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Categoria: Lavoro e sindacato
Creato Domenica, 13 Aprile 2008

Parma, 100 anni dopo il grande sciopero agrario, di Annalisa Righi (n°101)

In occasione del Centenario dello Sciopero Agrario di Parma, la sezione dell’Unione Sindacale Italiana del capoluogo unitamente alla RDB-CUB, ha disposto un programma commemorativo degli eventi che caratterizzarono quei drammatici cinquantasei giorni parmensi del 1908.

Per comprendere meglio i fondamentali del disegno di questo momento rievocativo e di analisi, ne abbiamo parlato con Massimiliano Ilari, uno degli organizzatori, nonché ricercatore storico e membro della Commissione Internazionale dell’USI, che ci ha illustrato le coordinate significative attorno alle quali questa manifestazione si realizza e che qui riferiamo in sintesi.

Il percorso, articolato in quattro giornate, nasce dall’idea degli organizzatori di ricordare gli avvenimenti di cento anni fa, e tutto ciò che ne è conseguito, attraverso una prospettiva storiografica, oltre che militante, tale da offrirsi come momento di riflessione e confronto aperto ad una pluralità di persone.

Gli incontri previsti sono: 29 Marzo, 18 Aprile, 1 Maggio, 20 Giugno.

Per la giornata inaugurale del 29 Marzo alle ore 14,30 presso la Sala dell’Istituto Storico della Resistenza di Parma è previsto un Convegno dove Massimiliano Ilari insieme ad altri studiosi di storia - Giorgio Sacchetti dell’Università di Trieste, Umberto Sereni professore di Storia Contemporanea all’Università di Udine, Valerio Cervetti, Roberto Spocci e Andrea Zini - si troveranno per approfondire i temi del Sindacalismo Rivoluzionario, della nascita dell’USI e delle lotte sindacali di fine ottocento e dei primi del novecento.

Il 18 Aprile, Assemblea Pubblica: riflessioni sul senso del sindacalismo di base oggi, e sui motivi preferenziali di scelta rispetto a quello confederale.

Fortemente evocativo è il terzo incontro del 1 Maggio. Partenza di un corteo da Borgo del Naviglio, quartiere storicamente simbolico: fu anche su quelle strade che gli Arditi del Popolo nel 1922 eressero le barricate contro i fascisti, ma soprattutto fu su quei selciati che caddero i morti. Quindi Comizio nella Piazza del Partigiano e chiusura della giornata in una piazzetta della Parma storica per un momento di festa con pranzo collettivo e musica.

E’ importante, come ricorda Ilari, sottolineare il valore simbolico di questa giornata per la memoria storica del Sindacalismo di Base perché, anche se non si può dire che gli anarco-sindacalisti siano la diretta conseguenza del Sindacalismo Rivoluzionario o degli avvenimenti di Parma, è vero che nella loro azione tentano di rivivere le rivendicazioni sindacali con le stesse modalità radicali e di autonomia dai partiti. Inoltre, non bisogna dimenticare che, durante lo Sciopero Agrario, la CGdL inviò ad un certo punto una circolare ai propri iscritti invitandoli a non sostenere gli scioperanti e che, la Camera del Lavoro di Parma, già sede dal 1907 dei Sindacalisti Rivoluzionari, fu tra il 1909/10 promotrice di quelli che divennero i Comitati Nazionali della Resistenza, poi Comitati Nazionali di Azione Diretta, che sfociarono nel 1912 nella costituzione dell’USI.

20 Giugno, giornata conclusiva: sia della Commemorazione sia dello Sciopero Agrario. Nel 1908 la forza militare fece irruzione nella Camera del Lavoro di Parma, distruggendone i locali, arrestandone i funzionari e molti altri. Oggi una bicchierata in onore ed in ricordo della solidarietà e dell’unità nel sacrificio di venticinquemila lavoratori che - per quasi due mesi - resistettero sotto le bastonate, in mezzo alle strade, senza sostentamento alcuno, per rivendicare i propri diritti contro lo sfruttamento dei lavoratori.

Interessanti anche le iniziative a corollario: una mostra storica e la stampa di un giornale - numero unico commemorativo - con approfondimenti e analisi sull’attualità. (Si segnalano due interessanti articoli a firma Massimiliano Ilari e Massimo Salsi rispettivamente sulle radici del movimento dei lavoratori e riflessioni sul capitalismo di ieri e di oggi).

Ed è proprio con una riflessione personale sulle correlazioni tra il capitalismo di ieri e di oggi che si desidera concludere.

C’erano una volta: la borghesia agraria, l’emigrazione, i braccianti, il trasformismo, le politiche sociali di Giolitti.

Ci sono oggi: gli imprenditori, l’immigrazione, i precari, la globalizzazione, le delocalizzazioni, la “concertazione”.

Da una parte la gran massa di lavoratori, dall’altro il mondo degli affari. Da una parte gli interessi delle imprese (oggi multinazionali), dall’altra parte quelli dei lavoratori.

Come dire, le figure e i rapporti tipici dell’economia capitalistica sono sempre uguali, perché continuano ad erigersi sullo stesso spazio d’ordine che è quello del Capitale.

«Poiché il fine della produzione capitalistica (e quindi del lavoro produttivo) non è l’esistenza dei produttori, ma la produzione di plusvalore, ogni lavoro necessario che non produca pluslavoro è, per la produzione capitalistica, superfluo e privo di valore. […]

L’ideale supremo della produzione capitalistica – in corrispondenza all’aumento relativo del prodotto netto – è di ridurre il più possibile il numero di coloro che vivono di salario e di aumentare il più possibile quello di coloro che vivono di prodotto netto [plusvalore]».

(K. Marx, Il Capitale: Libro I capitolo VI inedito, Firenze, La Nuova Italia, 1977, pp. 84 -87).

Ed è sul “plusvalore” che bisognerebbe soffermare il pensiero.

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