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Creato Domenica, 07 Giugno 2020

genitori e bambinoUn paese vero, Rino Ermini (n°234)

Questo non è un racconto, ma la descrizione di un paese. E che differenza fa? Non lo so. Dicevo per i critici letterari, quelli che ti spiegano che cosa sono o che cosa non sono un romanzo, un racconto, un racconto lungo, un romanzo breve, o che so io. Insomma, mettevo le mani avanti. Si tratta di un paese brutto, e anche un po’ sporco, che sta nel profondo sud, come tutti i paesi brutti e sporchi.... scusate avevo la carta geografica capovolta, ho sbagliato ad orientarla. È un paese che sta al nord, ma così a nord che di più non si può.

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Creato Mercoledì, 01 Aprile 2020

bottiI partigiani e la fattoria, di Rino Ermini (n°232) 

La fattoria del Ragneto era circondata da un grande recinto in blocchi squadrati di pietra serena alto tre metri sulla cui sommità erano murati cocci di bottiglia. Questa la prima caratteristica che si percepiva arrivandoci. C’erano due ingressi: uno per transitare a piedi e un passo carraio che stavano ambedue sul lato lungo la via comunale; un altro passaggio, per carri e persone, era dalla parte opposta ed immetteva nei campi. Dentro il recinto ci stavano la casa padronale e un parco signorile: sempre chiusi e in ordine in attesa del padrone, che viveva in città e lì ci passava sì e no una settimana due volte all’anno.

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Creato Venerdì, 19 Luglio 2019

Foglia di ficoUna frasca di fico, Rino Ermini (n°225)

Stavo percorrendo in macchina una strada già fatta centinaia di volte nel corso della mia vita, tutta curve e contro curve, fra boschi, vigne ed uliveti. Stava facendosi buio. Quasi deserta. Non che normalmente ci fosse chissà quale transito, ma a quell’ora, l’ora di cena o giù di lì, in giro non c’era nessuno.

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Creato Sabato, 23 Marzo 2019

MazzuoloScalpello e mazzuolo, di Rino Ermini (n°221)

Galligiano è una frazione di una ventina di case allineate ai lati di una strada in salita e lastricata,  metà da una parte e metà dall’altra. Finiscono le case dove la strada diventa viottolo montano. 

A Galligiano molti di cognome erano Venturi, del resto come in altre frazioni vicine quali La Lama, Caspri, Ciaspri e Mocale; genti giunte secoli addietro da chi sa dove e che, dopo aver varcato i monti, erano scese seguendo proprio quel viottolo che ora, entrando fra le case, si trasformava in strada. Giunsero con asini e muli, qualche pecora e qualche capra, magre vacche da lavoro e attrezzi. Fra gli attrezzi a nessuno mancavano scalpello e mazzuolo. Genti di mestiere contadini e pecorai, ma che sembravano portati più a cavar sasso e lavorarlo. Qui si fermarono perché il pendio bene esposto e meno erto lasciava intendere la possibilità di erigere magri campi a terrazza, e capanne da trasformare a suo tempo in case di pietra. Era anche una terra dove facilmente affiorava il macigno, buono a farci qualche cava. Più in giù, verso la valle, su terreni migliori, non vollero né potevano andare: c’erano altri coi quali volevano convivere, non urtarsi. Dove si fermarono, c’erano anche due torrenti. Voltando le spalle ai monti e guardando la piana, uno era a mancina, con meno acqua, ma buona da bere, e uno era a man ritta, più impetuoso, buono per il mulino e per lavarci le pecore a primavera, prima della tosatura.

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Creato Sabato, 06 Ottobre 2018

Campagna - Foto di Mario RebeschiniLa vendemmia com’era un tempo, di Rino Ermini (n°216)

Nel nostro podere, meno d’una decina di ettari fra campi e boschi, la vendemmia durava un paio di giornate. Faticose per gli adulti. Per i ragazzi erano giornate struggenti, complice forse l’aria di quella stagione (“Non so se tutti hanno capito ottobre/ la tua grande bellezza/ nei tini grassi come pance piene/ prepari mosto e ebbrezza/ prepari mosto e ebbrezza”). 

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Creato Giovedì, 31 Maggio 2018

Franca Gandolfi e Domenico ModugnoSanremo, di Rino Ermini (n°213)

Quando mi affiora alla mente la parola Sanremo la associo a tre nomi e al parto di una vacca. I nomi sono Calvino, Libereso Guglielmi e Tenco. Il parto di una vacca ora ve lo racconto. Avrò avuto sette od otto anni ed erano un po’ di giorni che in casa si parlava di andare a vedere Sanremo. Questo nome allora non mi diceva niente. Qualche anno dopo, per me che amavo la geografia, sarebbe stato un paese sul mare dove si coltivavano i fiori. Per mia madre e una sua amica contadina che abitava in un podere a un chilometro dal nostro, doveva essere qualche altra cosa. Parlavano di canzoni, cantanti. Un giorno le chiacchiere furono ancora più fitte e sentii dire che la sera mia madre e la sua amica, si chiamava Eva, sarebbero andate al circolo dell’ACLI per vedere questo Sanremo alla televisione. Così, verso le otto, passò Eva e insieme, a piedi, si incamminarono chiacchierando.

