Stampa
Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 22 Settembre 2003

 

'68 ma quale sogno? Fu una generazione di viziati, di Massimo Fini (da "La Nazione" 1/9/2003) (n°21)

Il regista Bernardo Bertolucci, presentando a Venezia il suo ultimo film, «I sognatori», che tratta del movimento del ’68, ha affermato di aver voluto ricordare quel periodo sostanzialmente per tre motivi: 1) perché il ’68 è stato ingiustamente rimosso; 2) perché il ’68 è stato determinante sul piano della rivoluzione del costume, favorendo per esempio la nascita del femminismo; 3) perché il ’68 fu un movimento idealistico, di ‘sognatori’ appunto, mentre oggi i giovani sembrano aver perso ogni spinta ideale.

Il ’68 non è stato affatto rimossoDa noi, a differenza di quanto è avvenuto in Francia e in Germania, è durato quasi vent’anni e per altri dieci siamo stati sommersi da citazioni sessantottesche e postsessantotteschecome testimoniano i film di un altro regista, Nanni Moretti. E’ solo da alcuni anni, per restare nel campo, estremamente significativo, dei film, che il cinema italiano si è ripreso uscendo finalmente dalla impotenza creativa del ’68. Che adesso Bertolucci si metta a ‘chiagne’ e pretenda di riportarci a quel clima inconcludente è un po’ troppo, visto che ne siamo usciti da pochissimo. 
Il femminismo, la rivolta giovanile e gli altri movimenti che han cambiato il nostro costume nell’ambito dei rapporti personali nascono tutti in epoca precedente il ’68, non sono il prodotto di quella generazione ma della generazione hippies e beat. Il ’68 invece, ad onta delle sue parole rivoluzionarie, ha accompagnato e favorito la trasformazione della società italiana in una società consumista e americaneggiante. Non è un caso che Pier Paolo Pasolini, il campione dell’anticomunismo e dell’ antipermissivismo, sia stato ferocemente, e coraggiosamente, antisessantottino. Il ’68 non fu un movimento di idealisti. Fu nella stragrande maggioranza, e comunque nei suoi leader, con rare eccezioni come Capanna, una storia di figli della buona borghesia, viziati e coccolati, che non volevano affatto abbattere l’odiato ‘nemico di classe’, ma incistarsi nel suo sistema ai massimi livelli senza dover fare troppa fatica, com’è puntualmente avvenuto. 
E se oggi i giovani sono disgustati dalla politica e hanno in sommo sospetto ideali pubblici e rivoluzioni è anche perché la generazione del ’68, col suo opportunismo, il suo trasformismo, il suo cinismo, ha mostrato di quale pasta vergognosa siano fatti certi movimenti «idealisti» e certi personaggi che iniziano contestando e finiscono, una volta rientrati a casa di papà e mamma, alla direzione di grandi quotidiani della borghesia.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

68 ma quale sogno? Fu una generazione di viziati, di Massimo Fini (da "La Nazione" 1/9/2003) (n°21) - Cenerentola Info
Joomla theme by hostgator coupons

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all’utilizzo, consulta questa pagina. Cliccando su "CHIUDI" ovvero proseguendo la navigazione sul sito si presta il consenso all’uso di tutti i cookie.