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Categoria: Lavoro e sindacato
Creato Giovedì, 01 Novembre 2012

24 ore per i docenti? Sì, ma di sciopero!, di Stefano d'Errico (n°151)

Se i Cobas non vanno dall’Unicobas, l’Unicobas andrà dai Cobas. Abbiamo revocato lo sciopero che avevamo indetto per Venerdì 16 Novembre e proclamato lo sciopero generale della scuola per Mercoledì 14 Novembre. Lo facciamo per l’unità della categoria: uniamo il sindacalismo alternativo per vincere.

Avremmo preferito un venerdì perché un giorno infrasettimanale è meno idoneo ad una manifestazione nazionale. Inoltre, sulla scelta Cobas influisce l’indicazione della CES (“CISL” internazionale, alla quale dopo la caduta del muro ha aderito anche la CGIL), deviando l’attenzione dallo specifico scuola su di una data segnata dalla general-generica ed inaccettabile “piattaforma” scelta dai sindacati concertativi, che non contesta minimamente la politica della Banca Centrale Europea, all’origine dei provvedimenti presi dal Governo Monti, 24 ore di docenza incluse. Il rischio della confusione è evidente, così come quello di mandare in secondo piano la lotta della scuola. Perciò riteniamo che il 14 Novembre, ogni iniziativa di piazza debba venire caratterizzata dalla presenza della scuola in testa ad ogni corteo. L’Unicobas, contrariamente a quanto scelto dai Cobas (che pensano ad iniziative locali), sta lavorando per una manifestazione nazionale a Roma dalla mattina sotto il Ministero dell’Istruzione.

 
L’aumento d’orario a 24 ore per i docenti è ancora nel testo che verrà discusso dal 5 Novembre in aula. Le dichiarazioni relative allo “stralcio” del provvedimento, rese dagli esponenti del Governo non convincono il mondo delle scuole, anche perché lo stesso Profumo ha ammesso di aver in serbo comunque un provvedimento “parallelo”, come sul blocco dei contratti e dell’indennità di vacanza contrattuale.

Per l’Unicobas, sino a quando il Ministro non compirà atti precisi, idonei a rendere davvero visibile la rinuncia all’orario maggiorato, il rischio permane. D’aumento d’orario non se ne deve parlare più, neppure destinandolo alla “contrattazione”. È semplicemente inaccettabile. Inaccettabile perché in 5 anni taglierebbe almeno 30.000 cattedre. Inaccettabile perché non solo produce un aumento generale dei carichi di lavoro senza alcuna contropartita economica, bensì snatura proprio lo specifico della funzione docente al livello impiegatizio. Inaccettabile perché a 24 ore di docenza si aggiungono almeno altre 4 ore di lavoro extra-cattedra (un terzo in più del già ampio orario sommerso per preparazione lezioni, correzione compiti, valutazione individuale, riunioni di scrutinio, programmazioni, riunioni Consigli di Classe, Collegi dei Docenti, per un totale di circa 40 ore settimanali).

 
Lo sciopero assume inoltre come obiettivo irrinunciabile anche il netto rifiuto del cosiddetto Ddl “Aprea”, che introdurrebbe la chiamata diretta (e discrezionale) del personale da parte del dirigente scolastico, l’ingresso del privato come committenza nei Consigli di Istituto, la valutazione discrezionale del personale da parte del dirigente medesimo e l’annullamento di fatto degli Organi Collegiali.

 
In questa prospettiva, ogni ipotesi di adesione alla giornata di sciopero del 24 novembre indetto da Confederali SNALS e Gilda (con l’adesione dei Cobas) appare irricevibile, per la miseria degli obiettivi indicati nella piattaforma proposta (che non menziona l’opposizione al ddl “Aprea”, vero e proprio veicolo di privatizzazione dell’istruzione pubblica) e ancor più per la presenza tra le forze promotrici di sigle sindacali da sempre inclini ad avallare le politiche governative, che presumibilmente si preparano ad accettare compromessi al ribasso e a svendere la categoria, come già successo ai tempi dello sciopero del 30 ottobre 2008 “contro” la riforma Gelmini, “piazzato” esattamente per il giorno dopo l’approvazione definitiva di quella legge che destrutturò poi la qualità della scuola, tagliando 130.000 fra cattedre e posti ATA. D’altra parte la stessa data fissata per quello sciopero richiama la farsa, visto che il sabato risulta in servizio solo il 20% dei docenti, sono chiuse tutte le scuole primarie (sulle quali grava comunque la trasposizione delle 2 ore di programmazione settimanale sull’orario frontale) e la metà delle medie inferiori.

 
Lo sciopero viene preparato con la proclamazione immediata dello stato di agitazione a livello locale e nazionale, così articolato: nella settimana dal 5 al 10 novembre, in concomitanza con la discussione in Parlamento degli emendamenti al testo del decreto di stabilità, l’iniziativa di lotta “Profumo di didattica” che prevede assemblee dei lavoratori, con gli studenti, con i genitori, didattica alternativa e l’astensione da ogni attività aggiuntiva non obbligatoria, presidi ed iniziative locali.

 
Stefano d’Errico (segretario nazionale Unicobas)

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