - dai 15 ai 24 anni - ha tassi superiori al 60%. L’unica valvola di sfogo, come sottolineano molti economisti, non può che essere l’emigrazione; e questo fa ancor più rabbia, se poi scopri che è emigrazione intellettuale, giovanile e specializzata.

Vorrei tornare alla possibilità dei tre rifiuti sulle proposte lavorative prima di perdere il diritto al reddito minimo. Questo aspetto non mi pare preservi il lavoratore dal meccanismo del ricatto, a meno che, come accade in alcuni paesi europei, i lavori proposti non siano in linea con le aspirazioni e la preparazione dell’individuo …

Posto che questo rilievo è corretto e, in una prospettiva che possiamo definire utopico platonica, sarebbe accettabile, noi, venendo spesso accusati di mancanza di realismo (e in questo caso di realismo finanziario), reputiamo si debbano fare i conti con l’oste della finanza pubblica; se riuscissimo a trovare più risorse, io per primo sottoscriverei una misura che piuttosto che tre garantisse 5, 10 o enne volte …

La tassazione delle rendite e delle successioni… Il discorso di tassare le rendite in Italia è un argomento difficile da portare avanti. Su questo, per esempio, Piketty, che al momento è di moda, è molto esplicito...

Sì, noi veniamo imbambolati da alcuni paradigmi che sono stati nel tempo mitizzati e che di fatto tutelano alcuni interessi forti, che sono quelli dei grandi poteri bancario - assicurativi o anche famigliari. In Italia continuano a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite. Una delle vicende che più delle altre ci ha indignato è stata la questione Ilva - Riva. I costi di produzioni altamente inquinanti e dannose per la salute vengono sopportati dai cittadini, ma i profitti ottenuti con tali produzioni vanno alla famiglia Riva, con una tassazione assolutamente impalpabile, ed è su questo che bisogna ragionare. A prescindere da Piketty, Marx, Proudhon o Fourier, si tratta di un’ evidente mancanza di giustizia.

Il primo aspetto dell’ingiustizia è non dire la verità. Tutti i rinvii, i ritardi, gli annunci, gli avvisi, le slide, il DL, il DDL, c’è il testo, non c’è il testo… sono la piena dimostrazione di come questo sia un governo degli annunci e dell’ipocrisia, senza che vi sia una sostanza. Su la “Buona scuola”, ha investito presentando la riforma come un evento epocale, per cui adesso vorrei prendere 148.000 docenti precari che al primo settembre 2015, poi nel 2016, dovevano essere assunti e vorrei sottoporre, con serenità, a loro la situazione…

Della riforma scolastica questo è l’aspetto organizzativo professionale ma c’è anche, direi soprattutto, l’aspetto pedagogico formativo dei ragazzi…

Sono dell’avviso che dovremmo ripensare l’intero sistema della formazione in chiave kantiana, copernicana. Kant è stato il filosofo della rivoluzione copernicana. Oggi, avendo sposato l’ideologia della tecnocrazia e della complessità, nel sistema formativo reputiamo che la dimensione dell’apprendimento più importante sia quella terminale, universitaria. A me piace pensare una scuola in cui l’educazione alla curiosità, alla ricerca, alla mathein dei filosofi greci, possa essere trasferita al bambino fin dai primi passi. Se rendi un ragazzino innamorato del dubbio, della ricerca, della lettura, hai posto le basi affinché da quel ragazzino si ottenga un cittadino consapevole dei propri diritti, dei propri doveri, della propria dignità e della dignità del gruppo di cui è parte. Avrai fatto un lavoro che non sarà mai repressivo perché sarà stato preventivo. Invece interveniamo sempre a patologia conclamata, perché la cultura dell’intervento post traumatico è una cultura che garantisce profitto ai soliti che garantiscono i servizi emergenziali.

Tornando al reddito di cittadinanza, quali sono i punti di forza della vostra proposta?

Sono convinto che ribadire la centralità della formazione significhi sposare quelle indicazioni che provengono dalla sociologia del lavoro e ci insegnano - penso a De Masi, ma non solo a lui - a dover riprogettare sempre le nostre scelte. Poi tutto si può migliorare, per esempio sulle coperture, sulle tre possibilità di rifiuto, sul quoziente 0,5 - 0,3 in funzione degli altri membri del nucleo famigliare... Un altro fattore importante in questa nostra proposta è che, venendo a garantire reddito a chi spesso è costretto a rinunciare ai bisogni primari, si garantirebbe un incremento della produzione di beni primari, quindi anche di posti di lavoro.

La soddisfazione di un bisogno, infine, porta vantaggio al produttore e, di conseguenza, alla fiscalità complessiva del paese, mettendo a disposizione ulteriori risorse… e qui torniamo a Piketty, all’imposta patrimoniale di successione e all’imposta patrimoniale tout court, che noi prevediamo a prescindere dal discorso successione.

Tu parlavi di successione, si può parlare di patrimonio ma io parlerei di redditi: garantire stock options a Marchionne per 60 milioni di euro è assolutamente folle. Marchionne ora viene considerato un mito, si fa bello perchè fa lavorare 1.500/1.900 persone a Melfi, quando in questi anni la sua gestione ha mandato a casa circa 20.000 unità lavorative.

