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Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 22 Settembre 2003


Ma fammi il piacere ..., di Luciano Nicolini (n°21)

Il ’68 è stato rimosso molto in fretta, lo sa bene chi, per tutti gli anni ’80, ha dovuto pagare, subendo ogni genere d’umiliazione, la propria coerenza. Da noi, a differenza di quanto è avvenuto in Francia e in Germania, è durato solo dieci anni, e per altri venti siamo stati sommersi da insulti, come testimoniano i film di un altro regista: Nanni Moretti. E’ solo da alcuni anni, infatti, che, dopo averci a lungo ridicolizzati, ha cominciato a chiedere a D’Alema di "dire qualcosa di sinistra".

Che adesso Fini pretenda di riportarci a quel clima inconcludente è un po’ troppo, visto che ne siamo usciti da pochissimo.

Il femminismo, la rivolta giovanile e gli altri movimenti che hanno cambiato il nostro costume nell’ ambito dei rapporti personali sono il prodotto della generazione dei beat e degli hippies: quella che ha fatto il ’68 (e gli anni immediatamente successivi). La generazione precedente, invece, aveva accolto con entusiasmo la trasformazione della società italiana in una società consumista e americaneggiante. Non è un caso che Pier Paolo Pasolini, il campione dell’ anticomunismo e dell’ antipermissivismo, sia stato ferocemente, e vigliaccamente, antisessantottino.

Il ’68 fu un movimento di sognatori. Fu un movimento di massa che riuscì a coinvolgere, portandoli sul suo terreno, anche i cattolici e perfino i figli della buona borghesia. Il fatto che molti di questi ultimi, alla fine, abbiano abbandonato il campo e siano riusciti a inserirsi nel sistema ai massimi livelli, senza dover fare troppa fatica, è uno dei risultati della sua sconfitta.

Ma se oggi molti giovani hanno ancora ideali pubblici e sperano in un mondo diverso è anche perché la generazione del ’68, col suo egualitarismo, il suo umanesimo, i suoi sogni, continua a esercitare un fascino che le generazioni che l’hanno seguita non riescono a esercitare.

Malgrado quello che scrivono certi personaggi, che iniziarono contestando e sono finiti, una volta rientrati a casa di papà e mamma, alla direzione di grandi quotidiani della borghesia.

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