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Categoria: Lavoro e sindacato
Creato Sabato, 01 Marzo 2014

Gli educatori: questi fantasmi ancona2di Unione Sindacale Italiana – Sett. Coop. Sociali (n°166)

Volendo scomodare Marx, con il quale abbiamo molto poco in comune ma gli riconosciamo una certa abilità stilistica, parecchi fantasmi si aggirano per le scuole: gli educatori e gli studenti certificati disabili.

 

Gli educatori vi trascorrono tutto il tempo lavorativo, condividono dubbi, decisioni, successi e sconfitte con tutte le altre figure professionali pur privilegiando quelle che ruotano intorno all’integrazione scolastica: insegnanti di sostegno e curricolari, dirigenti, collaboratori, tecnici interni, specialisti dell’ASL e delle varie strutture territoriali pubbliche e private; collaborano ovviamente alla realizzazione dei P. E. I. (Piano Educativo Individualizzato: un piano di studi su misura per lo studente che non è in grado di seguire il programma di classe; non di rado contribuiscono con idee alla scrittura degli stessi), sono riconosciuti depositari di professionalità specifica e certamente osservano il mondo dell’istruzione da un punto di vista peculiare; sono avvicinati anche da studenti non certificati disabili per aiuto, consigli o semplicemente scambi di idee ma a rigore dovrebbero cortesemente respingerli in quanto il loro servizio è dedicato esclusivamente ai singoli casi assegnatigli. Così come non è ammessoche esprimano opinioni ufficiali sull’ambiente di lavoro.

Questa condizione di non completa appartenenza al contesto di lavoro scolastico comporta a cascata una serie di conseguenze per l’operatività quotidiana delle figure educative. Per iniziare, si può sottolineare una dinamica che spesso si manifesta nei rapporti di lavoro con insegnanti di sostegno e docenti in genere ed è quella della mera assimilazione della figura educativa ad un insegnante di sostegno in più che in sostanza coadiuvi il corpo docente nella proposizione del programma didattico ministeriale all’utente. Tale punto di vista, piuttosto diffuso, presuppone un non riconoscimento ed una svalutazione delle competenze specifiche delle figure educative talvolta dovuto ad una mancata conoscenza dei compiti specifici di educatrici ed educatori, ma in alcuni casi riferibile ad atteggiamenti di convenienza da parte dei docenti di sostegno che si trovano ad avere “assistenti”, spesso facilmente ricattabili dal punto di vista contrattuale perché precari e quindi vulnerabili, cui poter assegnare parte del carico didattico che naturalmente non compete al personale educativo. Di quanto sopra riportato pagano direttamente le conseguenze in primo luogo gli utenti, che non possono fruire appieno o in misura limitata delle competenze delle figure educative in termini di possibilità di espressione e di rappresentazione delle loro esigenze.

L’entità educativa vede quindi diventare ancora più indefinita la propria condizione, già particolarmente debole dal punto di vista contrattuale, con conseguente naturale frustrazione e disinvestimento nella propria occupazione anche e soprattutto in termini di tensione verso una costante formazione professionale. Esemplificativi di quanto appena detto sono i dati relativi al turn-over: di 10 educatori, 4 si allontanano in 6 mesi, 2 in un anno, 2 in due anni, 1 in tre, 1 dura al massimo per 5 anni. Ne deriva un costante ricambio di personale all’interno del mondo del sociale che da una parte mina la continuità di intervento agli utenti e dall’altra fa sì che gli operatori non abbiano la possibilità di acquisire professionalità nel tempo perché le condizioni di lavoro sono spesso demotivanti e non professionalizzanti.

A seguito di quanto detto si individua la necessità che:

1. Le cooperative sociali elaborino un documento nel quale si definiscano e si delimitino in modo inequivocabile i compiti propri delle figure educative all’interno del contesto scolastico, in modo tale da limitare le dinamiche descritte in precedenza.

2. Si renda possibile, attraverso l’aggiunta di un articolo ai Decreti Delegati od altro strumento legislativo, l’accesso con propri rappresentanti degli educatori scolastici agli organi collegiali della scuola: Collegio dei docenti, Consiglio d’Istituto, Consigli di classe.

Ma il ruolo dell’educatore è anche favorire la partecipazione democratica degli studenti certificati.

Talvolta noi educatori assistiamo alle assemblee di classe o d’istituto in cui gli studenti scelgono i loro rappresentanti; spesso i disabili non partecipano alla discussione e nemmeno votano; a volte preferiscono uscire dall’aula e seguire altro tipo di attività. Ci accorgiamo che nessuno se ne stupisce, nemmeno noi educatori; perchè?

Alla radice di questo comportamento possiamo trovare:

- incompiuta integrazione nel gruppo classe; questione centrale e vasta del nostro lavoro, dipendente da una molteplicità di fattori, su cui ci interroghiamo quotidianamente e che non

possiamo certo discutere esaurientemente qui; affermiamo solo che in questo caso stiamo evidentemente parlando di un circolo vizioso;

- comprensibile disinteresse per gli argomenti all’ordine del giorno; per esempio le difficoltà relazionali o didattiche che la classe può riscontrare con un docente molto spesso sono sconosciute allo studente che segue un P. E. I. e la cui relazione con i docenti curriculari è solitamente mediata dal personale di sostegno;

- difficoltà a seguire gli argomenti all’ordine del giorno; quand’anche si trattino questioni che potrebbero coinvolgere nella discussione tutta la classe, alcuni studenti non riescono a partecipare perchè i tempi della medesima sono troppo veloci ed alcune informazioni non immediatamente comprensibili.

La scuola è espressione della società attuale e dovrebbe essere modello della società futura; come figure di riferimento per i nostri utenti e non di rado per altri gruppi di adolescenti all’interno dell’istituzione scolastica non possiamo accettare che gli uni ritengano normale la propria esclusione da ogni possibilità di contribuire alla vita della comunità e gli altri, pur attenti e disponibili talvolta oltre le indicazioni del personale docente ed educativo, percepiscano come inevitabile tale esclusione. Che adulti saranno? Che società vorranno creare?

Ecco che se gli educatori avranno pieno accesso alla vita della scuola porteranno un fattivo contributo alla rappresentazione delle istanze degli studenti certificati all’interno degli organi collegiali.

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