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Categoria: Lavoro e sindacato
Creato Martedì, 15 Ottobre 2013

Venerdì 18 ottobre: sciopero generale, redazionale (n°161)

ScioperoVenerdì 18 ottobre, in tutta l’Italia, sarà giornata di sciopero generale. Lo hanno indetto, unitariamente, Usb (Unione Sindacale di Base), Cub (Confederazione Unitaria di Base) e Confederazione Cobas. Ad esse si è aggiunta, con una piattaforma autonoma, l’Unione Sindacale Italiana (Usi-Ait).

Non c’è da attendersi che il Paese rimanga bloccato; e questo non tanto per la latitanza di Cgil, Cisl e Uil, quanto per la scarsa combattività mostrata recentemente dai lavoratori. E’ però probabile che la giornata di mobilitazione si renda ben visibile, perché il sindacalismo conflittuale, quando si muove unitariamente, ha un notevole peso nel contesto del mondo del lavoro.

 

Dobbiamo dare atto, questa volta, alle organizzazioni sindacali non compromesse con il governo Letta, di avere fatto un lodevole sforzo per superare le divisioni e scendere in campo insieme (meglio tardi che mai). Troppo spesso, infatti, nel corso degli ultimi anni, ci si è dimenticati di uno slogan che dovrebbe far parte dell’abc del sindacalismo: “l’unione fa la forza”.

Valide anche le piattaforme rivendicative presentate. Più tradizionale quella elaborata da Usb, Cub e Confederazione Cobas, che comprende aumenti dei salari e delle pensioni, la riduzione dell’orario di lavoro, una legge democratica sulla rappresentanza sindacale, l’abolizione della tassa di soggiorno nonchè del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; più originale quella dell’Usi-Ait che rivendica anche un unico contratto collettivo nazionale di lavoro per tutti coloro che garantiscono servizi pubblici e il taglio delle spese militari. Differentemente dalla precedente, quest’ultima non caldeggia la promulgazione di una nuova legge sulla rappresentanza (i motivi di tale diversa posizione sono illustrati nel documento pubblicato a pagina 8).

Che dire? Al di là del fatto che, come scrivevamo sullo scorso numero di Cenerentola, nel lungo elenco delle rivendicazioni ci sarebbe piaciuto vedere anche la rinegoziazione del debito dello stato o, quantomeno, l’uscita dal “fiscal compact” (lo scellerato patto che ci obbliga a ridurre il debito di 50 miliardi ogni anno), è forse opportuno osservare che, per una migliore riuscita dello sciopero,sarebbe stato meglio concentrare l’attenzione su di un solo obiettivo unificante (ad esempio: un provvedimento a sostegno dei, sempre più numerosi, disoccupati). Si ha infatti l’impressione che i lavoratori siano stanchi di mobilitarsi su piattaforme articolate e preferiscano scendere in piazza con un singolo, chiaro, obiettivo. Del resto, chiunque si sia interessato di pubblicità sa bene che la brevità e la chiarezza del messaggio sono essenziali per assicurarsi che sia recepito.

Sul piano internazionale, è da segnalare che continua, sempre più feroce, la guerra in Siria. Non è l’unica, altri massacri sono in corso nel mondo e nessuno ne parla. E’ vero però che questa guerra ci interessa più da vicino, sia per la prossimità geografica, sia per gli sviluppi terrificanti che potrebbe avere. Non da ultimo per il ruolo, certamente marginale, ma non completamente trascurabile, che hanno avuto i libertari nel contesto siriano. Ne parliamo nelle pagine 4 e seguenti, cercando di evidenziare tutti gli aspetti della vicenda: l’iniziale slancio antiautoritario del popolo siriano, il successivo prevalere, tra i ribelli, delle forze oscurantiste (pesantemente finanziate da alcuni paesi arabi), le implicazioni di ciò che sta accadendo (e di ciò che potrebbe accadere) sugli equilibri internazionali.

Chiudono questo numero della rivista uno sguardo sul futuro ed uno sul passato. Di un futuro assai prossimo si occupa Luciano Nicolini, esercitandosi nella difficile (e temeraria) arte delle previsioni. Arte difficile e temeraria che tuttavia si rivela necessaria, se si vuole cercare di elaborare (differentemente da ciò che hanno fatto i governi che si sono succeduti nel nostro Paese) strategie di ampio respiro.

Del nostro recente passato si occupa invece Marco De Luca, con un fumetto che ci ricorda come si vivesse (e si morisse) in questo paese solo pochi decenni fa. Come si vivesse e si morisse in un recente passato che è stato superato grazie allo sviluppo tecnologico ed economico ma anche, e soprattutto, grazie alle lotte sindacali. Ci pensi chi, stordito dalla stampa di regime, le ritiene inutili o addirittura dannose. Lo sviluppo tecnologico ed economico (e ciò che si sta verificando nei Paesi occidentali lo dimostra), per quanto fondamentale, non è di per sé sufficiente a garantire migliori condizioni di vita e di lavoro. Al contrario, se non è accompagnato da un’opportuna azione sindacale, può addirittura contribuire a peggiorarle.

L’azione sindacale è importante – dirà qualcuno - ma non lo è lo sciopero, che può considerarsi ormai un’arma spuntata!

Sarà pure un’arma spuntata. Ma, se è così spuntata, perché i governi continuano a varare norme tese a limitare il diritto di praticarlo?

 

 

 

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