Permettimi una citazione di Kant: “Anche un popolo di diavoli, purché ragionino, capisce che l’utile viene a coincidere con il giusto”. Noi, da decenni, siamo diventati miopi, guardiamo al domani senza avere la prospettiva del dopodomani, pertanto legittimiamo la cultura dell’emergenza continua.

La cultura dell’emergenza continua è uno degli aspetti più deleteri: “cura” il sintomo ma non la causa…

L’emergenza garantisce la deroga, la legge obiettivo, il conferimento diretto, quindi, fatta la legge trovato l’inganno, si riesce sempre a svicolare rispetto ai doveri che ti legano alla comunità di cui sei parte…

Una riflessione sul Movimento 5 Stelle: nelle politiche del 2013 ha ottenuto un risultato rilevante; non si può dire la stessa cosa delle amministrative 2014. Mi chiedo, e ti chiedo: la svolta epocale dell’uso della rete - che certamente è stata importante per raggiungere un’ampia platea di cittadini - non può in un qualche modo essere la causa del divario dei risultati tra le due elezioni? Mi spiego meglio: mi domando se i candidati locali non abbiano raggiunto il consenso proprio a causa della distanza tra, possiamo dire, conoscenza virtuale e reale del candidato. Forse, attraverso delle assemblee partecipate si potrebbe arginare questo aspetto…

Le nostre regole sono di per sé garanzia di immunizzazione rispetto alle patologie di cui soffre la partitocrazia.

Auspicavi delle assemblee partecipate… io da qualche anno porto avanti una battaglia, che viene osteggiata da miei ex colleghi, oltre che da miei ex studenti e genitori di miei ex studenti, per cui chiedevo, all’inizio dell’anno scolastico, che i genitori delle mie classi firmassero, se volevano, la liberatoria con la quale si autorizzava la scuola ad installare delle video telecamere all’interno dell’aula. A mio avviso era diritto del genitore sapere e poter controllare quello che si faceva in aula. Perché dico questo? Perché “male non fare, paura non avere”.

L’Italia è un paese, anche da questo punto di vista, ipocrita, per cui ben vengano tutte quelle pratiche che possono garantire la conoscenza, di tutto e tutti. Comunque, per fortuna, il movimento alle amministrative spesso ha fatto flop.

Perché “per fortuna”?

Abbiamo ormai alle spalle una storia, e in questa storia si possono delineare diversi passaggi. C’è stata una prima fase in cui presentarsi con il M5S significava esporsi al ludibrio degli altri, una fase in cui nessuno ci calcolava. Poi però le cose, dopo le politiche, sono cambiate. Adesso siamo diventati un brand importante, allora qualcuno pensa che di per sé il logo porti successo. Alle elezioni amministrative contano molto di più altri fattori non riconducibili al brand: la qualità del personale politico che si offre per amministrare una città, per governare una regione. Persone che tu pretendi di potere e dover conoscere scartabellandoli nelle pieghe e nelle piaghe del presente, del passato e del futuro.

Quando il movimento si presenta con il volto di Federico Piccitto, faccio riferimento a lui perché è uno di quelli che conosco meglio, uno che ha alle spalle un passato di volontariato importante nella società civile, la comunità premia Federico Piccitto. Quando, al contrario, col meccanismo dei click, delle iscrizioni (perché sappiamo che ci sono tanti modi per aggirare le regole…) il movimento si presenta con il volto di persone compromesse col potere si diventa poco credibili. Dobbiamo indurre le persone che provengono dalla società civile, e che hanno di fatto permesso che questo paese non morisse anzitempo, a trovare sotto il tetto del M5S la loro casa. Una casa di trasparenze, legalità, onestà.

Siamo qui soprattutto per fare informazione, affinché si formi un’opinione pubblica critica e consapevole. Ho sviluppato, anche a livello didattico, l’idea che si debba favorire il modello dell’emulazione cooperativa. Il maggior investimento, oltre che nel reddito di cittadinanza, o reddito minimo garantito, lo farei in istruzione.

Un reddito minimo garantito a chi impegna il suo tempo nello studio, magari tra un lavoro e l’altro…

Noi in Italia, ed è un fenomeno non solo nostro ma soprattutto, abbiamo il problema dei Neet che sono quelli che né cercano lavoro, né fanno altro…

E i centri provinciali per l’impiego? Come pensate di organizzarli ?

Questo è un discorso che dovresti fare con Nunzia Catalfo, perché lei proviene dai centri provinciali per l’impiego… io ti posso garantire, venendo dalla Calabria, che i centri provinciali per l’impiego sono essi stessi “postifici”, perché magari impiegano 500 unità lavorative che riescono ad accompagnare al lavoro 40 persone. Oppure, ma questo è il versante della formazione professionale (curato dalle Regioni sprecando spesso fondi non solo italiani ed europei), in Calabria abbiamo avuto a Paola, che è sul mare, corsi di formazione per maestri di sci ….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Nicola Morra sul reddito minimo garantito, intervista di Annalisa Righi (n°180) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.