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Categoria: Letture parallele
Creato Lunedì, 06 Ottobre 2003

 

Quest'Europa s'ha da fare, di Barbara Spinelli  (da "La Stampa" 21/9/2003) (n°22)

Mentre gli europei sono presi dal grande malcontento d'autunno... c'è qualcuno che crede con tutte le proprie energie nel loro avvenire, nella loro insopprimibile volontà d'unirsi, nella loro forza non solo economica ma anche politica e militare. Questo qualcuno non è amico dell'Europa: vuole anzi ostacolarla, proprio perché la ritiene una potenza in stato nascente, dunque rivale. Propone addirittura un piano di battaglia in sei punti, interamente congegnato all'insegna del famoso ultimatum che i bravi decisero di lanciare, in tono solenne di comando, a Don Abbondio: "Questo matrimonio europeo non s'ha da fare, né domani, né mai!".
Il nemico in questione abita negli Stati Uniti, è particolarmente influente sulle politiche americane, e basta sfogliare il penultimo numero di The Weekly Standard per conoscerne le sembianze. Il settimanale, che esprime le opinioni dei neo-conservatori, ha notevole peso sul Presidente Bush e guida non pochi suoi orientamenti.... 
... Sulla copertina c'è il piano di battaglia - Contro l'Europa Unita - e l'articolista, Gerard Baker del Financial Times, non sembra aver dubbi su chi alla lunga vincerà, nel duello fra europei tiepidi come Blair ed europei forti come Chirac o Schröder. 
C'è il rischio che vincano i federalisti o comunque i fautori di un'Unione più stretta - questa la conclusione - perché mai l'Europa è stata tanto determinata, nel suo desiderio d'unirsi. "In quest'estate turbolenta gli Stati Uniti non erano i soli a cimentarsi nel nation building", scrive il settimanale evocando la ricostruzione dell'Iraq: "Mentre le truppe Usa battagliavano contro gli insorti nelle strade e nei deserti dell'Iraq, gli europei si accingevano, nei loro bistrò e nelle loro ville provenzali, a portare gli ultimi ritocchi al loro progetto d'unione: un progetto non meno considerevole della liberazione di Baghdad".

Forse, se leggessero The Weekly Standard, i politici europei perderebbero quello che attualmente li consuma: la sfiducia ostinata in se stessi, l'incredulità verso le proprie risorse, e quello speciale rifiuto di muoversi che è tipico dei cinici, e che nasce dalla paura di non arrivare, di non poter sopravvivere a parziali insuccessi....
... Il referendum svedese contro l'euro è stato un avvertimento, dicono gli scettici, e già paventano un destino simile per il trattato costituzionale....

... Ma tutto questo rimuginare europeo intorno alle possibili proprie sconfitte non sembra indebolire la convinzione di fondo che hanno i neoconservatori Usa. L'Europa ha finito sempre col farsi - essi ricordano - proprio quando più profondamente sembrava caduta nei suoi marasmi. Fu così nel '93, quando si ruppe il meccanismo europeo dei cambi e la morte dell'Unione sembrava vicina: non lo era invece, perché proprio allora vide la luce il mercato unico, e si cominciò a edificare l'euro. Fu così quasi sempre: e le periferie non hanno mai impedito nulla, quando il vecchio nucleo dei fondatori mostrava forza.... 
... Tutto dipende dunque dai paesi fondatori: dalla loro perseveranza, dalla determinazione a proseguire il cammino anche se non ci sarà l'unanimità di tutti i popoli e Stati. Sono nati in questo modo anche l'euro, lo spazio di Schengen, il mercato unico. E così può nascere anche la difesa comune, di cui oggi l'Europa ha bisogno più che mai, per crescere come potenza politica e di dissuasione militare. Per ora sono solo quattro Stati ad aver unito le forze per una comune difesa - Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo - e forse è vero quel che si dice: nel continente, una potenza militare è credibile solo se ne fa parte l'Inghilterra. 
Ma il progetto esiste comunque, è stato iscritto nella bozza di costituzione, e già ora allarma Washington. È iscritto nell'articolo 40,6 del progetto di trattato, e dice: "Gli Stati membri che rispondono a criteri più elevati in materia (di difesa, ndr) ai fini delle missioni più impegnative instaurano una cooperazione strutturata nell'ambito dell'Unione". Quattro governi hanno per ora sottoscritto l'impegno: sarà importante vedere se gli altri Stati fondatori (Olanda e soprattutto Italia, che ha la presidenza di turno), si assoceranno alla cooperazione strut-turata, tramutandola in Europa della Difesa.

In ogni caso Weekly Standard è persuaso che la potenza politico-militare vedrà la luce, ed è per ostacolarla che propone la sua contro-strategia in sei punti. 
Primo: Washington deve smettere di dire che l'integrazione europea è nell'interesse statunitense. Secondo: l'America deve rafforzare i legami politici e militari con l'Europa orientale. Terzo: l'entusiasmo americano per gli sforzi europei di difesa comune deve cessare al più presto. Quarto: l'America deve rifiutare di riconoscere l'Unione come interlocutore legale, negli organismi internazionali. In particolare, deve opporsi a un seggio europeo unico nel Consiglio di sicurezza Onu. Quinto: l'America deve operare perché Londra non entri nell'euro. Sesto: l'America deve sfruttare la diffidenza dei popoli europei verso gli "apolidi burocrati" di Bruxelles, e favorire referendum e simili.

Dice il poeta Yeats che "crolla ogni cosa, quando il centro più non tiene" (Things fall apart; the center cannot hold). Per questo conta tanto che il centro della vecchia Europa tenga, oggi. Che si dica a chiare lettere che va bene, alcuni paesi non seguiranno, ma la Costituzione si farà lo stesso. Quest'unione s'ha da fare, e si farà. Se non è composta di tanti Don Abbondio, l'Europa ha una buona occasione per rispondere come si deve, ai bravi che minacciano il suo matrimonio.

 

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