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Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 07 Luglio 2003

 

I cibi OGM (Organismi Geneticamente Modificati), di Luciano Nicolini (n°19)

Nuovi dogmi costringono a un assenso incondizionato. Se non ti schieri per la modificazione artificiale di tutte le specie viventi, dai mammuth (che, però, prima di modificare, occorrerebbe far risorgere) al plancton, passando attraverso gli ermellini, non sei degno del consesso umano. E se ti scappa di bocca un cortese «Posso offrirti un caffè?», ti senti addosso uno sguardo di disdegno, come se avessi voluto somministrare veleno al prossimo.

Li sento già i nostri cari economisti di maniera.Dopo averci riempito la testa per settimane sulla. necessità di mantenere la servitù coattiva di elettrodotto, paventando carenze di energia elettrica, peraltro provocate in diretta da una televisione che incita a "difendersi" dal caldo utilizzando i condizionatori, adesso si profila un’altra battaglia. E se non se ne fossero accorti, ecco qui lo spunto. Arriva da un centro di ricerca giapponese la prima pianta di caffè geneticamente modificata, in grado di produrre chicchi con caffè decaffeinato. Sapendo che la pubblicità indurrà una sempre maggior richiesta di decaffeinato, gli scienziati hanno messo a punto una tecnica che interferisce con l’attività dei geni che nella pianta controllano la produzione della caffeina, arrivando a una diminuzione del 70 per cento. Che bello!

Se non sono già andati al mare, si leveranno le solite urla scomposte di chi vede in tutto questo una meraviglia, un progresso dell’uomo che si dimostra in grado di alterare tutto ciò che gli passa tra le mani. Ci hanno demonizzato, spacciando chi guarda con preoccupazione agli OGM come un nemico dell’umanità. Ma poi, nel profondo del cuore, sono convinti che anche noi mangiamo, "come tutti del resto", i fragoloni del supermercato, che invece, almeno personalmente, mi guardo bene dall’acquistare (anche perchè, a differenza delle fragole di bosco, non mi attirano).

Sono talmente convinti della loro missione che, se non li acquistiamo, sono disposti a regalarceli! Come è avvenuto nello Zambia, lo scorso anno, dove il presidente Mwanawasa ha rifiutato comunque gli aiuti alimentari transgenici americani. Non so come abbia motivato il suo gesto che, francamente, mi lascia perplesso. Ma so, e lo sanno tutti, che il rischio di morire per carestia, sempre presente nelle economie basate sull’agricoltura, è aumentato in misura notevole da quando quest’ ultima è quasi interamente nelle mani degli yankees.

Gli economisti di maniera, che vorrebbero rivoluzionare l’agricoltura, sono anche convinti, in questo modo, di salvare l’ambiente. "Sì, perchè" – dicono – "in un secolo la produzione di mais in Italia si è moltiplicata per cinque, pur essendosi dimezzata la superficie coltivata". Evidentemente pensano, con disinvolta incoscienza, che l’impatto ambientale di un campo coltivato con le tecniche in uso nel secolo scorso sia identico a quello di un campo coltivato con i metodi moderni.

La scienza e la tecnica possono essere straordinari alleati dell’uomo. Prova ne è il fatto che noi occidentali non siamo mai stati così sani come in questa società e che il cibo non è mai stato controllato igienicamente come adesso. Occorre però usarle con buon senso, soprattutto se si desidera che i nostri privilegi si estendano davvero a tutta l’umanità.

Ha senz’altro ragione il premio Nobel Norman Borlaug, quando dice che l’opposizione ecologista ai prodotti transgenici è spesso snob e conservatrice; molto meno quando afferma che è fatta da gente con la pancia piena e che non ha mai sofferto la fame.

Dimentica però di dire che, tra i sostenitori dei prodotti transgenici, ci sono ‘scienziati’ che non sanno che il mammuth è estinto da un pezzo, e che l’impatto ambientale non si misura in ettari.

Va bene, mi faccio una tazza di caffè. Con la caffeina, naturalmente.

Altrimenti, tanto vale bere acqua calda ...

Alla mia e alla loro salute.

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