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Categoria: Lavoro e sindacato
Creato Lunedì, 10 Dicembre 2012

Sullo sciopero generale del 14 dicembre, di Il Passatore (n°152)

Il 14 novembre ha avuto luogo, in molti paesi europei, uno sciopero generale indetto dalla CES (la confederazione europea dei sindacati di centro-sinistra).

In Italia lo hanno proclamato la CGIL (di sole 4 ore, in molte categorie), la Confederazione Cobas e, a livello locale o di categoria, anche altre sigle (tra le quali l’USI-AIT).

La partecipazione dei lavoratori è stata abbastanza buona, soprattutto nella scuola e negli enti locali, con manifestazioni in molte città italiane.

Cosa ci ha insegnato il 14 novembre? Che la CGIL ha la faccia di bronzo (e sai che novità!); che il sindacalismo di base, se non è in malafede, è politicamente incapace (e sai che novità pure questo!); per finire, che la cosiddetta società civile (definizione radical-chic che non vuol dire nulla) è semplicemente incapace di andare oltre il no questo e no quello.

L’opinione pubblica ha ben chiaro quello che non vuole, ossia la condizione permanente di depauperamento economico, ma è incapace di guardare oltre e creare percorsi alternativi allo status quo. I sindacati gialli d’Europa, ed è questa la vera novità, hanno ben compreso che una giornata (o mezza) di sciopero generale avrebbe dato l’illusione, ovviamente agli occhi dei militonti, di contare ancora qualcosa in un sistema che hanno scelleratamente assecondato contravvenendo alla loro medesima funzione.

Che i sindacati gialli, unitamente ai partiti di sinistra, abbiano solo messo in scena un teatrino è nei fatti, ed ha un precedente poco conosciuto. Nella seconda metà di settembre si è verificato in Portogallo il più grande sciopero dalla caduta della dittatura fascista, solo a Lisbona 500.000 persone, per chiedere di mandare a quel paese la troika (C.E. - F.M.I – B.C.E.); fra i grandi assenti in piazza il partito comunista portoghese (PCP) e il blocco della sinistra (BE). La causa scatenante delle proteste è da individuarsi nell’annuncio fatto dal governo per i tagli del 2013. I contributi per la sicurezza sociale dei lavoratori saliranno dall’11 al 18% del salario, gli stipendi del settore pubblico e le pensioni saranno ulteriormente tagliati e le tasse sul reddito nuovamente alzate. Per la maggior parte dei lavoratori tutto ciò corrisponde, per il prossimo anno, ad un taglio nelle entrate pari ad un mese di stipendio! Davanti a questa situazione i socialdemocratici che controllano il sindacato UGT (ossia la CGIL portoghese) hanno fatto spallucce, di concerto né il PCP né il BE offrono un’alternativa. I capi del PCP (allineati con il sindacato CGTP, altra fotocopia della CGIL ma più rossiccia) hanno programmato una marcia nazionale a Lisbona, per il 29 settembre, ma si sono rifiutati di organizzare uno sciopero generale per far cadere il governo. La BE ha legami organici con il partito socialista ed afferma montianamente che «per recuperare investimenti e creare posti di lavoro, l’unica alternativa costruttiva è una riduzione del debito ed un sistema fiscale equo», parole assolutamente in linea con le mire dell’élite dominante.1

I sindacati che a livello europeo hanno decretato lo sciopero sono gli stessi che giocano alle tre carte!

Quindi chi è rimasto a casa ha la mia solidarietà, come chi ha partecipato per dare forza a vertenze locali. Però, a ben vedere, una tirata d’orecchi andrebbe data anche ai sindacati base, sia quelli seri che quelli impegnati ad accreditarsi come le nuove CGIL, che dinnanzi ai sindacati gialli, come al solito, hanno dimostrato divergenze sconcertanti per assurdi tatticismi politici. Dal silenzio ai no poco convinti dei più, al si dei COBAS guidati da Bernocchi, per arrivare alla salomonica libertà alle singole sezioni perorata dall’USI-AIT.

Mi rifiuto di commentare, primo perché è come parlare al vento, secondo perché, in alcuni casi, siamo di fronte a una malafede che non merita attenzione; mi limito a constatare che i sindacati di base aumentano i consensi non perché siano migliori, ma soltanto perché gli altri sono peggiori. Il 14 novembre è passato senza problemi per il sistema ed altri verosimilmente ne passeranno con i medesimi risultati.

Cosa occorrerebbe fare:

a) rendere apartitici, non solo sulla carta, i sindacati; b) capire che la situazione di disagio è trasversale a tutta la società, e non solo limitata al cosiddetto proletariato.

Tutto il resto è letteratura, ed il non prendere coscienza di ciò significa essere condannati alla sconfitta permanente:  a questo punto tanto vale aspettare gli asini che volano.

 


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