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Creato Lunedì, 01 Gennaio 2018

SpigaLia Bonarini Bagiardi, di Rino Ermini (n°208)

Lia Bonarini Bagiardi, contessa, era una che veniva da una famiglia nobile proprietaria di poderi. Quando l’ho conosciuta era ormai molto in là con gli anni, la sua famiglia non c’era più, l’essere nobile non contava più nulla, e in quanto ai poderi gliene erano rimasti tre, con sopra altrettante famiglie mezzadrili. Anche la mezzadria, nemmeno a farlo apposta, era sul punto di morire. Tanto è vero che i figli dei suoi mezzadri di lavorare la terra non ne volevano sapere: erano in tutto sei e due, di età intorno ai vent’anni, già lavoravano come operai in città, preferendo alzarsi alle quattro la mattina e tornare a casa alle otto di sera, ma trovarsi ogni mese un salario, piuttosto che fare la stessa cosa per lavorare il campo sotto casa, ma a fine mese non trovare nulla o quasi; gli altri, di età fra i dieci e i quindici anni, andavano a scuola e dicevano che volevano studiare fino a diventare dottori. Non c’era speranza.

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Creato Domenica, 01 Ottobre 2017

femministaLa femminista, di Rino Ermini (n°205)

Passavamo l’estate, se eravamo studenti, o le ferie, se eravamo lavoratori, nei modi più disparati, facendo grandi o piccole cose, quasi sempre ben riuscite e piacevoli. C’era chi andava ad Amsterdam e chi al mare in Sardegna, chi a fare un giro a piedi sull’Appennino con tenda e sacco a pelo nello zaino, chi una settimana a Rimini e chi dalla mattina alla sera a oziare seduto davanti alla Casa del popolo.

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Creato Giovedì, 01 Giugno 2017

negozioGigi del Cuti, di Rino Ermini (n°202)

Mio nonno paterno si chiamava Luigi Affortunato, noto nelle campagne dov’era nato e vissuto a lungo col nome di Gigi del Cuti. Da dove venisse quel “Cuti”, soprannome della famiglia forse da generazioni, non l’ho mai saputo.

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Creato Sabato, 01 Aprile 2017

SAGRATO DELLA CHIESAAdele Faleni, di Rino Ermini (n°200)

Adele Faleni era di diciotto anni d’età e lavorava da quattro in una fabbrica di cordami, sacchi e altre cose di canapa, questa pianta che si coltivava giù al piano in quei terreni che essendo poco o niente adatti al grano si cercava di utilizzare in altro modo. La fabbrica aveva una trentina di operai, più donne che uomini. Adele era di Gropina, un borgo di poche case su verso la montagna, dove finivano olivi e viti e cominciavano quercioli e castagni.

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Creato Mercoledì, 01 Febbraio 2017

parmigianoGino Berciani, di Rino Ermini (n°198)

Questo, più che un racconto, potrebbe essere un ritratto. Ma qual è la differenza quando siamo fra noi, a raccontarcene qualcuna tanto per passare il tempo? Comunque sia, è sempre qualche cosa di cui posso parlare con cognizione di causa perché a quel tempo in quel quartiere ci lavoravo come operaio saldatore dal fabbro Renzoni.

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Creato Martedì, 01 Novembre 2016

Cavalli -Foto di Mario RebeschiniPrimetto Brandi, di Rino Ermini (n°195)

Primetto Brandi quando partì per andare a fare il militare di leva era normale e quando tornò era grullo. Questo lo diceva lui. A noi, a dir la verità, quando tornò a casa dopo il congedo ci sembrava più o meno come prima, semmai un po’ rincoglionito, ma né più né meno come erano tutti quelli che tornavano da fare il militare e che rimanevano ancora per qualche mese con un’aria un po’ beota, ma poi piano piano si rimettevano e tornavano normali. La sua tesi era precisa e netta: se mi avete preso a fare il soldato vuol dire che ero normale, e se ora sono grullo siete voi che mi avete rovinato, quindi dovete pagare. Io non so come andò.

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Creato Lunedì, 06 Giugno 2016

Murillo - Gesù del buon pastoreUn sogno, di Rino Ermini (n°191)

Stavo camminando lungo un sentiero perso in boschi di querce nell’alta val Tiberina. Chiara e fredda giornata d’inverno, senza vento, solo la luce a tratti sembra muoversi fra i rami e sul crinale dei poggi. Di rumori niente, a parte quello leggero degli scarponi sulla terra fredda, e quello dei pensieri anch’essi leggeri. Vedo all’improvviso fra i cespugli poco avanti a me, prima uno poi un altro maiale che pasturano grufolando nello strato di foglie. Mi sembra strano. Qui mi aspetterei il cinghiale. Di certo ci sarà vicino una casa di contadini dove allevano maiali all’aperto e liberi. Dopo un po’ ne vedo altri tre, più grossi, e un verro e una scrofa. Animali belli.

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Creato Martedì, 01 Marzo 2016

Rito religiosoL'acqua santa e il foco benedetto, di Rino Ermini (n°188)

Sempre parlando di cose religiose di quand’ero ragazzo, qualche giorno prima di Pasqua, se mi ricordo bene il lunedì e il martedì della settimana santa, il prete, accompagnato da due chierichetti (che da noi a dir la verità si chiamavano “sagrestani”), faceva il giro della parrocchia per la benedizione delle case. Era l’occasione anche per le grandi pulizie di primavera: gli uomini nelle stalle, nelle cantine, nei fienili e sotto le logge, le donne in cucina e nelle camere si davano un gran da fare per nettare a fondo almeno una volta all’anno, e scrollarsi di dosso il peso dell’inverno.

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