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Categoria: Lavoro e sindacato
Creato Martedì, 01 Gennaio 2013

Buon anno!, redazionale (n°153)

Il movimento dei lavoratori tra “disincanto del mondo” e incantesimo televisivo

Anche il 2012 è trascorso senza che il mondo sia finito, come invece era stato ipotizzato da alcuni rotocalchi sulla base di una (presunta) profezia dei Maya.

Ovviamente, come  di solito accade per la venuta di Babbo Natale, quasi nessuno aveva creduto alla bufala, e ciò sembra dar ragione a Giampietro Berti quando afferma che il “disincanto del mondo” è ormai difficilmente reversibile. Nel suo libro “Libertà senza rivoluzione” Berti, peraltro, manifesta anche il proprio personale disincanto rispetto all’idea che per mezzo di una rivoluzione si possa costruire una società di liberi e uguali: torneremo sull’argomento a pagina 19.

Ma se il “disicanto del mondo” pare (almeno in Occidente) difficilmente reversibile, l’incantesimo ottenuto attraverso i mezzi di comunicazione di massa non sembra affatto rompersi: questi ultimi, sia pure partendo (ma non sempre) da notizie reali, continuano infatti a descriverci un mondo immaginario. E i telespettatori continuano a crederci. Per questo motivo, a pagina 6, nell’informare circa ciò che sta avvenendo in Siria, abbiamo preferito affidarci al resoconto di un compagno locale e, nell’informare circa la disastrosa situazione economica italiana, ci siamo affidati, a pagina 3, al nostro Toni Iero (che, dato il mestiere che fa, è in grado di dirci come stanno effettivamente le cose).

Dall’altra parte della barricata c’è invece chi sull’incantesimo televisivo continua a puntare, e lo dichiara esplicitamente: si tratta di quel Berlusconi che sta affidando la propria riscossa elettorale all’occupazione intensiva del piccolo schermo. Insieme a lui, in nome della par condicio, appaiono continuamente Monti, Bersani, Casini, Alfano, Fini, Vendola e compagnia cantante, presentandosi a turno come i salvatori di una patria che, chi più chi meno, hanno contribuito a mandare in rovina. Al contrario, Beppe Grillo, a suo tempo cacciato dalla televisione, ha fatto di necessità virtù, e si scaglia contro di loro dalle piazze e dalla rete raccogliendo un buon numero di consensi.

Il movimento dei lavoratori è più che mai sulla difensiva, ridotto ad affidarsi, per salvare il salvabile, a quei magistrati che, all’interno dello stato borghese, hanno spesso svolto la funzione di condannare chi, in un modo o nell’altro, non si rassegna al dominio delle classi dirigenti.

Strano, ma vero! Tanto vero che tali magistrati vengono contesi dai partiti della sinistra al fine di raccogliere fra i lavoratori un maggior numero di voti.

Urge ritornare alla lotta di classe. Ma occorre farlo con in testa un progetto credibile di società alternativa e una strategia adeguata per costruirla, altrimenti non si va da nessuna parte. Elaborare tale strategia non è cosa facile in un paese rincoglionito dalla televisione, fortemente indebitato, occupato militarmente e, per giunta, povero di materie prime, però è necessario.

A meno che qualcuno pensi davvero che Monti, Bersani, Berlusconi e i loro seguaci siano le persone adatte a riparare i danni che hanno fatto…

Buon anno, compagni!  

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