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Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 18 Novembre 2002

La caccia al colpevole nell’Italia delle autorizzazioni, di Luciano Nicolini (n°4)

Sulla tragedia del Molise pesa la confusione mediatica dei linguaggi e delle idee: attorno alle bare delle vittime si alza il grande lamento, la grande invettiva contro chi ha permesso la strage degli innocenti, c’è persino chi attende una risposta dal procuratore di Larino, che ha aperto un’ inchiesta. Ma siamo seri: colpevoli (oltre, ovviamente, al terremoto) sono le più alte autorità dello stato, e un intero paese dove i governi hanno favorito gli interessi dei potenti, la morale dell’ autoritarismo, dei condoni a pagamento, del disprezzo per la libertà e per il senso di responsabilità individuale, di cui essa si nutre.

Chi sono i colpevoli, i cattivi sopravvissuti agli angeli? Sono il paese Italia così come si è costruito in questi anni nei quali tutto è stato assoggettato ad autorizzazioni: lungo fiumi e torrenti, le fasce di esondazione – dove le acque alluvionali possono trovare sbocco - sono state riempite di case e di fabbriche,che gli amministratori hanno autorizzato; alla prima pioggia batttente villaggi e città si ritrovano allagati per via della cementificazione del territorio. Quante case sono pericolanti, a rischio? Le più alte autorità dello stato, il capo del governo sono corsi sul luogo del disastro promettendo aiuti immediati. Berlusconi con la megalomania che gli è propria vuol addirittura sostituire i villaggi terremotati con una sua replica di Milano 2: villette immerse nel verde, piste ciclabili, centri commerciali, benessere e svaghi; imbattibile nella conoscenza del paese che governa, nel sapere che le aspirazioni dei Meridionali non sono oggi molto diverse da quelle dei Milanesi. E dice di averne già discusso con il suo architetto e con il ministro Lunardi, quello delle grandi opere, specialista in gallerie.

Nelle televisioni e nei giornali al servizio del premier ritorna l’accusa ai catastrofisti, ai pessimisti che gli attribuiscono anche colpe che non ha. Questi cortigiani sanno bene che si tratta di una corsa al peggio – di cui anche la sinistra è stata largamente responsabile – che ora sta diventando una frana generale, una colata di fango che non si riesce più a fermare: sperano però, con buone possibilità di riuscita, di trovarsi, al momento opportuno, lontani dal luogo del disastro. Dopo la prima sanatoria agli "abusi" edilizi (quella per cui quasi tutti coloro che possedevano una casa dovettero pagare, anche chi non aveva spostato neppure una porta) molti hanno costruito senza alcun criterio: tanto, alla fine, per non sentirsi responsabili, basta aver ottenuto l’autorizzazione e, per averla, basta pagare (del resto, anche chi è ligio ai regolamenti, deve pagare ugualmente!).

Ministri e notabili in lacrime ai funerali dei bambini – e chiamiamoli così, datoche gli angeli non esistono – partecipano al lutto, ma le autorizzazioni (quelle preventive come i condoni a pagamento) continuano e la cementificazione sta divorando l’ intero paese.

Le case a rischio, tirate su con l’argilla e con la sabbia, sono migliaia in tutta l’Italia, negli stessi luoghi dove i terremoti del passato hanno mietuto migliaiadi vittime.

Le cronache delle terre del Molise sono commoventi ma anche dense di frustrazioni: si è ripetuta con larghezza di mezzi la ritualità del dolore, delle lacrime dei potenti, della disperazione dei parenti. Ma per quel funebre spettacolo passava un pensiero umiliante: da domani si ricomincia come prima. Le più alte autorità dello stato non troveranno nulla da ridire se in un’aula di giustizia i proletari vengono condannati per piccoli furti mentre i cortigiani si vantano di aver rubato decine di miliardi, se i loro servizi segreti continuano a mentire, autorizzati dalla legge a farlo; se la corsa agli affari continua e se la stessa tragedia viene prontamente usata per procurare buoni affari, se giorno dopo giorno il potere escogita nuovi privilegi e nuove autorizzazioni.

E a ogni catastrofe facilitata dalla loro capacità di governarci si risponde con le collette di beneficenza, con il buon cuore dei giornalisti della televisione di regime. Ci fu un tempo in cui le tragedie dell’Italia parevano non interessare a nessuno. Oggi, davanti alla televisione, si commuovono tutti, ma non riescono a vedere, accanto al perdurare della corruzione delle classi alte, contro la quale ben pochi, comunque, si battono, il pericoloso dilagare della deresponsabilizzazione dell’ individuo nel ceto medio indeterminato.

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