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Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 07 Luglio 2003

 

I cibi OGM. La scienza aiuta la natura, di Mina (da "La Stampa", 21/6/2003) (n°19)

Nuovi dogmi costringono ad un assenso incondizionato. Se non ti schieri per la sopravvivenza naturale di tutte le specie viventi, dai mammuth al plancton, passando attraverso gli ermellini, non sei degno del consesso umano. E se ti scappa di bocca un beneaugurante «crepi il lupo», ti senti addosso uno sguardo di disdegno, come se avessi mandato alla malora un qualsiasi essere umano.

Li sento già i nostri cari ecologisti di maniera. Dopo averci riempito la testa per settimane sull’ abolizione della servitù coattiva di elettrodotto (!), paventando sequele di cadaveri devastati dall’ elettrosmog, adesso si profila un’altra battaglia. E se non se ne fossero accorti, ecco qui lo spunto. Arriva da un centro di ricerca giapponese la prima pianta di caffè geneticamente modificata, in grado di produrre chicchi con una bassa quantità di caffeina. Queste piantine sarebbero un’ alternativa assai più economica al costoso processo industriale per ottenere il caffè decaffeinato. Partendo da una sempre maggiore richiesta di decaffeinato, gli scienziati hanno messo a punto una tecnica che interferisce con l’attività dei geni che nella pianta controllano la produzione della caffeina, arrivando ad una diminuzione del 70 per cento. Che bello!

E invece so che, se non sono già andati al mare, si leveranno le solite urla scomposte di chi vede in tutto questo un orrore, un abuso dell’uomo che altera tutto ciò che gli passa tra le mani. Ci hanno terrorizzato, spacciando gli Ogm come schifezze cancerogene e coniando definizioni come "i cibi di Frankenstein". Ma poi mangiano, come tutti del resto, i fragoloni del supermercato, che in natura non esistono. E che sono frutto di un incrocio francese tra le fragole selvatiche del Cile e del Canada. L’eco degli irrazionali "al lupo, al lupo!" contro gli Ogm è giunto fin nello Zambia, dove lo scorso anno il presidente Mwanawasa ha rifiutato gli aiuti alimentari americani, perché il mais biotech avrebbe danneggiato la salute del suo popolo. Che sentitamente ringrazia, preferendo morire di fame a milioni piuttosto che mangiare le schifezze elargite dagli americani, i quali, invece, mangiano e campano ottimamente. E cioè: meglio essere a rischio di morte per carestia, ma belli sani, piuttosto che sazi e dipendenti dagli yankees.

Gli ambientalisti che vorrebbero tornare all’ agricoltura di una volta, ritenuta sana e biologica, dovrebbero accettare la conseguente necessità di devastare di più l’ambiente. Sì, perché in un secolo la produzione di mais in Italia si è moltiplicata per cinque, pur essendosi dimezzata la superficie coltivata.

La scienza e la tecnica sono straordinari alleati della natura. Prova ne è il fatto che noi occidentali non siamo mai stati così sani come in questa società e che il cibo non è mai stato controllato igienicamente come adesso. Basterebbe volerlo, e questo privilegio potrebbe estendersi davvero a tutta l’umanità.

Per questo ha ragione il premio Nobel Norman Borlaug, un vero, grande ambientalista, quando dice che l’opposizione ecologista ai prodotti transgenici è snob, conservatrice e soprattutto fatta da gente con la pancia piena e che non ha mai sofferto la fame.
Va bene, mi faccio una tazza di caffè decaffeinato. Alla mia e alla loro salute.

 

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